Castelvetrano punta alla Dop per l'olio extra vergine d'oliva

La proposta dalla Confederazione Italiana Agricoltori

25 marzo 2003
Una delle armi contro il possibile appiattimento e deterioramento dei sapori che potrebbe derivare dalla globalizzazione è sicuramente la pretesa, da parte degli acquirenti, di chiare garanzie sui prodotti alimentari, con una serie di leggi che regolamentino la compra-vendita delle merci e la salvaguardia degli alimenti di qualità; i rinomati bollini con le varie nomenclature (Dop, Doc, Igt), sono sicuramente segni di tale garanzia.

I dirigenti della sezione di Castelvetrano della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia), lo sanno bene, e in un convegno hanno messo in evidenza le difficoltà che gli operatori del comparto olivicolo stanno attraversando per commercializzare l'olio extra vergine d'oliva in assenza della Dop, la Denominazione di origine protetta.

Il responsabile della Cia di Castelvetrano, Paolo Calcara porta un esempio: ''Un produttore ha avuto annullata una commessa per seicento quintali di olio proprio perchè il prodotto non dispone della Dop. Chi acquista vuole, giustamente, garanzie che noi, oggi, non siamo, purtroppo, ancora in grado di fornire''. La relativa documentazione per ottenere il riconoscimento si trova adesso a Bruxelles, all'esame dell'Unione Europea. ''Ma il tutto è in una situazione di stallo''.

Il riconoscimento della Dop non è, tuttavia, l'unico obiettivo che la Cia intende raggiungere per rilanciare il comparto. Dal convegno è emersa la necessità di far crescere la cultura della cooperazione fra i produttori. In questa direzione si muove il Consorzio di tutela ''Nocellara del Belice'' che, però, stenta ancora a decollare: appena un centinaia i produttori della Valle del Belice che vi hanno aderito.

Il Consorzio, per la Cia, sembra essere l'unica strada percorribile per poter sfondare i mercati: oggi, infatti, la produzione dell'olio di oliva è molto parcellizzata e le operazioni di marketing ancora insufficienti. L'obiettivo della Cia è quello di pubblicizzare il prodotto attraverso i canali di comunicazione nazionale e internazionale. Ma per far cio' è necessario che il Consorzio diventi punto principale di riferimento per tutti i produttori del Belice.

La ''nocellara'' si produce, prevalentemente, in sette Comuni del Belice: Castelvetrano, Campobello di Mazara, Gibellina, Partanna, Poggioreale, Salaparuta e Santa Ninfa. Tredicimila sono gli ettari di terreno coltivati da cui annualmente si ricavano circa cinquecentomila quintali di olive: solo il 50% è destinato alla produzione di olio, mentre l'altra metà del prodotto viene consumata come oliva da mensa. Il volume d'affare dell'intero comparto supera i 40 milioni di euro.

Da Castelvetrano, infine, la Cia lancia un altro appello per la salvaguardia dell'olivicoltura: ''Bisogna attuare - dice Calcara - una seria politica di lotta contro la sofisticazione''. Gli olivicoltori del Belice, tuttavia, nonostante le difficoltà, possono vantare di produrre un olio che ha ottenuto, nel mondo, il consenso e l'apprezzamento di consumatori ed esperti gastronomici.

Fonte: ANSA

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25 marzo 2003

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