Coppa Italia

Il Palermo si fa onore, ma al "Barbera", ad approdare ai quarti di finale di Coppa Italia è la Roma

18 dicembre 2003
Palermo-Roma 1-2 (primo tempo 1-0)
Marcatori: Pepe (P) al 30' p.t. Tommasi (R) al 24' s.t. e Delvecchio
(R) al 35'.
Palermo (3-4-2-1): Santoni; Ferri, Terlizzi, Accardi (Masiello dal 31' s.t.); Mutarelli, Corini (Codrea dal 27' s.t.), Soligo, Modesto; Brienza, Gasbarroni (Vasari dall'11' s.t.); Pepe. (Comi, Di Donato, Vannucchi, Conteh). Allenatore: Baldini.
Roma (3-5-2): Zotti; Dellas, Chivu, Zebina; Mancini, Tommasi (Wahab dal 42' s.t.), De Rossi, Lima, Candela (De Martino dal 46' s.t.); D'Agostino, Delvecchio. (Curci, Galasso, Scurto, Corvia). Allenatore: Capello.
Arbitro: Morganti di Ascoli.
Note - spettatori paganti 31424 per un incasso di 410.033,50 euro. Ammoniti: Zebina, Ferri e Terlizzi per gioco falloso. Angoli: 8-3 per il Palermo Tiri in porta: 5-4. Tiri fuori: 5-5. In fuorigioco: 3-5. Recuperi: 2' p.t. e 2' s.t.

Nel ritorno degli ottavi di coppa Italia, Pepe fa sognare i siciliani, ma un tiro di Tommasi deviato e il sinistro di Delvecchio portano i giallorossi ai quarti
Lo sognava da tempo questo goal. Simone Pepe, metà del Palermo e metà della Roma, lo trova al 30' del primo tempo: su cross dalla destra di Corini, l'attaccante di Baldini, di testa anticipa Dellas, Zotti manda sulla traversa e la palla rimbalza in rete. E' il gol che porta in pareggio il Palermo, che all'andata degli ottavi, a Roma, aveva incassato una sola rete, di Delvecchio. E' un sogno che dura poco e non si avvera. La Roma al 24' della ripresa pareggia con un destro di Tommasi deviato da Terlizzi che beffa Santoni fuori dai pali. Poi il colpo di grazia, al 35', di Marco Delvecchio con un sinistro facile facile su cross di D'Agostino.
E la Roma schiacciasassi, che vince sempre anche con le riserve, pur soffrendo, se ne va ai quarti, affronterà o il Milan o la Samp. Il Palermo saluta la coppa Italia, da oggi inseguirà l'altro sogno-obiettivo, che per Zamparini è il più importante: la promozione in serie A.

Ma Palermo fa festa. E Baldini si dice "contentissimo" della prova dei suoi. Anzi delle prove, perché sia all'andata che al ritorno il Palermo ha giocato bene e messo in difficoltà la Roma di Capello, capolista di serie A, quella che gioca meglio. Non una qualunque. Ha mostrato buona organizzazione di gioco, carattere, aggressività. E nonostante Baldini avesse lasciato fuori Zauli, Toni, Berti... Se la gioca con Corini a centrocampo (ed è suo il cross per la testa di Pepe), ma soprattutto con la velocità di Gasbarroni e Brienza larghi dietro Pepe, che fanno soffrire e non poco la difesa a tre di Capello: Dellas, Chivu (il più provato) e Zebina. Con il pressing e un buon fraseggio, il Palermo fa la partita e passa in vantaggio davanti ad una Roma molle, che sembra sottovalutare la gara.

I giallorossi si limitano a contenere e far ripartire con lanci lunghi Delvecchio, che però è spesso in fuorigioco e sempre solo. D'Agostino punta d'appoggio non funziona, non lo è del resto. Cambia tutto quando Capello (che in panchina ha solo Primavera che entreranno dopo, ma a quarti conquistati), avanza Mancini e arretra D'Agostino a esterno destro di centrocampo. La Roma reagisce e inizia a tirare in porta: lo fa con Mancini, che non spaventa mai veramente Santoni, ma almeno tira. Da lì si riparte, nella ripresa: più tonici e con qualche metro di campo in più. E' una gara equilibrata, dove però il Palermo spreca. La Roma no. Terlizzi deve fare gli straordinari su Delvecchio, lo fa benissimo, sino alla deviazione sul pallonetto di Tommas che beffa Santoni e spezza le gambe ai suoi. I rosanero si perdono. Baldini le prova tutte: Vasari per Gasbarroni, poi Masiello per Accardi con Modesto che arretra in difesa. E' sempre lì che cadono i padroni di casa: quando D'Agostino mette in mezzo, al 35', Delvecchio è solissimo. "Il crollo psicologico dopo il pari ci sta" dirà Baldini alla fine. La Roma ha una tecnica superiore, e il cinismo di una squadra davvero grande. La Roma sa venir fuori dalle situazioni difficili. Baldini lo sa, lo sapeva bene anche prima che se la giocasse. E alla fine si accontenta della bella figura.

Fonte: Gazzetta.it

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18 dicembre 2003

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