Domenica, ancora niente B

Continuano gli attriti con la Lega Calcio e il fronte del no li ribadisce a suon di codice civile

06 settembre 2003
Il campionato di B non comincia domenica: il fronte del no lo ha ribadito oggi a suon di codice civile. Non parte, perché l'assemblea di Lega (tutta la Lega), "un'assemblea sovrana" aveva deliberato con 23 voti a favore, 15 contrari e due astenuti di rinviare la seconda giornata, non perché ci siano dei ribelli. Anzi, chi si atterrà alla delibera è un legalitario. Ribelli, o meglio usurpatori, saranno eventualmente gli altri. A cominciare da Adriano Galliani che ha imposto una decisione che non aveva diritto di prendere. Questa, confortata dal parere di alcuni esperti legali convocati, è la tesi sostenuta dalla dozzina di presidenti fisicamente presenti alla riunione del Gallia, ma condivisa
anche da molti altri.

Ma la giornata, per quando riguarda le trattative, non sembra trascorsa invano. Il presidente del Torino Attilio Romero, che ha fatto da portavoce alla fine della riunione, ha infatti sottolineato la volontà negoziale espressa anche oggi. "La nostra missione è giocare e non desideriamo altro - ha detto Romero - Ma oltre alla nostra buona volontà è necessario che la controparte venga incontro al nostro desiderio, compensando il mostro giuridico delle 24 squadre in serie B con 6 promozioni e 4 retrocessioni a fine stagione".

I presidenti non sono rimasti sempre 'barricati' in albergo e non ci sono stati solo contatti telefonici febbrili con Galliani, che ha anche contattato diversi presidenti di serie A per aggiornarli sulla situazione. Una delegazione di dirigenti di B (tra questi Ruggeri e Dal Cin) si è mossa tra il Gallia e l'ufficio di Adriano Galliani per portare elementi alla trattativa. "Ma non se n'è fatto nulla", ha spiegato Romero. Il presidente del Torino ha voluto anche smentire che siano altri, il denaro in particolare, i motivi del mancato accordo. "Le altre richieste erano subcondizioni - ha detto - questa del format dei tornei è la questione. Si tratta di argomenti di politica sportiva. Quelli economici in questa trattativa erano secondari se non inesistenti".

"Abbiamo dimostrato buon senso - ha sottolineato il presidente del Como e proprietario del Genoa Enrico Preziosi -, come si può evincere dall'accettazione oggi da parte nostra anche del 3-3 per i prossimi anni. Un passo importante, un venticello di buon senso che speravo ci colpisse tutti. Non è servito. Comunque sia chiaro che i miei giocatori non si muovono. Io non mando in giro una mia squadra e i miei tifosi per città ostili col rischio di incidenti e danni". E così, anche Preziosi, che in questi ultimissimi giorni era passato tra le poche colombe, è tornato tra i falchi dopo aver constatato l'inutilità dell'ulteriore proposta di mediazione.

Il presagio di una frattura definitiva e di una superlega di serie A, più volte pronunciato in questi giorni dal vicepresidente di Lega Antonio Matarrese, si è sentito oggi anche nel tono delle parole di Ivan Ruggeri. Il presidente atalantino pensa che non sarà facile "perdonare agli ex fratelli (la serie A, ndr.) di voler sfruttare la nostra disgrazia, nè perdonare a Galliani di non essere stato in grado di convincerli a fare l'accordo". Ruggeri giudica le dimissioni di Cellino e quelle di Zamparini come uno sfogo di stanchezza, e avverte: "Se non cambia qualcosa a fine stagione lascio anch'io. Non mi ci ritrovo più a stare seduto a tavola con chi poi ti tradisce". 
 
Fonte: La Sicilia

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06 settembre 2003

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