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La Fiat investirà a Termini oltre 150 milioni di euro nei prossimi tre anni

Una quota sarà destinata alla formazione del personale

08 aprile 2003
La Fiat investirà nello stabilimento di Termini Imerese oltre 150 milioni di euro nei prossimi tre anni. Lo ha annunciato il responsabile delle relazioni industriali di Fiat Auto, Giorgio Giva, poco prima dell'inizio dell'incontro fra azienda e sindacati nella sede dell'associazione degli industriali di Palermo. Una quota degli investimenti, pari a circa 15 mln di euro, sarà destinata alla formazione del personale di Termini Imerese, circa 1.700 lavoratori.

Inoltre la casa torinese ha annunciato l'applicazione delle procedure di mobilità per non oltre 200 lavoratori dello stabilimento di Termini Imerese, per il prossimo settembre quando è prevista la riapertura definitiva della fabbrica. "Come abbiamo definito nell'accordo di programma del 5 dicembre scorso - ha aggiunto Giva - proponiamo ai sindacati un percorso per definire lo sviluppo e la missione di Termini Imerese con l'obiettivo della salvaguardia dei posti di lavoro nello stabilimento e nelle aziende dell'indotto". "A tal fine - ha continuato - proponiamo la trasformazione dello stabilimento in un polo d'eccellenza produttiva applicando anche a Termini Imerese quelle che sono le buone pratiche della produzione snella, così come di recente abbiamo convenuto con il sindacato a Mirafiori". Dopo la chiusura della fabbrica prevista per il prossimo 30 aprile, Giva ha sottolineato che "prevediamo la ripresa della produzione a regime nel mese di settembre per arrivare a 450 vetture al giorno nell'arco del prossimo autunno".

"Proporremo a Fim e Uilm un referendum fra i lavoratori della Fiat di Termini Imerese che hanno il diritto di esprimersi rispetto a un piano aziendale che interviene pesantemente sulle condizioni di lavoro". E' quanto sostiene Roberto Mastrosimone, delegato di fabbrica della Fiom. "La Fiat - aggiunge - propone l'applicazione anche a Termini Imerese del sistema Tmc2 che permette all'azienda di recuperare circa il 20% sui tempi e sui costi di produzione, peggiorando però le condizioni di lavoro degli operai che dovranno sobbarcarsi un aumento considerevole dei ritmi di produzione". Secondo il sindacalista, il piano prevedrebbe inoltre maggiore flessibilità dell'orario di lavoro. "Rispetto a un eventuale aumento della domanda di mercato - dice Mastrosimone - l'azienda potrebbe portare l'orario da 40 a 48 ore settimanali, così come se la domanda dovesse diminuire si potrebbe chiedere di lavorare al di sotto delle 40 ore settimanali".

Fonte: La Sicilia

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08 aprile 2003
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