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Le Siciliane di A

Mi porti tre punti da Firenze... (Fiorentina-Palermo 1-2). Boccone amaro... (Lecce-Catania 1-0)

04 ottobre 2010

La partita vista dal tifoso...
Buon lunedì a tutti.
Bella domenica di calcio ieri. Peccato per il Catania che, come il Palermo qualche domenica fa, giocando all'ora di pranzo, non è riuscito a vincere perdendo con il Lecce 1-0.
Il Palermo invece nel pomeriggio ha regalato uno spettacolo bellissimo, così come successo a Torino con la Juve, giocando una partita di altissima qualità, con il solito Pastore supportato ancora una volta dall'ultima scoperta dello staff dei dirigenti rosanero: Ilicic.
Che coppia che abbiamo! Che squadra che abbiamo! Ora "il problema" da risolvere è la continuità.
La sosta forse gioca a favore perché si è giocato ogni 3 giorni e sempre ad altissimi livelli.
Rossi, ne siamo sicuri, troverà le alchimie necessarie per fare involare definitivamente l'aquila rosanero.
Buon calcio a tutti!
[A.G.]

FIORENTINA - PALERMO 1-2
FIORENTINA (4-2-3-1): Frey 6.5, De Silvestri 5 (42' pt Comotto 6), Gamberini 5.5, Kroldrup 5.5, Pasqual 6, Donadel 5.5, Montolivo 5, Cerci 5.5 (31' st Bolatti sv), Ljajic 5.5, Marchionni 6 (11' st Santana 6.5), Gilardino 6.5 (84 Boruc, 16 Felipe, 15 Zanetti, 9 Babacar). All.: Mihajlovic 5.5.
PALERMO (4-3-2-1): Sirigu 7.5, Cassani 5.5, Munoz 6, Bovo 6, Balzaretti 6, Migliaccio 6, Bacinovic 6, Nocerino 6.5, Ilicic 7.5 (39' st Kasami sv), Pastore 7.5 (45' st Maccarone sv), Pinilla 6 (21' st Hernandez 6) (9 Benussi, 25 Glik, 29 Garcia, 36 Darmian). All.: Rossi 7.
Arbitro: Mazzoleni di Bergamo 5.5.
Reti: nel pt 20' Ilicic, 37' Pastore; nel st 13' Gilardino.
Note: angoli 7-4 per la Fiorentina. Espulsi: Montolivo al 28' st per fallo da ultimo uomo. Ammoniti: Bovo per comportamento non regolamentare, Ljajic per gioco falloso. Recupero: 1', 4'. Spettatori: 22.795 (incasso 434.036,20 euro; paganti 6718, incasso 117.450; abbonati 16.077, quota 316.586,20).
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Se il campionato finisse adesso la Fiorentina sarebbe in B: è lo specchio di una squadra che dopo la sconfitta interna col Palermo al termine di una sfida dalle mille emozioni con tre reti (a segno gli applauditi Ilicic e Pastore per i siciliani e Gilardino), un rigore fallito (Ljajic al 19' della ripresa sull'1-2), due pali (Ilicic e Ljajic), un espulso (Montolivo al 28' del secondo tempo per fallo su Bovo) bisogna ormai parlare di crisi.
D'altronde 5 punti in sei gare (la prima e finora unica vittoria risale a una settimana fa col Parma che aveva illuso Mihajlovic) e ben tre ko di cui 2 al Franchi testimoniano che la Fiorentina non ha affatto superato i problemi evidenziati da fine marzo in poi quando ancora c'era Prandelli.
Una squadra che probabilmente è stata sopravvalutata (e le conseguenze si sono ripercosse in fase di mercato), che risente di un'ambigua situazione societaria (Andrea Della Valle s'è dimesso da presidente un anno fa) e ha avuto la sfortuna di perdere tutti i suoi elementi di maggior classe: Mutu da fine gennaio per la squalifica per doping, Jovetic e D'Agostino per infortunio. E oggi mancava pure Vargas per problemi fisici.
Molte insomma le componenti che stanno complicando sia il rilancio della formazione viola (però rispetto al ko con la Lazio non è stata contestata, qualche fischio nell'intervallo dai settori Maratona e Tribuna e nel finale quando un gruppetto dalla Fiesole ha iniziato a cantare 'Meritiamo di piu') che il lavoro di Mihajlovic, comunque non esente da responsabilità.

Viceversa al Palermo, al secondo successo esterno di fila dopo il 3-1 alla Juve, tutto sta girando per il verso giusto grazie ai suoi giovani dall'innato talento (su tutti Ilicic che dopo la traversa nei primi minuti ha sbloccato con un gran tiro al 20' e Pastore, autore del raddoppio e capace di frastornare gli avversari con le sue deliziose giocate) e a un gioco arrembante pur talvolta un po' pretenzioso e presuntuoso (vedi sempre Pastore) il che gli ha fatto oggi rischiare di vanificare quanto costruito nel primo tempo, un primo tempo spettacolare.
Già perchè nel secondo tempo, complice forse anche la stanchezza per le fatiche di coppa, i rosanero hanno abbassato la guardia quasi snobbando la Fiorentina che invece, rispetto ai primi 45' brutti e molli, ha affrontato la ripresa con determinazione venendo premiata con il gol di Gilardino su assist del neo entrato Santana che ha accorciato le distanze: per il bomber di Biella prima rete stagionale in viola al Franchi, gli mancava dal 28 marzo.
Il Palermo s'è risvegliato impegnando Frey ma al 18' ecco la grande occasione per i viola: l'arbitro ha concesso il rigore per un presunto fallo di mano Balzaretti su cross di Pasqual deviato da Bovo, sul dischetto è andato il diciannovenne Ljajic (2 rigori, 2 gol il suo score di inizio campionato) ma ha tirato troppo centralmente e Sirigu ha parato. Lo stesso portiere rosanero ha neutralizzato poi un colpo di testa di Gilardino e Ljajic ha provato a riscattarsi ma è stato fermato dal palo. Al 28' con il rosso a Montolivo per fallo su Bovo lanciato a rete si sono affievolite le speranze viola di evitare il nuovo ko mentre il Palermo rianimatosi ha fallito nel finale il tris.


LECCE - CATANIA 1-0

LECCE (4-3-3): Rosati 6.5, Rispoli 6, Fabiano 6, Ferrario 6, Mesbah 6, Grossmuller 5.5 (44' st Gustavo s.v.), Vives 6, Piatti 6.5, Jeda 5.5 (19' st Munari 5.5), Corvia 6.5, Olivera 6.5 (32' st Coppola s.v.). (81 Benassi, 2 Donati, 15 Ofere, 28 Brivio). All: De Canio 6
CATANIA (4-1-4-1): Andujar 6, Potenza 5.5, Silvestre 6, Spolli 6, Capuano 5.5, Carboni 6 (1' st Ledesma 5), Izco 5 (25' st Gomez 6), Biagianti 5, Ricchiuti 5 (15' st Antenucci 6), Mascara 5, Maxi Lopez 5.5. (30 Campagnolo, 22 Alvarez, 23 Terlizzi, 4 Delvecchio). All: Giampaolo 5
Arbitro: Pierpaoli di Firenze 5.5
Reti: nel pt 36' Corvia.
Note: angoli 8-3 per il Catania. Recupero: 1' e 4'. Ammonito: Olivera per gioco falloso. Spettatori: 7.300.
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Belli, magari un po' belli, ma troppo lenti, però e mai cattivi. Peccato, perché il Catania di Marco Giampaolo va a giocare a Lecce, così come quasi quasi a San Siro contro il Milan, provando per 45' ad imporre il suo gioco, il suo ragionamento in mezzo al campo, la sua intelligenza tattica e strategica.
Ma non colpisce, ci va spesso abbastanza vicino, ma non affonda quando crea, anzi con la stessa facilità con cui crea, il Catania distrugge. Problema, nemmeno da poco, perché dopo un primo tempo in cui Maxi Lopez divorava un gol fatto, uno quasi e si era giocato in pratica a porta romana, con Andujar in gita di piacere nel Salento, il Lecce sbucava da sinistra all’improvviso con Oliveira e sfondava inesorabilmente da destra con Corvia.
Inimmaginabile, perché se per tutto quel tempo c’era stato in campo soltanto il Catania, bisognava aprire e chiudere la pratica Lecce, evitando di prestarsi al gioco della squadra di De Canio, che si chiudeva in atteggiamento protettivo e sornione, aspettava quadrata nella sua metà campo gli attacchi rossazzurri, provava a ripartire con Jeda e gli altri, ma sempre timidamente e rischiando poco.
Il peccato è grosso, il rischio mortale, perché quando gli altri ti aspettano, come il Bologna otto giorni fa, i rossazzurri perdono il tempo e smarriscono il ritmo, e questo per il gioco di Giampaolo è estremamente controproducente. Tradotto sul campo significa che il Catania giocava tanto, ma a vuoto, il Lecce veniva avanti una volta e ti puniva. Ma sembra pure evidente che quando le cose si mettono così, Maxi Lopez là davanti diventa troppo solo, tanto più con gli astri che per ora si sono messi di traverso e non gli riescono le cose più semplici, i gol a porta quasi spalancata.

Giampaolo correggeva il Catania, ma stavolta non funzionava, perché fuori Carboni dentro Ledesma non aggiungeva molto alla manovra rossazzurra, mentre fuori Ricchiuti dentro Antenucci e se accresceva il peso davanti, non c’era corrispondenza di tiri e occasioni per pareggiare. Quando entrava anche Gomez il Catania stava producendo la spinta estrema, ma mai tanto confusa, mai tanto sterile. Non più bello, non più incisivo nemmeno per caso, ma soprattutto oltre che lento come prima anche con troppi palloni gettati via a casaccio, palloni alti, lanciati senza pensarci su.
Non se ne cavava più nulla, il Lecce si difendeva con atteggiamento rude, ma efficace, il Catania rincorreva un pareggio che nel primo tempo sarebbe stato poco, nella ripresa forse anche troppo. Incidente di percorso, mentale soprattutto, due o tre passi indietro rispetto alle partite precedenti. Molto da rifare, ripartendo dalle teste dei giocatori di Giampaolo.

Fonte: La Siciliaweb Sport

- La classifica di serie A (Uefa.it)

 

 

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04 ottobre 2010
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