Sorpresa Usa, Portogallo atterrato da tre gol in mezzora

06 giugno 2002
Correndo e mordendo l'avversario a ritmo di rock per oltre un'ora, gli Stati Uniti "suonano" un Portogallo che troppo a lungo ha trotterellato e carezzato il pallone con le cadenze stanche dell'amato fado.

Finisce 3-2 per gli yankee dalla tecnica mediocre, ma dai polmoni enormi, mentre i lusitani dal piede felpato ne hanno già uno fuori dal Mondiale che volevano ammaliare con le loro prodezze.Oliveira recupera Rui Costa e Figo, Arena deve invece rinunciare sia al fosforo di Reyna sia alle doti realizzative di Mathis.

I portoghesi si schierano con Petit davanti ai quattro difensori e Pauleta unica punta. Queste le sole certezze, perché gli altri quattro giocano nell'anarchia più totale e di fatto non capiranno quasi nulla per tutto il primo tempo. Rui Costa dovrebbe impostare l'azione da dietro, ma pesta i piedi ora a Petit ora a Figo, il quale parte a destra, scambia poi fascia con un inguardabile Conceiçao e infine prova ad accentrarsi per trovare palloni giocabili.
Va appena meglio a Joao Pinto, che cozza regolarmente contro due armadi: i centrali difensivi Pope e Agoos.Altro colpo di genio di Oliveira, c.t. lusitano, l'avere bocciato il portiere Ricardo per l'arrugginito Vitor Baia, una cui papera iniziale gasa gli americani e riempie di paure una difesa già di suo lenta e poco compatta.

Il giochino degli yankee è semplice: difesa a quattro ben bloccata (ma a destra Sanneh spinge parecchio), Mastroeni a fare filtro in mezzo, McBride punta unica, con Donovan in appoggio. Lo schema è molto simile a quello avversario, la differenza la fanno la lucidità tattica (Stewart, O'Brien e Beasley sanno bene cosa fare e dove stare in campo) e la condizione fisica.Più che per i cambi ordinati da Oliveira (Bento, Andrade e Nuno Gomes per Rui Jorge, Jorge Costa e Rui Costa, che si chiama fuori da solo), nella ripresa il Portogallo prende il sopravvento per il netto calo fisico degli avversari.

Il problema dei lusitani è però sempre lo stesso: tanti portatori di palla che si pestano spesso i piedi e nessuno che si inserisca negli spazi. Gli statunitensi hanno l'umiltà di chiudersi nella propria metà campo e l'orgoglio di tenere fino alla fine.
Considerando che potrebbero essere avversari dell'Italia negli ottavi, poteva andarci peggio.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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06 giugno 2002

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