Burgio, Città d'Arte

Il castello, le chiese, i portali ottocenteschi, le ceramiche e le campane

04 agosto 2016
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A circa 60 km da Agrigento, poco distante da Sciacca sorge Burgio, antico borgo medioevale ricco di arte e di tradizioni, situato nell'entroterra agrigentino. La città offre mille motivi per essere visitata ospitando un centinaio di portali in pietra lavorata dell'800, chiese normanne, un castello di epoca araba e ancora conventi del '500. Burgio è il luogo ideale dove trascorrere un soggiorno culturale all'insegna di passeggiate ecologiche e gastronomiche. Il luogo, inoltre, si presta favorevolmente a scampagnate domenicali rilassanti e serene, rese ancora più piacevoli dalla possibilità di gustare piatti tipici dal sapore genuino.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCastello Peralta

Chi volesse visitare Burgio può iniziare dal Castello che si innalza possente sul promontorio che si affaccia sul fiume Verdura. Di forma rettangolare, si presume che l'altezza originale, compresi i merli, fosse di circa 20 metri. Non si può stabilire con precisione la data di fondazione ma alcuni storici pensano che il maniero sia di origine saracena; di sicuro c'è solo che si tratta del più antico monumento della città.

TappaPalazzo De Martino o Mannile

Girando per le vie del centro storico è possibile ammirare tantissimi portali che fanno immaginare quanto erano valenti gli scalpellini locali dell'800 e del '900. La pietra, infatti, a Burgio ha rappresentato il settore trainante dell'economia locale e intere generazioni l'hanno lavorata trasformandola in veri e propri capolavori. Il portale del palazzo De Michele, nella piazza Umberto I, il palazzo De Martino o Mannile, nel corso Vittorio Veneto, sono opere dove i maestri della pietra di Burgio hanno espresso tutta la loro bravura.
Tra tutti i portali comunque, quello che si distingue appartiene alla famiglia Leovirisario, chiamato dei "gendarmi napoleonici" del 1814, in corso Vittorio Veneto caratterizzato da due soldati che fiancheggiano l'ingresso della porta.

TappaChiesa Madre

Nucleo fondamentale della storia di Burgio sono le tantissime Chiese. La Chiesa Madre ad esempio, è di origine normanna e si presenta internamente con tre absidi e pareti affrescate probabilmente nel XVII secolo. Si accede all'interno attraverso un portale in legno sulla cui archivolta si raffigurano i ritratti del castellano Ansaldo e del Vescovo Gentile. All'esterno è visibile il campanile a torre ed al suo interno una cappella con un altare. Intorno invece, rimangono soltanto i ruderi dell'antico monastero. Osservandoli, è possibile immaginare la grandezza che doveva avere il tutto, con ampie arcate, il chiostro ed il pozzo ad esso annesso. La Chiesa e l'antico monastero erano uniti dal lato sinistro e attorno ad essi doveva sorgere una barriera difensiva costituita, probabilmente, da possenti mura come testimonia l'ampio fossato circostante. All'interno della Chiesa è possibile ammirare, sul terzo altare, la cappella della Madonna di Trapani con l'omonima statua di Vincenzo Gagini del 1566, mentre le decorazioni e gli stucchi, sono opera di Orazio Ferraro di Giuliana.
Nella cappella è custodito il crocifisso di legno detto di "Rifesi", di povera fattura ma importante per la devozione che  ad esso prestano gli abitanti del paese. Si narra infatti, che il Crocifisso ligneo sia stato scolpito nel 1200 da un pastore che  riuscì a realizzare tutto il Cristo tranne la testa. Secondo la leggenda infatti, la testa già scolpita fu trovata dal pastore ai piedi di una quercia detta la ''celsa di lu Signuri'', ma l'incredibile è che quella stessa quercia, in seguito, fu colpita da un fulmine e di essa rimase un fusto dalle sembianze di una croce. Un'altra leggenda che si racconta ancora oggi è che il Crocifisso doveva essere trasferito definitivamente a Bivona ma, durante il percorso, un violentissimo temporale abbattutosi su Burgio ingrossò il fiume di un torrente impedendo ai suoi trasportatori il proseguimento del cammino. L'evento fu interpretato come un segno che il Crocifisso stesso non volesse allontanarsi dal paese.
Sempre all'interno della cappella della Madonna di Trapani, c'è un altare in marmo decorato in oro dal pittore Francesco Vetrano di Villafranca Sicula del 1931. L'altare, chiuso da un'inferriata del '700, è adornato da 10 candelieri in legno e da vasi di ceramica di Burgio.

TappaChiesa della Misericordia

La Chiesa della Misericordia, risale al 1175 ma  l'attuale costruzione è del 1828 e ospita la statua della Madonna Addolorata che è portata in processione in occasione del Venerdì Santo. All'interno del restaurato convento dei Cappuccini, dove si trova anche una preziosa pala dello Zoppo di Gangi, troviamo il Museo delle Mummie. Queste ultime sono tornate alla luce grazie alla maestria dell'architetto Umberto Di Cristina, che le ha restaurate insieme a vestiti e monili originari. Si tratta di una suggestiva ed inquietante passeggiata tra scheletri ed arredi funebri risalenti al XVIII ed al XIX secolo, mummificati secondo le tecniche antiche dei frati francescani. Nel Convento dei Cappuccini si trovano anche la cella e gli strumenti di correzione utilizzati dal Venerabile Andrea da Burgio, frate cappuccino in odore di santità, vissuto tra Burgio, il Portogallo e l'Africa. Una tappa obbligatoria per chi visita la città è inoltre, una salubre passeggiata nel ricco e variegato Bosco di Rifesi, che  ospita querce centenarie e dove si trova l'importante Santuario Normanno di S. Maria delle Grazie (nella foto) e l'Area attrezzata della Menta per i pic-nic.

TappaChiesa di San Giuseppe

Da non perdere inoltre, la Chiesa di San Giuseppe, di stile barocco, edificata nel XVII secolo, una delle tantissime Chiese che, in città, conservano tesori di inestimabile valore. Si tratta di opere dei fratelli Gagini, del Marabitti, dello Zoppo di Gangi, del Ferraro che rendono questa cittadina un punto di riferimento per approfondire la diffusione delle scuole artistiche in Sicilia. La Chiesa di San Vito è esistente già dal 1522 quando la confraternita omonima fece scolpire da Antonio Gagini una pregevole statua in marmo di San Vito, opera ancora custodita nella Chiesa. Nel 1616 la Chiesa venne restaurata e nel 1738 iniziarono i lavori per il rifacimento interno. Essa si presenta ad unica navata, con decorazioni e stucchi bianchi e conserva pure la bara processionale di S. Vito, in legno dorato, opera, forse, di Benedetto Marabitti (XVII sec.).

TappaLe ceramiche di Burgio

Burgio è una delle 33 città appartenenti alla rete nazionale della "Città della ceramica". Da sempre, infatti, la fortuna di questo luogo è stata l'arte artigiana che, nei secoli passati, ha raggiunto livelli elevatissimi. La vera ricchezza del paese è la varietà di materie prime disponibili tra cui la pietra dura e la terracotta, da cui si sono sviluppati, nei secoli, mestieri e tradizioni. Qui esistono ancora delle antiche botteghe artigiane in cui gli artisti locali lavorano la terracotta a mano ricavandone prodotti esportati in tutto il mondo. La pietra veniva estratta dalla pirrera cioè dalla zona delle cave (dal francese pierre cioè pietra) nella quale i pirriatura (picconatori) estraevano i blocchi da vendere agli scalpellini. A questi ultimi, le facoltose famiglie locali commissionavano la manifattura di portali ornamentali.

TappaLe campane di Burgio

Burgio inoltre, è l'unico centro della Sicilia che ancora oggi costruisce campane. L'arte della realizzazione delle campane, che risale al 1500, è stata acquisita dai discendenti del fondatore della fonderia Virgadamo che lavorano tuttora il bronzo secondo l'antica, segreta fattura. Nei giorni in cui si effettua la colata è possibile partecipare alla fusione del bronzo ed alla realizzazione finale delle campane. Arte antica ed ancora fiorente è pure  la lavorazione del ferro, oggi a Burgio in notevole espansione. Ad essa si affianca la realizzazione di vetrate artistiche dai colori luminosi. Dal connubio di queste tradizioni con quella della ceramica, oggi sono venute fuori opere di fattura pregevole.

TappaIl Museo della Ceramica di Burgio

Nell’antico chiostro dei Padri Riformati, adiacente alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, è stato inaugurato il Museo della Ceramica di Burgio (MUCEB), in collaborazione con la Soprintendenza di Agrigento e con l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali.
Fin dalla sua realizzazione è stata avviata una campagna di sensibilizzazione per ottenere donazioni o prestiti di manufatti antichi da esporre nel museo, parallelamente a una campagna di scavi nel quartiere Nall’arte  dove operavano le officine maiolicare.
La conservazione, la valorizzazione e la fruizione di un prezioso patrimonio artistico fanno sì che il museo di Burgio assolva la rilevante funzione di recupero della memoria storica di un’antica tradizione artigianale, e allo stesso tempo contribuisca in modo significativo al rilancio del settore, ponendosi senz’altro come luogo dinamico di scambio e incontro dei saperi. Il modello espositivo si articola in due percorsi: uno storico-artistico e archeologico, l’altro etno-antropologico, che si avvale anche di supporti digitali.

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