In moto nei dintorni di Catania

Un itinerario on the road per chi ha voglia ''di camminare, di guardare, di fermarsi''

12 agosto 2016
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Un itinerario on the road. Per chi ha voglia ''di camminare, di guardare, di fermarsi''
di Giovanni Vallone*


All'uscita del casello di Acireale della Catania-Messina si azzera il contachilometri.
Dopo una cinquantina di metri si imbocca il bivio a destra e dopo appena 20 metri si svolta a sinistra seguendo l'indicazione per Santa Venerina.
Al 1° km arriverete a Piazza Vigo, quindi svoltate a sinistra seguendo l'indicazione per Pennisi.

Da quà inizia il nostro viaggio.
Al secondo chilometro troverete sulla vostra destra il cartello "Fiandaca" e subito dopo la nuovissima azienda agrituristica "Akis". Il titolare è un giovanotto rubicondo che visto l'abbigliamento deve anche essere il cuoco o comunque contribuire in cucina. Chiedo se ha un indirizzo e-mail, mi dice di sì ma ancora non gli hanno "montato" internet. Lo assecondo, mi complimento per l'investimento e prometto di tornarlo a trovare per consumare.

Proseguo per la strada principale.
Lungo questo tragitto vengo attratto da una chiesetta. Mi fermo per vedere se c'è qualcuno in canonica, ma non trovo nessuno! Mi rimetto in sella e proseguo.
Al km 3,5 raggiungo il piccolo abitato di Pennisi, mi fermo e mi siedo in piazza.
C'è una calma desertica che è un po' come la pace di Dio, diceva un simpatico viaggiatore.
La piazzetta è particolare. E particolarmente abbandonata, ahimè !
Anche i pini l'hanno capito e sono un po' abbattutelli.
C'è una salumeria, e di fronte la mia panca la solita chiesa chiusa. E' una chiesa che mi piace, ancor più affascinante è la bassa costruzione accanto, con su la scritta antichissima "canonica".
Ne sono felice.
Entro in salumeria per farmi preparare un panino. La signora è simpatica e particolarmente gentile. Capisce perfettamente il mio animo e si dà da fare il più possibile per non deludere il mio spirito allegro.
Chissà perchè la spensieratezza ha questo successo!
Mi siedo su una panchina e mangio osservandomi attorno.
Alle mie spalle c'è una bella casa, potenzialmente. Sembra abbandonata.
Anche il cane che scodinzola là dentro sembra abbandonato. E' uno di quei pastori tedeschi a cui è rimasto soltanto il titolo.
Mi avvicino per dargli un po' del mio panino ma fugge con la coda che si unisce allo stomaco.

Mi rimetto in viaggio.
Lascio la chiesa alla mia sinistra e proseguo attratto da mille diverse costruzioni e dai giardini che si susseguono.
I tetti con i coppi siciliani la vincono nettamente sulle nuove costruzioni.
Al km 4,8 incontro sulla destra una aziendina che produce funghi, vende galline, uova e conigli.
Compro una valanga di funghi, 10 uova e basta.
Il titolare è uno tosto.
Mi racconta che con tutte queste tasse non si può vivere più.
Credo che abbia ragione...

Riparto e dopo neanche 100 metri incontro un grande bivio sulla sinistra.
Imbocco la strada che scende (non vi potete sbagliare) e dopo 900 metri incontro un altro grande bivio che scende ancora. Ma io proseguo dritto.
E' una strada particolarmente "siciliana": si vedono campi, piantagioni di uva, strutture in pietra lavica e al km 6,2 in una di queste proprietà si ergono due pini secolari.
Fermo la moto e li guardo, perdendomi con la mia fantasia. La visione d'insieme è suggestiva, l'Etna è sempre più vicino col suo fiato, anche se è solo un'illusione.
Mi incuriosisce l'emozione che scatenano nel mio animo questi itinerari: sono sulla moto da appena 40 minuti e già mi sento meglio!
Il tempo la vince e riparto.

Ma dopo appena 100 metri una particolare ringhiera di legni appuntiti attrae la mia curiosità: è il Parco di Cosentini, temporaneamente aperto al pubblico, e velocemente chiuso, immagino per arzigogoli politici!
Al km 6,5 raggiungo d'improvviso la splendida Piazza di Cosentini .
E' grande e circondata da case basse, c'è la solita immancabile chiesa, una pizzeria da non perdere la sera, una scuola ed un bar dove Giovanni e Luigi fanno un buon caffè.
Non so perché ma questo posto mi piace. Arrivo all'ora di uscita dalla scuola elementare e la spensieratezza dei bambini rinvigorisce il mio buon umore .
Faccio le ennesime fotografie e mi siedo su una panchina di fronte la chiesa.
Un cartello alla mia sinistra attrae la mia navigazione  "Azienda Vinicola Cosentini".
Riparto deciso, imbocco la strada a sinistra spalle alla chiesa e dopo neanche 50 metri prendo una trazzera a destra e salgo.

All'inizio della trazzera riazzerate il contachilometri.
Dopo 150 metri sulla sinistra di questa stradina di campagna c'è l'ingresso dell'Azienda.
Entro e come per incanto una splendida vigna che sovrasta l'intero paesino di Cosentini si presenta ai miei occhi. Vedo anche i 2 pini. Sono all'interno della proprietà.
Il mezzadro mi viene incontro e gli chiedo se posso portarmi qualche litro di vino ma non ho bottiglie con me.
"Ci penso io" mi dice il simpatico vecchietto dal rosso naso traditore, e ci avviamo verso la cantina.
E' un posto straordinario dove viene voglia di passare il resto della vita.
Non tanto per la bellezza del paesaggio ma quanto per quel discorso della calma desertica di cui dicevo prima.
Uscendo dalla cantina vedo una figura distinta a un lato del cortile che mi osserva.
Mi avvicino, col fare di quello che pensa a tutt'altro, ma lui capisce benissimo che vengo vinto dal suo aspetto e gentilmente mi precede con un banalissimo "avete avuto le vostre bottiglie?".
Questo "signore di terza età" è il barone Cosentini da cui il paese prende nome, da cui la chiesa ha ricevuto in dono il terreno su cui è stata costruita, e di cui i 2 pini sono l'emblema.
Scopro che siamo quasi compagni di laurea e lo saluto soddisfatto.
Con il mio carico di funghi,le mie 10 uova ed il vino riparto.

Esco dall'azienda e mi riimmetto a destra sulla trazzera ...


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* Giovanni Vallone, laureato in scienze naturali e appassionato di moto, nel 2002 ha realizzato una guida del territorio etneo per motociclisti, sponsorizzata dalla Provincia di Catania. Quello che avete letto è uno dei suoi itinerari.
 

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