La Riserva naturale di Monte Pellegrino

In una delle sue grotte furono trovate le ossa della Santuzza che sconfisse la peste

21 giugno 2016
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Il Monte Pellegrino, con le sue pareti scoscese, segnate da grotte e fratture millenarie, domina la città di Palermo dall'alto dei suoi 609 metri e chiude a nord il Golfo di Palermo e a sud quello di Mondello. Il massiccio, che si protende sul mar Tirreno, ha incantato per secoli scrittori e artisti. Primo tra tutti lo storico greco Polibio che lo menzionò nei suoi scritti come 'Ercte' o 'Eircte', per via delle sue pareti ripide. Durante le guerre puniche infatti, il generale cartaginese Amilcare Barca si asserragliò qui con le sue truppe, 'disturbando' i romani che avevano occupato la sottostante città di Panormus. Molti secoli più tardi, a fine '700, lo scrittore tedesco Goethe definì il monte, 'il promontorio più bello del mondo'.

Si tratta in realtà, di un vero e proprio massiccio montuoso dalla forma allungata, caratterizzato da fianchi ripidi, ricchi di grotte di origine carsica. Questo ambiente, per la sua particolare morfologia e la vicinanza alla città, vanta numerosi riconoscimenti internazionali in campo speleologico e alpinistico. Decine di gruppi di rocciatori, speleologi e semplici escursionisti, approfittano della mitezza del clima, per effettuare escursioni, visite a grotte o arrampicate in parete. Monte Pellegrino ospita inoltre, una Riserva Naturale regionale, istituita nell'ottobre del 1995 ed affidata alla gestione dell'Associazione Rangers d'Italia. La Riserva copre un'area di circa 1.050 ettari e comprende l'intero massiccio (in zona A), la Real Tenuta della Favorita (zona B o di pre-Riserva) ad esclusione delle infrastrutture sportive.

Flora e Fauna - Le pareti scoscese del monte costituiscono l'habitat ideale per specie botaniche tipiche delle rupi costiere quali la palma nana, il fico d'India, il cappero, il cavolo rupestre, l'erba perla, l'euforbia di Bivona, il garofano di rupe, la vedovina delle scogliere, il fiordaliso delle scogliere. Le falde ospitano ampie aree di gariga, macchia mediterranea e residui lembi di lecceta. Tra le specie presenti in questa zona abbiamo appunto il leccio, l'orniello, il carrubo, il corbezzolo, l'alloro, il lentisco, il sommacco, l'olivastro, l'alaterno, l'euforbia arborea, la salsapariglia. Nel sottobosco invece, la fanno da padrone splendide orchidee, mentre l'area della Real Tenuta della Favorita è occupata, in buona parte da agrumeti, orti, frutteti e da zone rimboschite a conifere.

L'area ospita inoltre, numerosi mammiferi come la volpe, la donnola, l'arvicola del Savi e il coniglio selvatico mentre nelle grotte è presente una vasta popolazione di pipistrelli. La Riserva è un'area di notevole interesse ornitologico per lo studio delle migrazioni e per la presenza di specie svernanti come la pispola, la passera scopaiola e molte specie nidificanti nella macchia fra cui la sterpazzolina. Tra i rapaci, oltre al falco pellegrino, a cui il monte deve il suo nome, nidificano la poiana, il gheppio, il barbagianni, l'assiolo e la civetta. Tra gli anfibi merita di essere menzionato il discoglosso dipinto e il rospo smeraldino siciliano, di cui esiste una numerosa colonia nei pressi del Gorgo di Santa Rosalia, una pozza naturale vicina all'omonimo Santuario.

Un pò di Trekking - Agli appassionati di passeggiate a apiedi all'aria aperta suggeriamo i due seguenti itinerari:
Da Piazza Generale Cascino alla grotta - Quest'itinerario è quello che i devoti percorrono in pellegrinaggio il 4 settembre per la festa del nome di Santa Rosalia.
Se arrivate in auto, parcheggiate nella vicina piazza Generale Cascino antistante l'ingresso principale della Fiera del Mediterraneo. Un lungo viale ciottolato di circa 600 metri ci porta alle falde del monte e da lì inizia la tortuosa strada che conduce fino al Santuario. Poco dopo possiamo sostare davanti ad un'edicola dedicata alla Santuzza, posta alla fine di un tornante molto ripido, coperta da una cascata di gelsomini. Salendo ancora ci si inoltra all'interno della riserva attraversando pascoli e pinete intervallati da piante di fico d'India. Ancora un chilometro tra cipressi, fico d'india e finocchio selvatico, ci si lascia alle spalle un ultimo lungo rettilineo ciottolato e si arriva in cima ad un dosso. Proseguendo a destra vi è una stradella che porta ai ripetitori TV e Radio, poi diritto un breve pendio ci immette sulla piazzola di ingresso al Santuario.

Dalla grotta al piazzale panoramico - Si tratta di un itinerario naturalistico e paesaggistico da percorrere a piedi. Partiamo dal Santuario e dirigiamoci a destra, seguendo la strada asfaltata per arrivare ad un bivio. Qui imbocchiamo ancora il sentiero sulla destra in salita che attraversa il bosco di pini e i pascoli. Un curvone, sempre a destra, ci fa capire che siamo vicini alla spianata ed il paesaggio si apre immenso sul panorama mozzafiato della scogliera dell'Addaura. Proseguendo scorgiamo il versante nord e parte dei monti siciliani.

Le grotte dell'Addaura - Sul Monte Pellegrino sono state catalogate 134 grotte di interesse speleologico, paleontologico e paletnologico. Si trovano sul fianco nord-orientale del monte e, durante la preistoria (Paleolitico e Mesolitico),  furono in parte utilizzate come abitazioni, come testimoniano le ossa ritrovate, gli strumenti utilizzati per la caccia e le incisioni rupestri che decorano le pareti. In una delle grotte si trova un vasto e ricco complesso d’incisioni raffiguranti uomini ed animali (bovini, cavalli selvatici e cervi) mentre un gruppo di personaggi, disposti in circolo, circonda due figure centrali con il capo coperto ed il corpo fortemente inarcato all’indietro. Si tratta forse di acrobati colti nell’atto d’effettuare giochi o partecipanti ad un rito che prevedeva il sacrificio di due persone per autostrangolamento, data la presenza di una corda al collo e sui fianchi dei malcapitati. Le incisioni dell’Addaura rappresentano un ciclo figurativo del massimo interesse per l'inconsueta attenzione dedicata alla rappresentazione scenografica dell'ambiente.

Il Santuario di Santa Rosalia - Si trova sul Monte Pellegrino a quota 429 metri. Fu fondato nel 1625 ed è dedicato alla patrona di Palermo. Nel 1623 infatti, mentre la città era flagellata dalla peste, un cacciatore ritrovò casualmente le ossa della Santa nella grotta in cui era morta. L'Arcivescovo di Palermo, il cardinale Doria, salito al monte raccolse le sante reliquie che furono portate in processione per la città, il 5 giugno 1625. Al passaggio di queste l'epidemia cessò e i palermitani la elessero compatrona della città. Il Santuario è stato edificato all'interno della grotta dove sono state ritrovate le ossa, mentre la facciata seicentesca è addossata alla roccia. Si entra da un vestibolo a tre arcate poggiate su colonne tortili ove sono due altari di marmo. All'interno è presente una grossa quantità d'acqua che sgorga dalle rocce e che viene canalizzata verso l'esterno.

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