Latomie, prigioni di pietra

Qui furono imprigionati gli Ateniesi, sopravvissuti nel 413 a.C. al massacro dell'Asinaro

28 giugno 2016
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Le Latomie costituiscono, senza ombra di dubbio, uno dei luoghi più belli e suggestivi di Siracusa, dove l'affascinante spettacolo naturale si fonde con l'intervento umano e con più di due millenni di storia. Le cavità si snodano per circa un chilometro e mezzo dal bordo della terrazza calcarea che domina la pianura di Ortigia da ovest verso est, partendo dal Teatro Greco sino al Convento dei Cappuccini. La parola Latomia deriva dal greco 'litos' che significa pietra e 'temnos' taglio. Già dalla etimologia del nome si capisce che si tratta di cave di pietra che venivano utilizzate dagli antichi greci per estrarre il materiale necessario alla costruzione di templi, strade e strutture destinate alla difesa della città. Sembra infatti, che da questi luoghi siano stati estratti ben 4.700.000 metri cubi di pietra. Un vero enorme cantiere insomma, che successivamente fu adibito a prigione, dove i condannati eranno costretti a lavorare tra gli stenti e le intemperie. La pietra infatti, veniva estratta a cielo aperto ricercando gli strati di roccia più compatta. Gli scavi creavano spesso immense grotte al di sotto degli strati rocciosi della crosta superficiale, che veniva sorretta da enormi pilastri ricavati nella roccia stessa che evitavano il crollo. Alcuni forti terremoti però, hanno causato, nel corso dei secoli, il cedimento di alcune delle volte e dei pilastri delle grotte.

Le Latomie erano dei luoghi dai quali era impossibile evadere e lo stesso Cicerone le considerava un luogo sicuro dove poter rinchiudere i prigionieri più pericolosi. Qui finirono i loro giorni i Cartaginesi catturati nel 480 a.C. ad Imera dal tiranno di Gela, Gelone e i 7.000 Ateniesi scampati al massacro del fiume Asinaro del 413 a.C., con cui Siracusa umiliò Atene. Dalle sorti di tale scontro infatti, derivò il crollo militare, politico e sociale della grande città greca, fino ad allora faro del mondo civile. Nel corso dei secoli inoltre, le Latomie sono state utilizzate come abitazioni dei ceti più umili e furono sede di corporazioni funerarie, testimoniate dalla presenza di molti quadretti votivi dedicati a morti eroizzati. Rappresentavano inoltre, un efficace apparato difensivo per la zona di Neapolis. Adesso le cave si sono trasformate in splendidi giardini.

Le tappe del nostro itinerario

TappaLatomia del Paradiso

Delle dodici latomie individuate, le più note sono quella del Paradiso, parzialmente aperta al pubblico perchè ancora soggetta a lavori di consolidamento lungo il suo perimetro nord-orientale. Il piano di fondo di quest'ultima è ora coperto dalla vegetazione di un agrumeto di vecchio impianto e originariamente era molto più profondo perchè nei secoli è stato ricoperto dall'accumulo di materiali alluvionali che hanno creato un pendio da sud verso nord. All'interno della Latomia del Paradiso si trova la famosa grotta artificiale che prende il nome di 'Orecchio di Dioniso'. La leggenda vuole che Dionisio, tiranno di Siracusa ordinò la costruzione della grotta per rinchiudervi i suoi prigionieri, ascoltando poi quanto dicevano da un'apertura posta in alto e dalla quale le parole uscivano amplificate dall'eco. Uno di questi sciagurati fu il poeta Filosseno, colpevole di non aver voluto lodare i versi del tiranno. In realtà la forma della grotta è dovuta al fatto che lo scavo ebbe inizio dall'alto e andò sempre più allargandosi verso il basso poichè i cavatori di pietra rinvennero un'ottima vena di roccia e proseguirono così nell'estrazione dei blocchi.

Un'altra cava è quella dell'Intagliatella, con alte e articolate pareti rocciose e con, all'interno del suo perimetro, un enorme pilastro roccioso che presenta sul suo corpo estese e tipiche cavità dovute ad erosione. Questa Latomia è collegata, tramite una breve galleria, con quella del Paradiso.

TappaLatomia dei Cappuccini

Chiude l'arco la Latomia 'più grandiosa e sorprendente' detta dei Cappuccini originariamente indicata come 'la Perriera' ovvero 'la pietraia' caratterizzata da altissime pareti, quasi verticali. Fu proprio qui che vennero rinchiusi e lasciati morire i 7.000 Ateniesi catturati all'Asinaro (413 a.C.). Nel marzo del 1592, i frati Cappuccini acquistarono un terreno in cima alla latomia, nel quale edificarono una chiesa che consacrarono a 'Santa Maria dei Pericoli'. Da quell'epoca fu sfruttata come orto per gli usi del convento. La Latomia dei Cappuccini è interessata sovente da una serie di manifestazioni culturali, che trovano la cornice ideale nel sito suggestivo e affascinante.

TappaLatomia di Santa Venera

C'è poi, la Latomia di Santa Venera la più orientale del parco della Neapolis che fu un grazioso giardino con un'intensa e ricca vegetazione sub-tropicale in età settecentesca e all'interno della quale ha trovato l'habitat ideale un enorme e secolare 'ficus delle pagode'. In età ellenistica, la cavità rivestì una certa importanza perchè qui si svolgevano le manifestazioni culturali in onore dei defunti eroizzati tanto che le pareti settentrionali della Latomia, a diversi piani, sono tempestate da centinaia di incavi votivi.
Dalla Latomia di Santa Venera si raggiunge la Necropoli Grotticelle, con le sue numerose tombe scavate nella roccia. Ad una certa distanza verso est, al di fuori del complesso monumentale della Neapolis, seguono le latomie dette Broggi e del Casale, che sono ancora di proprietà privata e non aperte al pubblico.

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