Morgantina, piccola Pompei

La Dea, gli Acroliti, il Tesoro e "Barbablù" finalmente insieme al Museo di Aidone

09 giugno 2017
morgantina-piccola-pompei

All'estremo limite orientale dei monti Erei, in posizione strategica sul monte Cittadella (578 m s.l.m.) e in territorio di Aidone (EN), sorge Morgantina, uno dei siti archeologici più ricchi di fascino che la storia della Sicilia greco-romana ricordi. In un ambiente naturale solitario e perfettamente conservato, il sito è pianeggiante e circondato da colline a strapiombo che lo rendono difficilmente espugnabile. Posto a sbarramento della valle del Simeto e dei suoi tributari, Morgantina controlla infatti, una vastissima zona delimitata dalle Madonie e dall'Etna a nord, dal mar Ionio a est, dagli Erei meridionali a sud e a ovest. La città fu fondata, secondo la leggenda, nel X secolo a.C da Morges, re dei Morgeti e distrutta nel 459 da Ducezio, capo del movimento d'indipendenza siciliana contro i Greci, gravitò poi nell'orbita di Siracusa raggiungendo nel 300 a.C. grande prosperità. Gli scavi archeologici iniziarono soltanto nel 1955, finanziati da Re Gustavo Adolfo di Svezia, sovrano molto appassionato di archeologia, e portarono alla luce preziose monete, statuette e frammenti architettonici di grande valore. Dopo la missione svedese si avvicendarono le Università americane di Princeton e della Virginia, tuttora attiva sul sito grazie ad una convenzione con la Soprintendenza di Enna.
L'area Archeologica di Morgantina è balzata, negli ultimi anni, agli onori della cronaca perchè qui furono trovati, durante scavi clandestini, e trafugati importantissimi reperti archeologici come la famosa Venere, gli Acroliti di Demetra e Kore e gli splendidi argenti di Morgantina. Dopo un lungo contenzioso legale tra l'Italia e gli Usa finalmente questi capolavori sono tornati a casa e hanno trovato la loro giusta collocazione nel Museo Archeologico di Aidone, che si presume (e si spera) diventerà nei prossimi anni uno dei poli culturali più importanti del Mediterraneo.

Pillole di storia - Le prime tracce umane nella zona risalgono alla prima età del bronzo (2100 -1600 a.C.), epoca in cui un villaggio di capanne circolari e rettangolari occupò il colle di Cittadella. A cominciare dal XIV secolo a.C. sino al XI secolo a.C i Siculi raggiunsero ad ondate successive la Sicilia orientale, cacciando gli indigeni nella parte occidentale. Leggenda vuole che proprio sul monte Cittadella un gruppo di Morgeti, guidato dal mitico re Morges, fondò nel X secolo a.C. Morgantina, occupando per più di 300 anni il luogo, integrandosi con le altre popolazioni affini dell'interno e prosperando grazie allo sfruttamento agricolo della vasta pianura del Gornalunga. Verso la metà del VI sec. a.C i Greci giunsero a Morgantina e impararono a convivere pacificamente con i precedenti abitanti. La cittadella fu distrutta da Ippocrate, tiranno di Gela e successivamente dal condottiero siculo Ducezio e dopo probabilmente abbandonata. Nel 396 a.C. Il sito fu conquistato da Dionisio I, tiranno di Siracusa, ma la polis mal sopportava il giogo siracusano tanto che nel 392 a.C. ospitò l'esercito punico guidato da Magone. Intorno al 340 a.C. Timoleonte prese il potere e ricostruì la città sul pianoro di Serra Orlando mentre il massimo splendore fu raggiunto nel III secolo a.C. durante il lungo regno di Gerone II (275-215 a.C.) quando il centro arrivò a contare circa 10.000 abitanti. Durante la prima guerra punica, Morgantina fu alleata prima dei Romani, poi dei Cartaginesi, diventando la base operativa della lega siculo-punica. La città non si arrese neanche dopo la caduta di Siracusa nel 212 a.C. e fu assediata e distrutta nel 211 a.C., da Marco Cornelio Cethego che la consegnò all'ispanico Moerico e ai suoi mercenari ispanici quale premio per avere permesso al Console Claudio Marcello la conquista di Siracusa, difesa dalle macchine belliche progettate Archimede. [La dea di Morgantina]

Le tappe del nostro itinerario

TappaLarea archeologica

I resti di Morgantina furono individuati per la prima volta alla fine del XIX secolo dall'archeologo Paolo Orsi che la soprannominò 'la piccola Pompei', ma solo dopo il ritrovamento di alcune monete in bronzo, coniate da una zecca locale, si riuscì ad identificare esattamente il sito. La zona archeologica occupa un'area di oltre 20 ettari e comprende una piccola vallata e le due colline che la racchiudono e segue lo sviluppo del sito dalla preistoria all'epoca romana. Della città antica distrutta, nel 459 a. C. da Ducezio, restano però soltanto gli avanzi di alcuni edifici, di un tempio e da tracce delle mura di cinta, costituite da due cortine in pietra, riempite all'interno di terriccio. Della città ellenistica restano invece, diversi edifici pubblici, per lo più articolati intorno alla piazza dell'agorà e importanti abitazioni riccamente ornate da mosaici. L'agorà è la piazza principale di Morgantina, occupa un pianoro delimitato da due rilievi ed è disposta su due livelli (quello inferiore riservato ai riti sacri, quello superiore per fini commerciali e pubblici). Attorno all'agorà si radunano i resti degli edifici pubblici della polis, sul lato nord c'è un lungo porticato (gymnasium) destinato alle attività sportive con vari ambienti di servizio (spogliatoi e bacini per le abluzioni).

Al centro c'è il Macellum, un mercato coperto a pianta quadrata, esempio più antico di macellum a noi pervenuto (del II secolo a.C.), in basso uno spazio dedicato all'Ekklesiasterion che serviva per le riunioni cittadine o per i momenti di culto vista la vicinanza con il Santuario delle Divinità Ctonie, Demetra e Kore, con annesso un cortile che conserva, quasi intatto, un altare cilindrico destinato al culto delle divinità della terra. Il Santuario delle Divinità Ctonie ha una pianta trapezoidale ed è all'interno di questo edificio che sono stati rinvenuti dei busti votivi policromi che raffigurano Demetra. Sepolti dopo secoli sotto metri di detriti, hanno rivisto la luce il grande teatro (III sec. a.C.) edificato non lontano dall'agorà dedicato al dio Dioniso. Questo teatro, con 15 gradini, diviso in 6 settori, disponeva di circa 5000 posti a sedere ed ancora oggi ospita numerose manifestazioni culturali.

Vicino al teatro è ubicata un imponente scalinata della fine del IV sec. a.C. usata forse per assemblee, oppure come luogo di culto. Accanto al teatro greco, più a est, si trova il granaio pubblico, risalente al III sec. a.C.e all'interno i resti di due fornaci che provano l'esistenza in città di fabbriche di vasi in ceramica. Interessanti anche i quartieri residenziali con la 'Casa del capitello dorico' o del saluto, che da il benvenuto al visitatore con la frase 'stai bene!' riportata nel peristilio e poi ancora la 'Casa del Magistrato' nella zona ad ovest della collina, con ben 24 stanze attorno a due cortili in cui si entrava attraverso un vestibolo (trasformato nel II sec. a. C. nella bottega di un vasaio). All'angolo sud della collina orientale affiorano invece i resti della 'Casa di Ganimede' costituita da due piccole stanze, ricostruite dagli archeologi con intonaco dipinto in rosso sulle pareti e pavimenti a mosaico, tra i più antichi dell'arte ellenistica in Magna Grecia (III secolo a.C.). Spiccano inoltre la Casa dei capitelli tuscanici, la Casa delle Botteghe, la Casa del Palmento...

TappaMuseo Archeologico di Aidone

La Venere di Morgantina è una statua alta 2,20 m, scolpita tra il 425 a.C. e il 400 a.C. in marmo e tufo calcareo, da un diretto discepolo di Fidia, operante nella Magna Grecia. Secondo gli archeologi in realtà la statua non rappresenterebbe la dea Venere, ma Demetra o la figlia Persefone, particolarmente venerata a Morgantina tanto da essere raffigurata in quasi tutte le monete coniate dalla zecca locale. La preziosa statua fu trafugata dal sito siciliano nella seconda metà del '900, per essere in seguito venduta al Paul Getty Museum che l'acquistò nel 1988 per 28 miliardi di lire e restituita all'Italia il 17 marzo 2011.

Il tesoro di Morgantina è costituito invece, da 15 pezzi in argento, risalenti al III secolo a.C., scoperti casualmente nel 1998 presso il Metropolitan Museum di New York e restituiti di recente ad Aidone. Tra questi ricordiamo due grandi coppe (mastoi) con piedi a forma di maschere teatrali per mescolare il vino con l'acqua, una brocchetta (olpe) e l'attingitoio (kyathos), quattro coppe (tre con medaglione sul fondo) una phiale e una pisside. I reperti della preziosa argenteria d'epoca ellenistica, oggi si possono ammirare nella nuova sezione espositiva del museo archeologico di Aidone, affiancati dagli acroliti di Demetra e Kore (VI secolo a.C.), restituiti dal Bayly Art Museum della Virginia University nel dicembre del 2009.

Ad arricchire la già inestimabile ricchezza custodita nel Museo di Aidone, il ritorno della 'Testa di Ade', detta anche "Barbablù".
Il reperto era stato trafugato alla fine degli anni Settanta dall’area archeologica di Morgantina. Il reperto venne esportato illecitamente e venduto al Getty Museum nel 1985 dal collezionista di New York Maurice Tempelsman per la cifra di 500 mila dollari. A tale conclusione si è giunti attraverso l’esame di alcuni reperti in frantumi abbandonati dai tombaroli a seguito di scavi clandestini in quell’area archeologica. Tra questi, vi erano quattro "riccioli" (recuperati tra il 1978 e il 1988) che a distanza di diversi anni, nell’ambito di una collaborazione tra il Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana ed il J.P. Getty Museum di Malibù, sono stati comparati, con esito positivo, con la "testa" custodita presso il museo californiano.

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