Un viaggio nell'anima, un viaggio nella Fiumara d'Arte

"Sono qui per stupirmi... Con lo stupore si inizia ed anche con lo stupore si termina..."

08 agosto 2017
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La Fiumara di Tusa è il letto di un antico fiume che un tempo lontano scorreva tra i monti Nebrodi per ventuno chilometri fino all'antica Halesa, un fiume secco e solo d'inverno a carattere torrentizio in un paesaggio che alterna pietrosa desolazione a tratti di vegetazione rigogliosa, e che laddove ci si inerpichi offre scorci straordinari tra le montagne ampie e il mare in lontananza. L'idea di "Fiumara d'Arte" nasce nel 1982 quando, gravato di responsabilità e scosso dalla perdita del padre, Antonio Presti, che già colleziona arte contemporanea, pensa di dedicare un monumento alla memoria del padre e si rivolge allo scultore Pietro Consagra. Immagina fin da subito di non farne un semplice fatto privato, una stele del proprio giardino, ma di donare la scultura alla collettività, e pensa di collocarla alla foce della fiumara. Il progetto muta presto di segno e diventa più ampio…
Questo nostro viaggio all’interno del parco di sculture all’aperto più grande d’Europa inizia dall’Art Hotel Atelier sul Mare, altra "creatura" del mecenate Antonio Presti.

[Tutte le informazioni sono tratte dal sito www.ateliersulmare.com/it/]

Le tappe del nostro itinerario

TappaArt Hotel Atelier sul Mare

L’Art Hotel Atelier sul Mare è un albergo-museo d’arte contemporanea unico al mondo, a pochi metri da un mare meraviglioso, a Castel di Tusa (ME), piccolo borgo nei pressi di Cefalù. L’albergo è situato in un territorio ricco di cultura e di tradizioni popolari. Inserito in uno scenario di rara bellezza, nella magnifica cornice di una natura incontaminata e magnetica, fra un mare cristallino e i monti dei Nebrodi, 20 delle 40 camere dell’Atelier sul Mare è stata affidata ad artisti internazionali, col risultato di capolavori unici.
Le venti Camere d'Arte (o "Stanze d'Artista") sono state ideate e allestite da: Mario Ceroli (La Bocca della Verità); Paolo Icaro (Il Nido); Hidetoshi Nagasawa (Mistero per la Luna); Michele Canzoneri (Linea d'Ombra); Maurizio Mochetti (Energia); Maria Lai (Su Barca di carta d'Imbarco); Antonio Presti, Adele Cambria e Dario Bellezza (La Stanza del Profeta - Omaggio a Pier Paolo Pasolini); Mauro Staccioli (Trinacria); Raùl Ruiz (La Torre di Sigismondo); Agostino Ferrari e Renato Curcio (Sogni tra Segni); Piero Dorazio e Graziano Marini (La Stanza della Pittura); Luigi Mainolfi (Terra e Fuoco); Fabrizio Plessi (La Stanza del Mare Negato); Antonio Presti, Agnese Purgatorio, Danielle Mitterrand e Cristina Bertelli (Portatori d'Acqua); Vincenzo Consolo, Ute Pika e Umberto Leone (Lunaria - Contrada senza nome); Sislej Xhafa (Hammam); Tobia Ercolino (Doppio Sogno); Mimmo Cuticchio (La Stanza dell'Opra); Pepi Morgia (La Stanza della Luce).

TappaLa Materia Poteva Non Esserci (1986)

L'opera di Pietro Consagra è una grande scultura frontale a due elementi, addossati, paralleli e distinti nei colori bianco e nero, in un delicato equilibrio di pieni e vuoti. Alta 18 metri, è stata realizzata in cemento armato in un contrapposto cromatico, che più delle altre, testimonia il rapporto uomo-ambiente attraverso la razionalità della sua concezione e la leggerezza con cui il cemento armato si fa forma bidimensionale e percorribile. L'opera ci invita a passarci in mezzo, quasi a varcare una porta che porti in un altro tempo che fu quello passato, arcaico. Ci si accorge allora dell'immensità del cielo, sotto il quale la storia scorre da tempo immemorabile: un paravento o un diaframma posto tra la realtà immaginaria.

Tappa38° Parallelo - Piramide (2010)

Il sito prescelto per la scultura di Mauro Staccioli è una leggera altura del territorio di Motta d’Affermo: un avamposto in quota sul mare e prospiciente gli scavi di Halaesa, le cui coordinate geografiche centrano esattamente la consistenza matematica del trentottesimo parallelo. Nominando la propria opera, l’artista traduce l’astrazione della misura terrestre in creativa percezione metafisica e suggella l’intrinseco legame dell’opera alla geografia del luogo, in perfetta sintonia con la poetica che contraddistingue sin dagli anni sessanta le proprie creazioni. L’opera è un tetraedro titanico cavo realizzato in acciaio corten. Parzialmente sprofondata nel territorio roccioso, presenta una fessura lungo lo spigolo occidentale che rende ancora più preciso il suo collocarsi nella specificità del luogo e nello spazio cosmico. Come un faro introverso, testimone consapevole del ciclico e irreversibile scorrere del tempo, cattura la luce solare attraverso la fessura, registrando nel proprio ventre geometrico i riverberi luminosi dallo zenit al tramonto. Al concetto di immortalità, notoriamente correlato alla piramide faraonica, subentra qui il concetto più responsabile di transitorietà, attraverso il quale l’artista celebra la vita nel suo incessante anelito all’eterno.

TappaEnergia Mediterranea (1990)

L'onda blu ideata da Antonio di Palma, idealmente lega la montagna al mare, un guizzo di energia in mezzo alla natura selvaggia. L’opera che si esaurisce in poche linee essenziali e si inserisce nella natura contemplandola, è un manto azzurro che sale e poi scende dolcemente, e che nella sua essenzialità sembra un movimento vibrante per uno schizzo di luce cosmica. La scultura non è monumentale nel senso della verticalità, ha piuttosto un rapporto orizzontale e sinuoso di contatto con la natura: una grande onda di cemento blu come gonfiata dal vento, un segno d'acqua solidificato sulla montagna, come quell'orizzonte di mare che si vede in lontananza e la sua materializzazione fisica sul posto che sospende ogni domanda nell'incantamento. 

TappaUna Curva Gettata alle Spalle del Tempo (1990)

L’opera di Paolo Schiavocampo consiste in un monolite di cemento armato e ferro, collocato ai margini di una curva, che si avvolge su se stessa imitando il movimento di una vela battuta dal vento. La sua linea riproduce in verticale la curva della strada, ma, come dice lo stesso artista, essa viene "mossa dal vento silenzioso che sale dal mare". L’opera posta in uno spazio di campagna, divide la via antica dalla nuova, non isolandosi ma inserendosi nel percorso, come un punto focale. Un punto, quindi, di mistero, che unisce il passato al futuro insieme ai luoghi, la quiete, le cose, le tradizioni.

TappaLabirinto di Arianna (1990)

La scultura di Italo Lanfredini, la cui forma è un simbolo archetipo, il labirinto, è un percorso fisico, ma anche interiore, che è impossibile non attraversare tutto una volta entrati. L’opera è collegata al passato, alla cultura classica, alla nascita, ai primi insegnamenti della vita. Attraverso un varco naturale si entra nel labirinto e si esce dal labirinto, così come nel tempo l’uomo è entrato ed uscito dalla scena. Chi entra nel labirinto, si pone domande che riguardano la propria esistenza, in un posto ed in una dimensione a-temporale, in cui è impossibile interrogarsi. Il labirinto è riflessione, è spiritualità che deriva da una sorta di “maternità”, espressa in un dolce concentrico svolgersi di cerchi culminante in una aspirazione all’alto, al sublime. Un viaggio che sembra dentro la terra ma è sotto il cielo, al cui centro è la vita, l’antica sorgente rappresentata da una lucente lastra metallica al centro della spirale, che ci riporta al tema della Madre Terra e del mistero della fecondazione.

TappaArethusa (1990)

Ideata e realizzata da Piero Dorazio e Graziano Marini, è un'opera decorativa di grande vivacità cromatica unita al rigore formale che, con una esplosione di colori, ha investito e cambiato il volto ad un’architettura militare, la caserma dei Carabinieri di Castel di Lucio, che in genere ha un aspetto anonimo e triste. Un opera dove il colore si nutre di luce con una limpidezza timbrica che rivela la conoscenza di tutto il percorso dell’astrattismo. Alla ceramica policroma gli artisti hanno affidato il ruolo di riscattare il grigiore (e gli abusi) di tante abitazioni dell'edilizia siciliana. L’arte quindi si inserisce e riconquista, nel concetto contemporaneo dell’architettura, un ruolo fondamentale che dovrebbe essere preso ad esempio nella nostra cultura urbana. 

TappaIl Muro della Vita (1991)

Artisti ceramisti nazionali e internazionali si sono confrontati con un vecchio muro della strada provinciale Castel di Lucio-Mistretta. La memoria di quell’abuso in cemento è stato trattato con poesia e amore innestando su questa materia, come elemento di trasmutazione, la terracotta, e per suggellare questo patto di devozione alla bellezza, ogni artista ha installato nel muro un opera personale.

TappaStanza di Barca dOro (1989)

Nel letto del fiume Romei, scavata in una parete del monte che lo delimita, c’è la "Stanza di Barca d’Oro", una realizzazione di straordinaria suggestione e bellezza, realizzata dall’artista giapponese Hidetoshi Nagasawa: un vano ipogeo, introdotto da un corridoio sotterraneo di 35 metri rivestito di lastre metalliche, nel quale si evidenzia la sagoma di una barca capovolta rivestita di foglie d’oro, raccordata al suolo dal suo albero maestro in marmo rosa. Dal silenzio materiale, anche se animato dalle mille sottili voci della natura circostante, si accede al grande silenzio spirituale della stanza, nella quale la barca è sospesa al centro. L’opera concettuale è nata per essere chiusa per 100 anni, ed è stata sigillata con una porta per far sì che essa potesse vivere "solo attraverso l’energia mentale della memoria".

TappaMonumento per un Poeta Morto (1989)

Conosciuta come la "Finestra sul mare", per il chiaro impatto visivo, la scultura, ideata da Tano Festa e dedicata al fratello poeta, è un inno al colore e all'infanzia, temi ricorrenti nelle opere dell'artista. La cornice, alta 18 metri, realizzata in cemento armato ed armatura ferrosa, è il trionfo dell’azzurro, non di quello che vediamo di solito sulla tavolozza di un pittore, ma di quello che c’è nell’animo, quando un poeta-scultore come Tano Festa, che fu insieme adulto e bambino, decide di affacciarsi sull’infinito. Questa enorme finestra che tenta di incorniciare il mare, esprime il senso limitato di una possibilità diversa di fermarsi con il pensiero sull’orizzonte. Ma è anche una tensione alla serenità, anch'essa ricercata da Festa, spezzata dal monolite nero, senso finito della nostra esistenza, che "buca" la gioiosa finestra ornata dalle tipiche candide nuvolette ricorrenti nel repertorio dell’artista, interferendo con l’armonia dell’opera.

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