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"Continuate a resistere anche se non sentite la mia voce"

Gheddafi parla al suo popolo mentre a Parigi, gli "Amici della Libia", decidono il futuro di quella nazione

02 settembre 2011

"Continuate la resistenza anche se non sentite la mia voce". E' quanto Muammar Gheddafi ha detto in un intervento audio trasmesso dalla tv al-Arabiya. Il messaggio, il quarto dall'ingresso de ribelli a Tripoli, è stato diffuso a 42 anni dalla salita al potere del colonnello. Il rais vuole una "battaglia lunga" contro i ribelli per riprendere il controllo della Libia. "Sia una battaglia lunga e si bruci il Paese", ha dichiarato. "Combattete in ogni strada, in ogni oasi in ogni città, non abbiate paura", insiste. "I colonizzatori non hanno un popolo di combattenti - ha detto - perché arruolano solo agenti e mercenari e i colonialisti abbandoneranno il nostro Paese, non resteranno per difendere i loro agenti", ovvero i ribelli. Il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) libico è "diviso" e i ribelli "contano solo sull'appoggio di mercenari e mezzi di informazione internazionali" compiacenti, afferma il colonnello.
"Le tribù di Sirte e Bani Walid sono armate ed è impossibile sottometterle", ha detto ancora. Sirte è la città natale del colonnello, di cui non ci sono tracce ormai da giorni. Bani Walid, 150 chilometri a sudest di Tripoli, è una delle zone in cui si ritiene che Gheddafi possa essersi nascosto dopo l'ingresso dei ribelli nella capitale. "Non c'è popolo al mondo che possa rimanere sotto occupazione. L'Occidente e i colonizzatori faliranno", è l'affermazione di Gheddafi. "Il popolo libico governa se stesso, non è un animale che può essere sottomesso", ha proseguito. "Nessuna resa dopo i sacrifici dei martiri", ha sottolineato poi. "I colonizzatori hanno cercato attraverso mezzi tecnici di offuscare la mia voce e le comunicazioni tra le tribù perché la nostra voce è una minaccia per i colonizzatori - ha detto Gheddafi - Lasciate che parlino le pallottole da una valle all'altra e da una montagna all'altra".

Intanto, al-Arabiya ha confermato le voci circolate nei giorni scorsi secondo cui Hana, la figlia adottiva del colonnello data per morta nel raid Usa su Tripoli nel 1986, è viva ed è fuggita con i fratelli e con la moglie di Gheddafi in Algeria la scorsa settimana. Voci confermate anche da un medico di Tripoli, Gassem Baruni, intervistato dall'emittente britannica Sky News. "Ha lavorato in chirurgia all'ospedale di Tripoli per più di un anno", ha detto. Le voci su Hana hanno cominciato a diffondersi quando i ribelli sono entrati a Tripoli e hanno preso il controllo di Bab al-Aziziya. Nella residenza-bunker del colonnello, sono state trovate foto attribuite alla giovane. Per il quotidiano panarabo 'Asharq al-Awsat', che cita "fonti libiche" vicine al colonnello, Gheddafi si trova invece nell'oasi centrosettentrionale di Jufrah. Secondo le fonti, il rais ha respinto l'ultimatum del Cnt, che ha chiesto ai lealisti di Sirte di arrendersi entro sabato, scadenza poi posticipata. E' stato infatti rinviato di sette giorni l'ultimatum che gli insorti avevano imposto ai leader tribali di Sirte per arrendersi senza spargimento di sangue. Lo ha riferito una fonte del Consiglio nazionale di transizione all'emittente Bbc, precisando che i clan hanno una settimana, a partire da ieri, per consegnare pacificamente la città. L'ultimatum precedentemente fissato sarebbe scaduto sabato. Da giorni, tuttavia, sono in corso negoziati per favorire la caduta di Sirte nelle mani dei ribelli.
L'Algeria da parte sua fa sapere di non aver mai considerato l'ipotesi di ospitare sul suo suolo il leader libico. "Non è mai stata discussa l'ipotesi che Gheddafi potesse venire a bussare alla nostra porta", ha affermato il ministro degli Esteri algerino, Mourad Medelci, in un'intervista all'emittente 'Europe1'.

Del futuro della Libia si è discusso ieri a Parigi alla conferenza internazionale degli "Amici della Libia". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha partecipato a una sorta di pre-vertice ristretto all'Eliseo, con Francia, Usa, Gb, Canada, Qatar, Emirati Arabi, Giordania e Turchia. Fonti diplomatiche riferiscono poi di un bilaterale tra Sarkozy e Hillary Clinton prima dell'inizio dei lavori.
Sessantatrè delegazioni, una ventina delle quali non hanno ancora riconosciuto il Cnt, ha deciso lo scongelamento immediato di beni del regime per 15 miliardi di dollari, pari a 10,5 miliardi di euro, e ha lanciato un appello forte al Consiglio nazionale transitorio affinché promuova la riconciliazione nazionale. Si è cominciato insomma a parlare di pace, ma la guerra non è finita come ha ricordato il padrone di casa, il presidente francese Nicolas Sarkozy: "Siamo d'accordo nel proseguire con gli attacchi Nato fin quando Gheddafi e i suoi uomini saranno una minaccia per la Libia".
Alla riunione hanno partecipato 13 capi di Stato, 18 capi di governo e 18 ministri o alti funzionari. Presenti anche i responsabili di otto organizzazioni internazionali, dall'Onu alla Lega Araba, Ue, Organizzazione della Conferenza Islamica, Unione Africana, Nato. Per la prima volta a pieno titolo sono stati invitati i ribelli del Consiglio Nazionale Transitorio.
Il rappresentante del Consiglio nazionale di transizione libico in Gran Bretagna, Guma al Gamaty, ha detto che i contratti sullo sfruttamento del petrolio libico saranno assegnati "sulla base del merito e non per favoritismi politici".
Oggi il Cnt ha annunciato che intende formare un'assemblea costituente nel giro di otto mesi e tenere elezioni presidenziali nel giro di 20. "Abbiamo stabilito una roadmap precisa con un periodo transitorio di 20 mesi", ha dichiarato Al Gamaty alla radio della Bbc, rivelando i dettagli del calendario elettorale del Cnt. "Per otto mesi, il Cnt dirigerà la Libia prima che un'assemblea eletta dal popolo assuma le redini del Paese per redigere una costituzione e trascorso un anno (...), saranno organizzate elezioni", ha aggiunto.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Repubblica.it, Corriere.it]

- Gheddafi respinge l'ultimatum dei ribelli (Guidasicilia.it, 01/09/11)

 

 

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02 settembre 2011
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