Ai "ribelli" libici servono armi e risorse

Il Consiglio nazionale di transizione chiede più armi e risorse per proseguire la sua guerra contro Muammar Gheddafi

13 aprile 2011

Il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) libico ha chiesto più armi e risorse per proseguire la sua guerra contro Muammar Gheddafi, la cui partenza resta la condizione indispensabile per un cessate il fuoco.
A farsi portavoce delle richieste sono stati il responsabile della politica estera del Cnt, Ali al-Isawi, ed il capo delle operazioni militari, il generale Abdel Fattah-Younis, ricevuti ieri a Roma dal ministro degli Esteri Franco Frattini. I due rappresentanti dell'opposizione di Bengasi, ha spiegato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, hanno chiesto in particolare che "sia messa a loro disposizione, attraverso meccanismi che la comunità internazionale dovrà studiare, una parte delle risorse congelate" con le risoluzioni dell'Onu. Questo permetterebbe al Cnt di proseguire la propria attività grazie ad "un mini budget che gli darebbe anche maggiore credibilità davanti all'opinione pubblica libica democratica". "E' una richiesta sulla quale noi siamo d'accordo in linea di principio", ha affermato Massari, riferendo che al-Isawi e Younis hanno poi insistito sulla fornitura di armi difensive e su "un'azione più efficace da parte della Nato".
"Noi abbiamo preso atto" delle loro sollecitazioni, come quella dell'invio da parte dell'Italia di equipaggiamento di intelligence e per le comunicazioni, ha detto il portavoce della Farnesina, sottolineando come il tema dovrà essere affrontato "d'intesa con gli alleati".

Intanto da Parigi sono arrivate critiche all'operato della Nato. Il ministro francese degli Esteri Alain Juppè ha accusato l'Alleanza di non fare abbastanza in Libia per distruggere le armi pesanti del colonnello. "La Nato ha voluto prendere la direzione militare delle operazioni, noi l'abbiamo accettato - ha detto Juppè a radio France Info -. Oggi deve svolgere il suo ruolo, ovvero evitare che Gheddafi usi l'artiglieria pesante per bombardare la popolazione".
Per il ministro degli esteri inglese William Hague, "dobbiamo mantenere ed intensificare i nostri sforzi nell'ambito della Nato". "Molto è stato fatto, ma chiaramente molto resta da fare", ha sottolineato Hague, ricordando che "migliaia di vite sono state salvate" grazie all'intervento militare in Libia.
La Nato respinge le critiche. "Con i mezzi che abbiamo, stiamo facendo un grande lavoro", ha replicato il generale della Nato Mark van Uhm. L'alto ufficiale ha quindi assicurato che Misurata è "in modo assoluto la priorità numero uno" dell'Alleanza. Nel frattempo, le forze pro-Gheddafi sono state colpite dalle operazioni militari della Nato anche vicino a Brega e a Ajdabiya, mentre quattro tank sono stati distrutti a Zintan nell'ovest del paese e un deposito di munizioni distrutto vicino a Sirte, città natale di Gheddafi.
Anche secondo il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, "la Nato sta lavorando bene, ci siamo affidati alla Nato e la Nato sta facendo un buon lavoro". Quanto alla richiesta di un coinvolgimento più attivo nei bombardamenti contro la Libia, l'Italia ribadisce le sue perplessità. "C'è stata chiesta una maggiore partecipazione ai bombardamenti in Libia, ma da parte nostra c'è riluttanza", ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. La Russa ha sentito al telefono il segretario di Stato alla Difesa americano, Bob Gates, che incontrerà lunedì prossimo, a Washington. Se anche da parte di Gates ci sarà la richiesta di un maggiore impegno militare dell'Italia, ha proseguito, "la decisione non sarà comunque mia, ma del presidente Berlusconi e di tutto il Consiglio dei ministri".

Oggi vertice sulla Libia a Doha, in Qatar, dove si è riunito il neonato "gruppo di contatto", in versione ridotta rispetto al primo incontro di Londra: 20 paesi contro i 40 rappresentanti di paesi e organizzazioni internazionali che si riunirono a fine marzo. Presenti i paesi coinvolti nel conflitto, l'ex ministro degli Esteri libico Moussa Koussa e una delegazione del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, che ieri ha ribadito le proprie condizioni per avviare una soluzione alla crisi: la rimozione di Muammar Gheddafi e dei suoi figli. Il portavoce dei ribelli, Mahmud Shammam, ha fatto sapere che l'obiettivo di Bengasi è ottenere il riconoscimento internazionale dell'assemblea provvisoria come legittimo governo della Libia. Finora, solo Francia, Italia e Qatar hanno riconosciuto il Consiglio. L'Italia, ha comunicato il portavoce della Farnesina Maurizio Massati, non incontrerà Moussa Koussa, dal quale hanno preso le distanze anche i rappresentanti del Cnt. Presenti alla riunione anche i rappresentanti dell'Unione Africana.
Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, alla riunione a Doha, ha ricordato che "circa 3,6 milioni di persone" potrebbero aver bisogno di aiuto umanitario in Libia. Il segretario ha poi esortato la Comunità internazionale a restare unita. "È essenziale che parliamo una sola voce" ha sottolineato il numero uno delle Nazioni Unite, mentre fra gli occidentali continuano a emergere divisioni sulla strategia da adottare. Dal padrone di casa, il principe ereditario del Qatar Hamad bin Jassim bin Jaber al-Thani è invece partito un appello per il sostegno internazionale all'opposizione libica. "La nostra riunione - ha detto - ha innanzi tutto come obiettivo quello di sostenere il popolo libico perché possa decidere del suo destino" e di "permettere al popolo libico di difendersi perché decida del suo futuro".
Prima dell'inizio del vertice la riunione uno dei portavoce del Consiglio nazionale transitorio libico, Mahmud Awad Shamman, ha detto che il Cnt chiederà ai governi occidentali di fornire 1,5 miliardi di dollari in aiuti umanitari per la popolazione civile, proponendo in cambio forniture di petrolio. I campi petroliferi controllati dai ribelli anti-Gheddafi producono attualmente 100 mila barili di greggio al giorno ma solo "una minima parte" viene esportata, ha aggiunto Shamman, spiegando che gli insorti sono riusciti a esportare questo mese circa 1 milione di barili di greggio con l'aiuto del Qatar, ma di non aver ricevuto soldi.

Intanto a Misurata esplode l'emergenza umanitaria per migranti africani. Sono infatti migliaia i migranti accampati nel porto di Misurata nella speranza di una nave per fuggire dalla guerra: lo dicono all'agenzia missionaria MISNA i rappresentanti del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), dopo aver visitato una città da settimane ostaggio dei combattimenti tra i sostenitori e i nemici di Muammar Gheddafi. "Nella zona del porto - ha dettto alla MISNA Debeh Fakhr, portavoce dell'organismo in Libia - circa 6500 stranieri sono accampati all'aperto, in condizioni igieniche drammatiche: sono egiziani, sudanesi, nigerini e ghanesi, e vogliono scappare".
Un aiuto potrebbe arrivare dall'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), che nei prossimi giorni conta di portar via circa 1000 persone. "La nave - ha detto alla MISNA Flavio Di Giacomo, un responsabile di Oim - è salpata lunedì dal porto italiano di Brindisi: l'obiettivo è effettuare due viaggi tra Misurata e Bengasi, da dove i migranti sarebbero trasferiti in Egitto".
E la battaglia sul campo continua. E' di cinque civili uccisi il bilancio delle vittime dei violenti scontri avvenuti ieri ad Ajdabiya, in Cirenaica, tra i ribelli libici che controllano la città e le brigate di Gheddafi. Gli scontri sono avvenuti dopo che i ribelli erano riusciti a riconquistarla, tentando poi di avanzare verso Brega. Secondo la tv satellitare Al Arabiya, i corpi dei civili uccisi ieri sono stati portati solo questa mattina all'ospedale locale.
Prosegue anche la propaganda del regime. "Il popolo armato difenderà il paese da un'eventuale invasione militare esterna", recita un messaggio diffuso dalla tv di stato di Tripoli. Inoltre la tv di Stato denuncia vittime civili, tra cui donne e bambini, nel raid aereo compiuto ieri dai caccia della Nato contro la città libica di Kakla.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

 

 

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13 aprile 2011

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