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Ancora tensioni per la fiaccola olimpica

Concluse le cinque tappe asiatiche della torcia olimpica. Nei prossimi giorni lo sbarco in Oceania

22 aprile 2008

La tappa della fiaccola olimpica a Giakarta è stata la quinta in Asia dopo Islamabad, New Delhi, Bangkok e Kuala Lumpur...

Bangkok (Thailandia) 19 aprile -  La torcia olimpica in viaggio verso Pechino "è il simbolo di un evento sportivo, e come tale siamo onorati di riceverla. Chi vuole protestare può farlo, ma deve rimanere pacifico: in caso contrario, siamo pronti ad intervenire". Questo l'atteggiamento ufficiale del governo thailandese nei confronti della fiaccola dei Giochi, arrivata sabato scorso a Bangkok fra ingenti misure di sicurezza. La torcia ha cominciato il suo percorso in Thailandia, partendo dalla zona della Chinatown di Bangkok, alla presenza di circa 2000 poliziotti locali. Per l'occasione, diversi gruppi hanno deciso di manifestare contro la repressione cinese in Tibet. Le proteste, ha detto il presidente del Comitato olimpico thai Yuthasak Sasiprapa, "devono rimanere nella legalità. Faremo scortare la torcia da poliziotti ed agenti dei servizi per tutta la sua rotta, ma non abbiamo intenzione di colpire i manifestanti pacifici".
Il passaggio della fiaccola è avvenuto senza incidenti ed è poi partita per la Malaysia.

Kuala Lumpur (Malaysia) 21 aprile - Tra imponenti misure di sicurezza, la staffetta per la fiaccola olimpica ha superato senza incidenti anche la tappa a Kuala Lumpur, capitale dalla Malaysia.
Sotto una pioggia battente gli ottanta tedofori si sono passati la fiamma lungo un percorso di 16,5 chilometri, scortati da un migliaio di agenti: partita da piazza dell'Indipendenza, nel centro della città, la staffetta si è conclusa quattro ore dopo sotto le Torri Gemelle di Petronas, con l'ultima frazione condotta dal sultano Azlan Shah, nono re della Malaysia e regnante dello Stato settentrionale di Perak. Dopo la manifestazione la polizia ha reso noto che sono stati fermati un cittadino britannico ed una famiglia giapponese, ma senza precisare i motivi del provvedimento.
Venerdì scorso, prima che la fiaccola arrivasse a Bagkok, una trentina di seguaci della setta Falun Gong hanno manifestato davanti all'ambasciata cinese a Kuala Lumpur per denunciare le violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Pechino.

Giakarta (Indonesia) 22 aprile - L'arrivo della fiaccola in Indonesia è stata salutata da diverse tensioni tra la polizia e un gruppo di manifestanti a sostegno del popolo tibetano, qualche ora prima dell'inizio del tour della fiamma nell'arcipelago, sottoposto a strette misure di sicurezza. Appena tre ore prima che avesse inizio la staffetta olimpica in programma alle 14 locali di oggi (le 8 del mattino in Italia), la polizia indonesiana ha infatti caricato un gruppo di attivisti per i diritti umani che protestavano contro la Cina all'esterno dello stadio nazionale 'Gelora Bung Karno' della capitale, teatro principale della cerimonia. Almeno nove le persone arrestate e portate via dagli agenti per essere sottoposte a interrogatorio: compreso uno straniero, a quanto pare di nazionalità olandese, che è stato trattenuto. La maggior parte dei suoi compagni sono invece stati rilasciati poco dopo. Quattro dei contestatori arrestati appartengono alla Fondazione per l'Aiuto Legale, un'organizzazione umanitaria indonesiana. Altri due indossavano invece i caratteristici copricapi in uso nello Xinjiang, la provincia nord-occidentale cinese già nota come Turkestan Orientale e abitata in prevalenza dalla minoranza islamica degli uyguri, insieme al Tibet una delle zone della Cina dove maggiore è l'insofferenza nei confronti del regime centrale.
La folla non si è comunque lasciata impressionare dall'intervento delle forze dell'ordine, peraltro non brutale, e ha continuato a intonare slogan come "Azione pacifica! Azione pacifica!" in risposta alle cariche. "Questi arresti dimostrano che l'Indonesia ha paura delle pressioni cinesi", ha denunciato uno dei dimostranti, tale Gatot, membro della Fondazione 'Legal Aid', alludendo alla presenza sulla scena della manifestazione delle onnipresenti 'guardie blu': gli agenti della sicurezza cinese che scortano la fiaccola olimpica in giro per il mondo. In base alle leggi indonesiane in materia di ordine pubblico, prima di ogni assembramento gli organizzatori debbono notificare alla polizia le proprie intenzioni con un preavviso di almeno 24 ore, e ottenerne regolare permesso.

E le 'guardie blu' saranno presenti anche in Australia, dove la fiaccola è attesa dopo domani, giovedì 24 aprile. Infatti il governo australiano si è piegato alle pressioni della Cina e permetterà a sei dei paramilitari cinesi di accompagnare la fiaccola olimpica lungo il percorso di Canberra, dove si prevede convergeranno fino a 10 mila fra manifestanti pro Tibet e pro Cina.

Everest, vetta blindata per la fiaccola - La torcia simbolo dei Giochi è attesa per i primi giorni di maggio sull'Everest. Sul monte che ha la vetta più alta della Terra, per impedire eventuali manifestazioni di protesta, il governo nepalese ha inviato personale militare. Lo riferisce la stampa nepalese citando il portavoce del ministero degli interni di Kathmandu, Mod Raj Dotel. Il portavoce ha annunciato che 25 tra poliziotti e militari hanno già raggiunto il Camp II, a 6500 metri sul livello del mare, nel versante nepalese della montagna più alta del mondo, nella regione di Khumbu. I 25 hanno con loro armi e attrezzature e, ha spiegato Dotel, sono autorizzati ad aprire il fuoco se le proteste contro la Cina diventassero violente e andassero fuori controllo nella regione dell'Everest. Il portavoce, sottolineando che il Tibet è per il Nepal parte della Cina, ha aggiunto che se le forze dispiegate dovessero essere insufficienti, Kathmandu è pronta ad inviare altri uomini sul posto. Per assicurare un passaggio tranquillo alla fiaccola, previsto tra il primo e il 10 maggio, il Nepal ha imposto restrizioni alle scalate alla vetta più alta del mondo per quel periodo. Agli scalatori non sarà permesso arrivare più in alto del Camp II e ufficiali di polizia accompagneranno tutte le spedizioni per essere sicuri che nessuno arrivi più in alto prima del 10 maggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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22 aprile 2008
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