L'onda rivoltosa continua

L'ondata di rabbia popolare ha investito lo Yemen e il sultanato dell'Oman. Aumenta il timore che la protesta possa "contagiare" anche altri paesi del Golfo

01 marzo 2011

Decine di migliaia di dimostranti sono nuovamente scesi in piazza ieri in Yemen per chiedere la fine del regime del presidente Ali Abdullah Saleh. Nella capitale Sanaa,circa 5.000 persone che hanno presidiato per tutta la notte le strade intorno all'Università, hanno ripreso a manifestare gridando "Abbiamo una richiesta: la caduta dell'oppressore". Altre manifestazioni sono state organizzate nelle città del nord di Ibb e Hudeida, mentre circa 10.000 persone hanno manifestato a Taiz, 200 km a sud di Sanaa.
Inoltre i partiti dell'opposizione yemenita hanno respinto l'offerta avanzata dal presidente Ali Abdullah Saleh di creare un governo di unità nazionale che comprenda al suo interno le forze di maggioranza e di opposizione. Saleh aveva condizionato la possibilità di annunciare entro le prossime ore la nascita di un nuovo governo di unità nazionale al fatto che i partiti di opposizione scegliessero i loro ministri da inserire nel nuovo esecutivo. Ma i partiti dell'opposizione hanno bocciato la via scelta dal capo di Stato yemenita per uscire dalla crisi politica in corso nel paese.

E ieri è stato il terzo giorno di proteste in Oman. I manifestanti sono tornati in piazza nella città di Sohar, dopo gli scontri dell'altro ieri. Secondo il racconto dei testimoni, sarebbe stato incendiato un supermercato e i rivoltosi avrebbero anche accerchiato la città.
Nel tentativo di isolare i rivoltosi le forze di sicurezza hanno bloccato le principali strade di Sohar, città industriale sede di una raffineria di greggio, a circa 200 kilometri a nord-ovest di Muscat. Secondo testimoni oculari, gli agenti avrebbero aperto il fuoco contro i manifestanti, circa 2.000, scesi in piazza per chiedere lavoro e riforme politiche. La polizia avrebbe fatto ricorso a gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere la protesta.
Secondo quanto riferiscono fonti mediche del sultanato del Golfo è di sei morti il bilancio degli scontri di domenica tra manifestanti pro-democrazia e forze di sicurezza.
Dopo il Bahrain, la rivolta in Oman contro il sultanato al potere da 40 anni, aumenta il timore che la protesta possa contagiare anche altri paesi del Golfo, Kuwait e Arabia Saudita in testa.

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Aki]

 

 

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01 marzo 2011

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