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L'ultimatum dei ribelli

In Libia, fino ad ora, 50mila i morti. I ribelli ai lealisti: "Arrendetevi entro sabato"

31 agosto 2011

Almeno 50mila persone sono morte in Libia da metà febbraio, quando è esplosa la rivolta contro Muammar Gheddafi. E' l'ultimo bilancio diffuso dal Consiglio nazionale di transizione (Cnt) libico, che arriva nel giorno dell’ultimatum lanciato ai lealisti.
Il leader del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, ha intimato alle milizie rimaste fedeli al colonnello Muammar Gheddafi, di arrendersi entro sabato, prima della fine di Eid al-Fitr, la festività che segna la fine del Ramadan. Le celebrazioni di Eid al-Fitr sono iniziate ieri e nella maggior parte del mondo musulmano durano almeno tre giorni.
Sono ancora due le città che devono essere conquistate dagli insorti libici. Una è Sirte, la città natale di Gheddafi a est di Tripoli, per la cui liberazione sono in corso trattative da giorni. L'altra è Bani Walid, un'altra località filogovernativa dove, secondo alcune fonti, si sarebbe rifugiato lo stesso Gheddafi.
Il leader del Cnt ha dichiarato che i ribelli libici "non hanno bisogno di alcuna forza per mantenere la sicurezza, sia essa internazionale o musulmana". Jalil ha precisato di avere illustrato il punto di vista del Cnt a riguardo nel corso di un "incontro avvenuto in Qatar (l'altro ieri, ndr) con ufficiali della Nato".

Il portavoce delle forze armate degli insorti, Ahmed Bani, alla tv al-Arabiya, ha riferito che i ribelli libici sono "pressoché certi" che il capo dell'intelligence del regime di Muammar Gheddafi, Abdullah al-Senussi, e uno dei figli del colonnello, Khamis Gheddafi, sono rimasti uccisi sabato durante scontri a Tarhouna (90 chilometri a sud-est di Tripoli, ndr).
Riguardo alla fuga in Algeria di tre figli del colonnello libico, Hannibal, Muhammad ed Aisha, e della moglie, Safiya Farkash, il responsabile Media del Cnt, Mahmoud Shammam, citato da al-Jazeera, ha dichiarato che i tre figli e la moglie del colonnello Gheddafi si trovano in Algeria solo momentaneamente e presto si recheranno in "un terzo paese". "L'Algeria ha detto di aver dato loro un salvacondotto per recarsi in un terzo paese", ha affermato Shammam.

Un funzionario del governo algerino ha reso noto che Aisha Gheddafi ha partorito in Algeria. "Aisha ha partorito una bambina oggi all'alba", ha dichiarato ieri. Di fronte alle proteste del Cnt, che ha definito l'accoglienza data ai familiari di Gheddafi un atto ostile dell'Algeria nei loro confronti, da fonti di Algeri era stato spiegato che era proprio il fatto che Aisha fosse prossima al parto a convincere il governo a dare l'assenso all'ingresso del convoglio dei Gheddafi - 7 automobili per un totale di 31 persone - nel proprio territorio.
La 34enne figlia del colonnello Gheddafi, soprannominata la Clauda Schiffer dei paesi arabi, ha partorito nella cittadina di Djanet, nella provincia di Illizi, nella zona sud orientale dell'Algeria, secondo quanto ha riferito una fonte governativa algerina all'agenzia cinese Nuova Cina. Il sito web del quotidiano algerino 'Echorouk' ha riferito che sono in tutto 31 le persone del clan Gheddafi che l'altro ieri hanno attraversato il confine libico per fuggire in Algeria. Oltre alla moglie e ai figli, ci sono 27 tra nipoti e assistenti.

E nuove accuse vengono rivolte a Gheddafi. Un'ong americana Physicians for Human Rights denuncia gravi crimini commessi dalle milizie del rais durante l'assedio a Misurata. L'ong ha ascoltato 54 testimoni tra il 5 e il 12 giugno, dopo che i ribelli erano riusciti a respingere i lealisti in seguito a mesi di combattimenti. Secondo alcuni dei testimoni, i lealisti hanno catturato 107 civili, usandoli come scudi umani contro i raid della Nato. I testimoni parlano anche di due bambini messi su un carro armato. Numerosi gli attacchi alle ambulanze della Croce Rossa, con almeno uno dei loro autisti che sarebbe stato sottoposto a torture. Attaccata anche una casa di cura e dei 36 anziani o invalidi che ospitava non si hanno più notizie. Un testimone ha raccontato infine che le forze governative hanno trasformato una scuola locale in un centro di detenzione, dove hanno violentato donne e ragazze di appena 14 anni.

Intanto, il portavoce militare Nato per l'operazione 'Unified Protector', colonnello Rolabd Lavoie, nel corso di una conferenza stampa nella base di Bagnoli, a Napoli, ha dichiarato: "La fine della missione non si basa sulla cattura di Gheddafi ma sulla valutazione che il popolo libico è al sicuro". "Nonostante la caduta del regime di Gheddafi e il ritorno graduale alla sicurezza per molti libici, la missione della Nato non può considerarsi conclusa", ha aggiunto. "La Nato continuerà ad agire come 'garante' principalmente attraverso una presenza che dia sicurezza in mare e attraverso uno stretto controllo dello spazio aereo della Libia", ha concluso.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini, affermando che la Nato ha prorogato le operazioni in Libia fino alla fine di settembre, ha detto oggi che gli effetti della missione dell'Alleanza si concluderanno "quando si dichiarerà la Libia liberata". "Ragioniamo in termini di pochissimi giorni", ha detto il ministro in un'intervista a Radio 24. "Se Sirte cadrà, come io mi auguro, per una resa pacifica entro qualche giorno, cioè entro sabato, sarà il pilastro definitivo della caduta del regime".
Il capo della Farnesina ha detto di non sapere dove si nasconda Gheddafi, ma che a suo giudizio è ancora in Libia. "Non ci avventuriamo in ipotesi fantasiose", ha detto Frattini. "La mia personale valutazione ed opinione - ha detto il ministro - è che Gheddafi possa aver ancora trovato rifugio in Libia, all'interno del Paese. La Libia è un paese grande e desertico, vi sono delle zone dove potrebbe essere fuggito". "Tutti sanno che un'uscita dal Paese avrebbe dato molto nell'occhio ed evidentemente non sarebbe sfuggita agli intercettori della Nato che presidiano il territorio non solo per colpire ma anche per individuare dei sospetti", ha concluso il ministro.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Reuters.it]

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31 agosto 2011
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