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Nuovo messaggio di Gheddafi: "La Libia non cadrà in mano ai colonizzatori"

Mentre il Cnt assicura l'imminente formazione del nuovo governo, il Raìs, ancora introvabile, manda messaggi ai suoi via tv

13 settembre 2011

"Il Paese non cadrà di nuovo in mano ai colonizzatori, non ci resta che combattere fino alla vittoria per sconfiggere questo golpe". E' quanto avrebbe affermato il colonnello libico Muammar Gheddafi in un messaggio inviato alla tv satellitare con sede a Damasco 'al-Rai', come comunicato poco dal suo editore, Michane Al Joubouri.
Ieri, alle 16 ora italiana le trasmissioni dell'emittente 'al-Rai', che manda in onda molti filmati di propaganda del regime libico, si sono interrotte ed è apparso in video l'editore che ha affermato: "E' la prima volta che il leader Gheddafi ci chiede di leggere una lettera al popolo libico. Era previsto ieri sera un suo discorso televisivo, ma per motivi di sicurezza è stata rinviata la produzione di questo messaggio per permettere al leader della rivoluzione di guidare la resistenza in mezzo al suo popolo, non in Niger, non in Venezuela, ma in Libia, convinto che la vittoria sia alleata del popolo libico".
L'editore di 'al-Rai' tv ha letto quindi il messaggio che il colonnello Gheddafi avrebbe indirizzato al popolo libico: "La situazione è ormai chiara, è in atto un tentativo di golpe per fa tornare la Libia a ciò che era prima della rivoluzione. Vogliono far cadere il Paese in mano alle compagnie petrolifere straniere". Nel suo messaggio Gheddafi chiede che "il Paese resti invece in mano al popolo e non sia colonizzato come era prima della rivoluzione". Per questo avverte: "Il popolo non ha che una scelta da fare, quella di respingere questo golpe, perché non possiamo sottometterci alla Francia. Non possiamo consegnare la Libia ai colonizzatori un'altra volta e non ci resta che combattere fino alla vittoria e sconfiggere questo complotto".

Intanto, l'ultimatum concesso dai ribelli alle truppe di Gheddafi è scaduto da più di quarantotto ore ma i combattenti del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt) non hanno ancora preso Bani Walid, una delle ultime roccaforti del Colonnello a 150 chilometri da Tripoli, malgrado i raid aerei di appoggio della Nato. "Attendiamo ordini", ha detto il comandante Atiya Ali Tarhouni per lanciare l'attacco finale. Scontri a fuoco continuano in periferia. "Bani Walid è piena di armi, in ogni casa ce ne sono. I cecchini si nascondono dappertutto", ha spiegato il combattente Sami Saadi Abu Rueiss accennando anche a presunti "traditori", "gente che dice di essere dalla parte dei rivoluzionari e invece sta con Gheddafi".
I lealisti stanno opponendo una fiera resistenza. "Le brigate di Gheddafi stanno usando scudi umani e hanno posizionato delle batterie di missili sui tetti delle abitazioni civili, rendendo impossibile alle forze del Cnt e della Nato bombardare", ha spiegato un testimone. All'origine delle impreviste difficoltà nel conquistare il bastione lealista in pieno deserto ci sono soprattutto le crescenti divisioni a carattere etnico-tribale: i combattenti della zona rifiuterebbero infatti di obbedire agli ordini dei comandanti inviati dal Cnt, cercando di muoversi per proprio conto per potersi presentare come i veri e soli 'liberatori' della città. "Le tribù della città di Bani Walid sono decise a resistere ai ribelli che sono agenti della Nato", ha affermato lo sceicco Ali al-Warfally nel corso di un collegamento telefonico con la tv siriana 'al-Rai'.  "Sto chiamando da Bani Walid con un telefono satellitare - ha affermato - sono 13 giorni che le tribù Warfalla resistono e tengono i ribelli a 20 chilometri dalla città. Non sono avanzati di un chilometro. E' falso quanto detto dalle tv satellitari nei giorni scorsi. La resistenza - ha concluso lo sceicco - è condotta da gente dei Warfalla e non ci sono brigate di stranieri in città".

I ribelli, comunque, assicurano che per il nuovo governo c'è poco da aspettare. Perché il nuovo governo di transizione sarà formato "nell'arco di una settimana, dieci giorni", ha dichiarato l'altro ieri a Tripoli il numero due del Cnt, Mahmoud Jibril che esercita il ruolo di "primo ministro". "Questo nuovo governo comprenderà rappresentanti delle differenti regioni libiche", ha aggiunto confermando che "si sta ancora liberando la Libia" e che "i rivoluzionari combattono ancora su molti fronti". Secondo Jibril, il prossimo governo avrà il compito di applicare le decisioni del Cnt e lascerà il posto a un altro esecutivo, che sarà formato dopo la liberazione totale della Libia. "L'islam sarà la fonte principale della legislazione" nella nuova Libia. Lo ha detto, intanto, il numero uno del Cnt, Moustapha Abdel Jalil, nel suo primo discorso a Tripoli nella piazza dei Martiri.
Ma per la totale fine della dittatura manca il Colonello, che resta in fuga. Ieri le banche libiche hanno deciso di ritirare dalla circolazione almeno la banconota da cinquanta dinari con la sua effigie. "Le banche si sono accordate per cominciare a rastrellare queste banconote e restituirle alla banca centrale che deciderà cosa farne", ha dichiarato Talal al Dhaguissi, responsabile di una banca in Piazza dei Martiri (la ex Piazza verde) a Tripoli. La banconota vale circa 40 dollari ed è il taglio più grosso tra quelle libiche. Gheddafi è ritratto con gli occhiali e in abiti tradizionali. E' stata introdotta nel 2008 alla vigilia dell'anniversario del colpo di Stato che lo portò al potere. La decisione di bandirla apparentemente è stata accolta bene dai libici. "Non si può cacciare Gheddafi e conservare la sua immagine sulla nostra moneta" ha commentato un notaio tripolino, Rashid Ratibi.

E ad auspicare una rapida formazione di un governo stabile in Libia, per non far correre al Paese il rischio di cadere nelle mani degli estremisti, è il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, che in un'intervista al Daily Telegraph ha sottolineato: "Non possiamo escludere la possibilità che gli estremisti cercheranno di sfruttare la situazione e trarre vantaggio del vuoto di potere". Rasmussen è convinto che "Gheddafi stia ancora ispirando la resistenza tra i lealisti". Il capo dell'Alleanza è comunque comvinto che "siamo nella fase finale delle nostre operazioni (i bombardamenti). Ma esiste ancora una minaccia alla popolazione civile e fino a quando questa persisterà la Nato continuerà le sue operazioni".

L'Italia, invece ha deciso di scongelare fondi, per un totale fino a 2,5 miliardi di euro, bloccati alla Libia di Gheddafi. Lo ha reso noto il ministro degli esteri Franco Frattini spiegando che il Comitato sanzioni Onu ha dato il suo via libera alla richiesta di 'scongelamento' arrivata dal Governo di Roma. "Roma - ha spiegato Frattini - aveva chiesto al comitato sanzioni Onu di poter sbloccare i fondi congelati con la risoluzione 1970 per far fronte a richieste di risorse per la Libia. Il Comitato sanzioni Onu - ha spiegato il Ministro - ci ha comunicato il via libera: si tratta di un'operazione che vale 2,5 miliardi di euro".
In particolare si tratta di quei fondi, legati a Gheddafi ed al suo regime, che erano stati "congelati" con le sanzioni decise dall'Onu nella risoluzione 1970 - i fondi della Central Bank of Libya, della Libyan Investment Authority, della Libyan Foreign Bank, della Libyan Africa Investment Portfolio, della Libyan National Oil Company - di cui l'Italia aveva chiesto alle Nazioni Unite lo scongelamento per fare fronte alle necessità della popolazione libica.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Repubblica.it, Aise]

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13 settembre 2011
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