Rivoluzione siriana 2011

Il governo del presidente Bashar al Assad verso le dimissioni. Il partito Baath ha deciso di abolire le leggi speciali

28 marzo 2011

Il governo siriano potrebbe dimettersi martedì. Lo ha riferito la rete televisiva Al Arabiya. Secondo fonti ufficiali il partito Baath al potere ha già deciso di abolire le leggi di emergenza in vigore dal 1963 dopo che sarà stata stabilita una nuova legge antiterrorismo. Decise anche l'abolizione dell'articolo 8 della costituzione, che definisce il Baath come "partito guida nella società e lo stato", oltre ad una legge "per prevenire la messa in pericolo dei giornalisti". L'iniziativa mira a placare le proteste della popolazione che chiede più libertà, rilascio dei prigionieri politici e lotta alla corruzione.

Ieri gli attivisti siriani per la democrazia hanno lanciato appelli allo sciopero generale dai siti di social network del Web dopo che sabato l'opposizione ha denunciato morti a Latakia, che sarebbero stati uccisi da cecchini appostati sui tetti. Secondo fonti governative citate dai media di Stato le vittime negli scontri a Latakia sono state 12. Il governo nega che a sparare siano state però le forze di sicurezza e parla di "gruppi armati" che hanno attaccato stazioni di polizia e rubato le armi, obbligando gli agenti a reagire.
Il regime siriano ha dispiegato truppe a Latakia, 350 chilometri a nord est da Damasco, e l'intervento dei soldati, giunti a bordo di convogli di camion, ha messo per il momento fine alle manifestazioni. La televisione di Stato non ha mandato in onda le immagini delle proteste, ma solo quelle di persone che inneggiavano al presidente Bashar al Assad. Mentre il ministero degli Interni siriano ha esortato ieri la popolazione a non rispondere agli appelli via sms per andare a manifestare contro il regime vicino piazza Umayyad a Damasco.
"Non ci fermeremo fino a quando le nostre richieste saranno soddisfatte e non crediamo nelle vostre false promesse. Scenderemo in piazza pacificamente ogni giorno", si poteva leggere l'altro giorno sulla pagina Facebook intitolata alla 'Rivoluzione siriana 2011'.
"Le autorità hanno risposto duramente alle manifestazioni pacifiche che chiedevano libertà e dignità, in quanto vogliono ancora una volta intimidire i siriani", ha spiegato lo scrittore Fayez Sara, esponente dell'opposizione.
Sempre ieri in migliaia sono scesi in piazza anche a Daraa, dove secondo Amnesty International in una settimana di dimostrazioni sono state uccise 55 persone dalle forze di sicurezza.
Venerdì scorso, dopo la preghiera islamica, gli attivisti siriani hanno indetto la 'Giornata della dignità'. Manifestazioni si sono tenute a Damasco, Daraa, Samnin, Homs, Qraya, At-Tall e Ladhiqiya. Gli attivisti hanno accusato la polizia di aver represso le manifestazioni antigovernative aprendo il fuoco sui partecipanti.

Intanto, gli Stati Uniti non intendono intervenire in Siria, nel modo con cui sono intervenuti in Libia. Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha risposta semplicemente "no" quando la domanda gli è stata posta durante il programma televisivo "Face the nation" della Cbs. La Clinton ha poi spiegato che gli "elementi" che hanno portato all'intervento internazionale in Libia sono assenti nel caso della Siria. Inoltre il Congresso americano ritiene che il presidente siriano Bashar al Assad sia un riformatore. Ogni situazione nei paesi del Medio Oriente dove sta soffiando il vento del cambiamento è "unica", ha sottolineato il capo della diplomazia americana. [Adnkronoso/Aki]

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28 marzo 2011

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