Una speranza per Sakineh

Sospesa la condanna alla lapidazione che l'Iran ha inflitto a Sakineh Mohammadi Ashtiani

09 settembre 2010

E' stata "sospesa" la condanna alla lapidazione inflitta a Sakineh Mohammadi Ashtiani. Lo ha riferito ieri il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast, citato dal sito web dell'emittente 'Press Tv'. "Il verdetto che riguarda l'adulterio è stato bloccato ed è in fase di revisione", ha detto Mehmanparast. Il portavoce ha poi spiegato che, per quanto riguarda l'accusa di complicità nell'omicidio del marito, "la procedura (giudiziaria, ndr) è in corso".
Non solo. Nei giorni scorsi, il figlio della Ashtiani, Sajjad Ghaderzadeh, aveva denunciato che la madre era stata condannata a 99 frustate per la pubblicazione di una foto di una donna senza velo erroneamente attribuita a lei. Notizia smentita dal portavoce. Alcuni paesi occidentali "hanno provato a sfruttare il caso, politicizzandolo e facendone una farsa politica", ha aggiunto il portavoce a PressTv. "Il nostro paese è stato sottoposto a forti pressioni politiche dagli Stati Uniti e da altri paesi occidentali a causa del suo programma nucleare", ha detto rimarcando che la mobilitazione per Sakineh rientra in questo scenario.

Anche dalla magistratura di Teheran arriva conferma allo stop della condanna. "La pena di morte a carico di Sakineh Mohammadi Astiani è stata sospesa su ordine del capo dell'autorità giudiziaria iraniana e non sarà applicata per il momento", ha confermato Vahid Kazemzadeh, membro della Commissione per i diritti umani, un organismo semi-ufficiale che dipende dal capo dell'autorità giudiziaria iraniana. Kazemzadeh ha spiegato all'agenzia Fars di aver visitato ieri in carcere Sakineh e di aver saputo da lei stessa di non essere stata sottoposta a frustate. Secondo Kazemzadeh, la donna avrebbe negato "qualsiasi maltrattamento e tortura".

Intanto il figlio di Sakineh ha voluto ringraziare pubblicamente Aki-Adnkronos International per la mobilitazione a sostegno della madre. "Ringrazio molto Aki-Adnkronos International e il suo direttore Giuseppe Marra per la campagna a sostegno di mia madre''.
Sajjad Ghaderzadeh ha definito "molto utile per mia madre" questa campagna e chiede "di continuare a fare pressioni" affinché non venga eseguita la sentenza di lapidazione. Per questioni di sicurezza, comunque, l'uomo non ha voluto rilasciare ulteriori commenti in merito al rinvio della sentenza confermato ieri dal ministero degli Esteri di Teheran.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Adnkronos/Aki]

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09 settembre 2010

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