Al Castello di Eurialo

Fatto costruire da Dioniso il Vecchio, rese Siracusa inespugnabile agli attacchi nemici

19 ottobre 2016
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Il Castello di Eurialo è una delle più interessanti opere militari dell'epoca greca in Sicilia. Il maniero sorge a circa 7 km dalla città di Siracusa ed è senza ombra di dubbio la più grande e completa opera militare che sia rimasta del periodo della colonizzazione greca. Il Castello occupa infatti, una superficie di circa 15.000 mq ed è  munito di larghi fossati, torri d'avvistamento, un ponte levatoio e trincee sotterranee, che rendevano la città di Siracusa praticamente inespugnabile.
La fortificazione è stata concepita oltre che come strumento di difesa, per contenere gli assalti dei nemici, anche come mezzo offensivo per annientare e distruggere le armate nemiche che tentavano di espugnarlo. Grazie a un groviglio di gallerie, di fossati, di segrete e a una serie di trabocchetti mortali, infatti, si potevano prevenire i possibili attacchi degli invasori.

Il castello fu fatto edificare da Dioniso il Vecchio in un periodo di sei anni, tra il 402 e il 397 a.C., epoca in cui la città si trovava impegnata in un conflitto contro i Cartaginesi. Per evitare una nuova incursione e rafforzare la difesa della città, Dioniso decise di fortificare il vasto altopiano delle l'Epipoli (parte alta della città) che, durante l'assedio Ateniese di qualche anno prima, aveva rappresentato il punto debole del sistema difensivo.
Sessantamila uomini costruirono in 20 giorni un muro lungo 5.000 metri, a difesa della parte Nord dell'Epipoli, il resto venne poi edificato nei successivi 6 anni. Desiderando che le mura fossero costruite con rapidità il tiranno, impiegò sessantamila contadini sottraendoli ai lavori di campagna, tra i quali scelse gli uomini migliori, e li distribuì lungo il settore di mura da costruire.

Il Castello è costituito fondamentalmente da due parti: il mastio (torre fortificata) e il recinto orientale. Il mastio ha forma trapezoidale, munito di cinque torri quadrate massicce legate da una cortina. Si ipotizza che le torri fossero alte circa 15 metri, che fossero coronate da merli e da grondaie a maschera leonina. Lungo il muro sud del mastio si trovavano invece, camerette costruite in epoca posteriore. Per accedere al Castello bisogna attraversare ben tre fossati, l'ultimo dei quali collegava tutto l'apparato di difesa della fortezza. Sui fossati si estendeva un ponte levatoio che consentiva l'accesso. Oltre il terzo fossato si ergono ancora oggi le cinque torri del mastio, anticamente destinate ad ospitare le baliste (antiche macchine da guerra impiegate per scagliare pietre e dardi), che essendo poste più in alto rispetto a quelle dei nemici, riuscivano a colpire senza esserne minimamente danneggiate. Dietro le torri si trova un ampio cortile che durante il periodo bizantino ha ospitato le caserme dei soldati, mentre al centro del cortile vi erano delle cisterne.
All'interno del castello, tutto un susseguirsi di gallerie dava la possibilità di spostare le truppe da un punto all'altro della fortezza senza essere visti, al fine di accerchiare facilmente il nemico.

I resti attualmente visibili del Castello solo in minima parte corrispondono all'originaria costruzione essendo il risultato di successivi rifacimenti e perfezionamenti che furono realizzati nel periodo compreso tra la fine del V sec. a. C. e l'assedio romano di Marcello. La ristrutturazione definitiva è da attribuire a Ierone II che, per portare a termine il lavoro, si sarebbe servito dei suggerimenti tecnici di Archimede, come ricorda lo stesso storico greco Plutarco. Durante l'occupazione Romana il Castello godette di un lungo periodo di pace, in seguito, nel periodo Bizantino, fu riadattato come mostrano alcune tarde strutture superstiti.
Partendo dal Castello si può effettuare la visita del settore nord delle mura, il meglio conservato e il più bello anche dal punto di vista panoramico. Molto interessante è il sito di Scala Greca, da identificare con l'antico ingresso della città detto Hexapylon, dove convergevano le strade provenienti dal Nord dell'isola. Qui ci sono numerose grotte due delle quali, precisamente la seconda e la terza a partire dall'uscita della statale Siracusa- Catania, ospitavano il santuario rupestre di Artemide, dove sono state ritrovate una ricca serie di terracotte votive, decorate con rappresentazioni della dea con il cervo. Molte delle grotte sono conservate perfettamente e sulle pareti troviamo ancora i luoghi dove erano infissi gli anelli e le rastrelliere per i cavalli (arnesi di legno, a pioli, per collocarvi il fieno, sopra la mangiatoia nelle stalle). Basta dare un occhiata per comprendere quali di questi ambienti erano adibiti a magazzino di vettovaglie e di armi, quali a dormitori ed agli altri usi che ne facevano gli abitanti del luogo. Sulle pareti o sulle volte sono ancora incisi nella pietra i numeri greci che ne designavano l'uso. Le grotte sono illuminate attraverso delle aperture circolari nel soffitto simili a lucernari o da enormi spaccature della roccia.

Altri di questi scavi sono a due o più piani, che spesso non possono essere visitati perché le vie d'accesso sono ostruite oppure perchè le scalinate che vi conducevano sono andate distrutte. Il Castello, è preceduto da un piccolo Antiquarium, dove sono conservati i più importanti materiali trovati nel corso dei vari scavi, realizzati a partire dal secolo scorso. Solo per citarne alcuni: due gocciolatoi a testa leonina, provenienti dalle torri del mastio centrale del IV sec. a. C., un rilievo in cui è rappresentata una catapulta e frammenti di una grande iscrizione greca, trovati davanti alla porta.

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