Gambe in spalla, si va nell'Agrigentino

Un itinerario da fare "a piedi" in alcuni dei luoghi più belli della provincia agrigentina

24 luglio 2017
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Un passo dopo l’altro. Intorno l’ambiente che passo dopo passo diventa noi stessi... Facciamo vivamente un invito a chi può e vuole godersi dei week end che abbiano come prerogativa l’utilizzo minimo dei mezzi di trasporto e l’impiego, salubre e tonificante, delle gambe.
Di seguito elenchiamo alcune tappe di un itinerario da svolgere nella provincia agrigentina.
Distese di uliveti, vigneti, campi coltivati si alternano e giungono fino al bellissimo mare. La costa, in molte parti devastata da una fortissima spinta antropica, si è conservata invece intatta in molti altri tratti che sono pertanto tra i più belli dell'intera linea costiera siciliana e sono oggi fortunatamente protetti dai vincoli rigorosi delle riserve naturali. La provincia di Agrigento offre al visitatore numerosi spunti d'interesse: dalle ricchezze archeologiche dell'antica Agrakas ai pittoreschi centri storici delle piccole città, dalle bellezze naturali delle riserve allo splendore dei vasti panorami.
Un itinerario da godersi passeggiando. Un passo do po l'altro.

TappaEraclea Minoa

Sulla vetta del Capo Bianco dove, tra le candide rocce, risplendono minuscoli cristalli di gesso che fanno onore al nome, si trovano le rovine greche di Eraclea Minoa. Quest'antica colonia selinuntina del VI sec. a.C. sorgeva esattamente in cima allo splendido promontorio e, da lì, poteva dominare l'intera zona pur restando protetta dalle incursioni marine. Originariamente chiamata solo Minoa (probabilmente in onore del re Minosse) fu presto colonizzata da un gruppo di Spartani che le aggiunsero il nome Eraclea in ricordo del loro progenitore Eracle. Alternativamente dominata dai Greci e dai Cartaginesi, nel I sec. a.C. divenne colonia romana e fu infine abbandonata in seguito ad una frana di una parte della città. Gli scavi intrapresi all'inizio del secolo hanno riportato alla luce parte dell'abitato d'epoca ellenistica e romana, le mura di cinta, un santuario ed un antico anfiteatro del IV sec. a.C. oltre alle tracce di due necropoli.
Eraclea è facilmente raggiungibile dalla S.S. 115 svoltando a destra, 12 km dopo Ribera in direzione di Agrigento. Una volta arrivati all'ingresso della zona archeologica, si può visitare l'Antiquarium che conserva i reperti più importanti e successivamente ammirare i resti dell'antica città, abitati da chiassosi stormi di taccole e storni neri.

TappaFoce del fiume Platani

Proprio sotto l'ingresso della zona archeologica di Eraclea Minoa si trova una stradella chiusa alle auto che, dopo circa un chilometro, porta ad un sentiero che scende lungo il versante occidentale del Capo Bianco sino alla immensa spiaggia dove sfocia il fiume Platani. La Riserva Naturale Orientata "Foce del fiume Platani" è uno dei pochi ambienti fluviali siciliani che sia sopravvissuto all'ondata di cementificazione indiscriminata che ha letteralmente distrutto gran parte dei fiumi della nostra regione. L'area è gestita dalla Azienda Foreste Demaniali che ha creato, attorno alle anse del fiume, una zona a fitto rimboschimento con pini, acacie ed eucalipti (il complesso di Borgo Bonsignore) e una riconversione verso l'originaria macchia mediterranea.
Le acque del fiume, provenienti dalle falde del monte Cammarata, attraversando la zona dell'altipiano solfifero, ricca di rocce contenenti cristalli di salgemma, sono particolarmente salmastre come quelle del vicino Imera meridionale, detto infatti Salso. Dopo un percorso di circa quaranta chilometri, il fiume sfocia diviso in due anse che si ricongiungono in uno dei pochi lembi della costa agrigentina non devastati da selvaggi insediamenti edilizi. Un'occhio di riguardo merita la flora tipica delle aree marine sabbiose con le vistose e profumate fioriture del giglio marino (Pancratum maritinum). Queste belle liliacee, abbelliscono il cordone di dune modellate dal vento che, quasi come una protezione, separa la spiaggia dalla zona di macchia.
Numerosi gli uccelli che abitano la riserva: lungo la battigia e le rive del fiume si possono osservare numerose impronte di zampe appartenenti a limicoli, gabbiani e aironi. In mezzo al fitto canneto, inoltre, si riproduce la sempre più rara cannaiola. Lungo la spiaggia di finissima sabbia chiara che circonda la foce, vivono varie specie di coleotteri di litorale come lo scarabeide (Polyphylla ragusai) endemico della zona 

TappaTorre Salsa

A circa 15 km da Agrigento, subito dopo il Capo Siculiana, all'estremità orientale dell'interminabile spiaggia che affianca ad est il promontorio gessoso di Capo Bianco, sorge la Riserva naturale di Torre Salsa. Questo tratto di costa ormai salvo dalle minacce di speculazione edilizia grazie agli sforzi delle associazioni ambientaliste, costituisce una zona naturalisticamente unica. L'alternarsi di diversi habitat, costa sabbiosa, dune, zona lacustre e macchia mediterranea, consente l'abbondante presenza di diversi animali: volpi, ricci, donnole, conigli selvatici, falchi e poiane nella zona più interna; uccelli acquatici e di ripa nella fascia costiera. Gli oltre 6 km di spiaggia che da Capo Bianco si estendono sino a Siculiana Marina forse sono ancora uno dei pochi luoghi di riproduzione della sempre più rara tartaruga marina (Caretta caretta). Il litorale, nella sua parte centrale, è interrotto dalla foce del piccolo fiume Salso (da cui il nome della riserva), che dopo circa 3 km di dune coperte da una vegetazione xerofila e da una fitta macchia, dà origine ad un piccolo acquitrino, fonte di nutrimento per molti uccelli limicoli.
Lo splendido mare cristallino, dai fondali dolcemente degradanti e dalle acque fredde e ricche di pesce del canale di Sicilia, fa di questo luogo uno dei pochi lembi di natura incontaminata della nostra Regione che molto raramente ha saputo conservare e valorizzare le proprie bellezze naturali e costiere.

TappaOasi di Montallegro

A meno di 3 km da Torre Salsa percorrendo la S.S. 115 in direzione Trapani e imboccando l'uscita per il paese di Montallegro, superato di poco il cimitero si trova il lago Gorgo, un'oasi di grande interesse ornitologico in quanto rappre-senta una zona importantissima per la sosta di uccelli migratori acquatici. Nata nel marzo del 1986 dalla collaborazione tra Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU) ed Ente Sviluppo Agricolo (ESA), rappresenta la prima esperienza in Sicilia di oasi direttamente gestita da una associazione. Attualmente il lago rappresenta uno dei migliori luoghi dove praticare il birdwatching in Sicilia. Consente infatti la nidificazione e lo svernamento di parecchie specie di uccelli, tra cui: tuffettofolagagallinella d'acquasvasso maggioreairone cenerinocormoranocavaliere d'Italia oltre a numerosi anatidi.

TappaSala dei Turchi

Ritornando verso Agrigento, sempre sulla S.S. 115, si punta verso l'ultima tappa della giornata per un bel bagno pomeridiano nelle acque della Costa Bianca di Realmonte. In questa località balneare alle porte di Agrigento si trova la bellissima "Scala dei Turchi", una singolarità naturalistica dovuta alla azione erosiva del mare che ha dolcemente scavato una alta scarpata rocciosa che si erge da una spiaggia dai fondali bassissimi. Raggiunta quest'ultima imboccando la litoranea che dal paese porta a punta Rossello, si intraprende la facile ascesa della Scala camminando lungo uno spettacolare susseguirsi di "gradini naturali" di candida roccia gessosa magistralmente modellata dalla natura. Giunti senza difficoltà alla vetta si può ammirare un panorama costiero unico: deliziose calette alternate a bianche scogliere che cadono a picco su un mare tranquillo e pulito, bene ormai raro in molte altre coste siciliane.

TappaMonte Kronio

Chi giunge a Sciacca da Agrigento scorge, subito sulla destra, l'imponente mole del monte San Calogero (anticamente detto Kronio) che si leva isolato di fronte al canale di Sicilia. Seguendo le indicazioni e percorrendo in salita una strada sulla destra, dopo circa 8 km si raggiunge la cima circondata da una verde pineta, dove si trova un importante stabilimento termale e, poco distante, la grotta-cappella e il santuario di San Calogero. Quello che rende interessante un escursione su questo modesto rilievo, alto appena 386 metri s.l.m., oggi costituenda riserva naturale, è la presenza delle "stufe vaporose", suggestive grotte naturali con particolari manifestazioni geotermiche. Per il potere benefico dei loro vapori termali vennero sfruttate sin dall'antichità tanto da indurre gli antichi Romani a battezzare questa città col nome di Thermae Selinuntinae.
Prima dell'insorgere di questi fenomeni naturali le grotte erano abitate da popolazioni indigene; ne troviamo conferma visitando il vicino Antiquarium dove si possono osservare i reperti di epoca preistorica rinvenuti al loro interno.

TappaCastello incantato di Filippo Bentivegna

Scendendo, proprio ai piedi del monte, subito prima di entrare in città, sulla destra si trova il curiosissimo Giardino o Castello incantato di Filippo Bentivegna. Una volta entrati in questo strano luogo, ci si trova immersi in una inquietante atmosfera.
Girandosi attorno ci si accorge infatti di essere "osservati" da una moltitudine di maschere in pietra e di volti scolpiti nelle rocce e nelle cortecce degli alberi dall'artista-contadino, ormai scomparso, Filippo Bentivegna.

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