Il bosco di Ficuzza, antica dimora dei Borboni

In questo luogo incantato Re Ferdinando IV fissò la sua dimora dopo la fuga da Napoli

18 ottobre 2016
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Nel silenzio delle montagne, immerso nell'incanto di una fitta vegetazione sorge il piccolo borgo di Ficuzza, un gruppetto di case all'ombra del vasto Palazzo Reale, dimora di Re Ferdinando IV di Borbone. Il sovrano fuggito da Napoli, dove erano scoppiati tumulti popolari seguiti alla Rivoluzione francese, arrivò a Palermo nel dicembre del 1798, con il suo seguito di nobili e dignitari di corte. Grande appassionato di caccia, acquistò e riunì gli ex feudi di Ficuzza, Lupo, Lupotto e Cappelliere allo scopo di realizzare una riserva venatoria e in seguito a questi annesse per enfiteusi i sette feudi della Baronia di Godrano. Per avere un luogo degno di ospitarlo durante le sue frequenti battute di caccia, nel 1799, commissionò all'architetto regio Carlo Chenchi il progetto della 'Real casina di caccia', poi portato a termine dal famoso architetto G.Venanzio Marvuglia. Immerso nell'incanto di uno dei boschi più estesi di Sicilia (oltre 7 mila ettari di vegetazione), il palazzo segue linee neoclassiche, con una pianta rettangolare, mura robuste e un tetto dalle falde inclinate, sovrastato da un gruppo scultoreo raffigurante il dio Pan e la dea Diana con al centro il blasone borbonico. Sembra che il bosco curatissimo, le numerose mandrie, le colture, i pascoli e l'abbondante selvaggina fossero il vanto del Re. Si racconta infatti, che il luogo prediletto del sovrano fosse una radura verdeggiante immersa nel bosco, con qualche chiazza paludosa, denominata 'marcatu di li porci' perché verso il tramonto qui si radunavano decine di cinghiali. Il sovrano era solito sistemarsi su uno scranno scavato nella roccia con lo schioppo nelle mani e sparare a tutti i malcapitati animali che gli capitavano a tiro. Questo posto, che oggi si chiama 'Pulpito del Re', è sicuramente il meno nobile dei ricordi lasciati dai Borbone in questa splendida riserva naturale.

Le tappe del nostro itinerario

TappaRocca Busambra


ph. www.boscoficuzzaroccabusambra.it

Solcata da brevi valli, segnata da sorgenti e radure, attraversata da piste e sentieri e anche da una vecchia ferrovia, che dal 1884 al 1959, la collegò a Godrano, Ficuzza presenta ambienti diversi e ricchi dal punto di vista naturalistico dove si registra la compresenza di bosco, pareti rocciose e praterie. Sopra la distesa verde, si staglia imponente Rocca Busambra (1.615 metri), dorsale calcarea di 15 km, dove non mancano rilevanti manifestazioni carsiche come grotte, doline e inghiottitoi. Il bosco potrebbe essere paragonato ad un isola verde, in realtà la foresta attuale ha subito notevoli trasformazioni nel corso dei secoli, cedendo il passo ai pascoli e alle coltivazioni. La vegetazione è composta prevalentemente da querceti, soprattutto nella piccola riserva del Fanuso, costituiti in prevalenza da lecci, da querce da sughero, roverelle o cerri di Gussone. Ovviamente queste specie non si trovano mai da sole ma consociate ad altre. Ad alta quota le troviamo ad esempio con l'acero di monte, il sorbo montano, il ciliegio canino; alle quote medie con l'acero campestre, l'olmo campestre, il pero mandorlino, il melo selvatico, il frassino orniello; alle quote basse quasi esclusivamente le querce da sughero. Le specie arbustive più comuni sono: il biancospino, il pungitopo, l'asparago spinoso, la rosa canina, il caprifoglio etrusco, il falso pepe montano. Tra le specie lianose (che si intrecciano sui tronchi degli alberi) si trovano: la vitalba, l'edera, la robbia selvatica. Tra le specie erbacee figurano: il pigamo di Calabria, la viola, la rosa peonia, il giaggiolo puzzolente, la falsa ortica, il ciclamino primaverile. L'unione di tutte queste varietà di specie crea il cosiddetto 'Bosco misto mediterraneo'. Le zone rimboschite invece, sono popolate da conifere e latifoglie. Le zone lacustri come il lago dello Scanzano sono popolate dalla cannuccia di palude che vegeta sulle sponde fangose.

TappaGorgo del Drago

Anche la fauna ha registrato negli ultimi secoli notevoli trasformazioni con la totale scomparsa della fauna di grossa taglia tra cui il lupo, il capriolo, il cervo, il daino e il cinghiale. Oggi sono stati reintrodotti pochi esemplari di daini ed il cinghiale che, tuttavia, sta creando notevoli problemi perchè non si tratta dell'originario cinghiale mediterraneo ma di un'altra specie di maggiori dimensioni, molto prolifico, la cui crescita non viene ostacolata neppure dai suoi predatori naturali: il lupo e la lince ormai scomparsi. Per quanto riguarda invece, la fauna minore la riserva conserva habitat ottimali per l'insediamento del gatto selvatico, della donnola, della martora, dell'istrice, del  riccio, della volpe, della lepre, del coniglio selvatico, dell topo quercino e del ghiro (che la popolazione locale chiamano 'surci giacalone', sorcio pigrone). Nel bosco si possono ammirare pure insetti, invertebrati di vario genere e farfalle varipinte. Le pareti rocciose di Rocca Busambra ospitano vari rapaci: il grifone, l'aquila reale, il capovaccaio (piccolo avvoltoio ormai rarissimo), lo sparviero, il nibbio reale, il falco pellegrino, il falco di palude, la poiana, il nibbio bruno, il falco lanario, il falco grillaio, il falco cuculo, il falco pescatore, l'allocco, la civetta, l'assiolo, il gufo reale, il barbagianni. Perfino il Casino di caccia borbonico è domicilio per una singolare specie di uccello, lo storno nero, un corvoide che vive solo in Sicilia ed in Sardegna e che a Ficuzza si può ammirare numeroso sui tetti e sui comignoli del Palazzo reale dove nidifica. Nel lago dello Scanzano troviamo numerose varietà di ranuncoli acquatici e semi-acquatici alcune delle quali endemiche e di pesci. Nei gorghi, piccole pozze d'acqua, nuotano invece, la tartaruga palustre e il discoglosso. Una consistente colonia di Tartarughe acquatiche prolificava fino a circa un decennio fa nel laghetto naturale Gorgo Tondo, noto anche come Gorgo del Drago. Il lago ridotto oggi ad uno stagno, probabilmente in seguito alla perforazione della falda più a valle, ha visto l'estinguersi dei suoi principali colonizzatori.

TappaCentro regionale per il recupero della fauna selvatica

L'ospedale degli animali selvatici di Ficuzza - Sono ormai lontani i tempi in cui re Ferdinando IV di Borbone trasformò il bosco di Ficuzza in una vera e propria riserva di caccia allo scopo di dilettarsi durante il tempo libero. Oggi, con la crescita di una nuova sensibilità e coscienza ambientale, all'interno della Riserva, è sorto il primo 'Centro regionale per il recupero della fauna selvatica' (C.R.R.F.S.), inaugurato il 21 dicembre del 1996. L'ospedale è nato dalla collaborazione tra l'Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, che ne è la proprietaria, la Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli (Lipu) che lo gestisce e il responsabile del Centro stesso, Giovanni Giardina, con lo scopo di creare in Sicilia una struttura ospedaliera per la cura, la riabilitazione e la reintroduzione in libertà della fauna selvatica ferita o comunque bisognosa di cure. Si tratta di una struttura ospedaliera moderna ed efficiente capace di ospitare, curare e riabilitare la fauna selvatica, fungere da polo di riferimento per lo studio delle problematiche legate ad essa e proiettarsi all'esterno come Centro di Educazione Ambientale. Con il suo personale altamente qualificato e le sue attrezzature all'avanguardia, l'ospedale intende essere un importante punto di riferimento in un'isola posta al centro del Mediterraneo, che è quasi obbligatoriamente tappa di svernamento o di sosta per tante specie migratorie. La struttura, perfettamente in grado di prestare le prime cure, effettuare interventi chirurgici e fare radiografie, dispone di recinti per volatili suddivisi in voliere didattiche, voliere di stabulazione e di riabilitazione, corridoi di riabilitazione, voliere di quarantena, nursery, sezione mammiferi e tunnel per i grandi rapaci. Una sezione molto interessante è il rettilario, di circa 300 mq suddiviso in cinque comparti autonomi, che ospita varie specie di tartarughe, una sala didattica opportunamente arredata per tutte le attività didattico - educative che il Centro svolge durante l'anno e una ecoludoteca, spazio esterno per intrattenere i visitatori. L'intera struttura ospedaliera, suddivisa nei vari comparti, ha una potenzialità ricettiva complessiva di circa 350 animali che per il 78% sono costituiti da uccelli, il 4 % da mammiferi e il 18 % da rettili. 


Giovanni Giardina, direttore CRRFS Ficuzza

Mediamente in un anno vengono ricoverati circa 1.500 animali, di cui però, solo il 38% viene recuperato e rimesso in libertà. La 'liberazione' è il momento conclusivo e più emozionante del lavoro dei veterinari e volontari dato che gli animali curati e riabilitati ritornano finalmente liberi e vengono reintrodotti nel loro habitat naturale. Vedere spiccare il volo e riassaporare la libertà perduta a una regina dei cieli come, ad esempio, è l'Aquila reale è qualcosa di spettacolare e coinvolgente che ripaga i responsabili e i veterinari del C.R.R.F.S. di tutta la fatica fatta per affrontare un lavoro complesso ed impegnativo. Difatti, spesso, gli animali giungono all'ospedale in condizioni molto gravi, con  fratture, intossicazioni, con ferite d’arma da fuoco che possono, a volte, risultare letali o comunque renderli incapaci di ritornare alla vita selvatica. Un intervento tempestivo dei veterinari mediante la riduzione delle fratture, le cure disintossicanti, gli interventi di chirurgia interna, le analisi e i trattamenti antiparassitari sono decisivi per il recupero della fauna. Questa struttura quindi, è diventata, negli anni, un vero e proprio punto di riferimento e un servizio sempre più prezioso e necessario per chiunque ami e desideri proteggere la natura. I 'pazienti' arrivano al centro attraverso vari canali, cui tutti i cittadini possono rivolgersi per consegnare animali bisognosi di cure, come i Corpi di Polizia e le altre Associazioni ambientaliste. Tra i ricoverati d'eccellenza in questi ultimi anni citiamo cinque Aquile reali, quattro Aquile del Bonelli, quattro Capovaccai, sei Grifoni, un Avvoltoio monaco, due Aquile anatraie maggiori, tre Aquile anatraie minori, undici Bianconi, due Falchi sacri, quattro Falchi della regina, tredici Lanari e vari rapaci notturni oltre che cigni, cicogne, aironi, gru, tarabusi, e ancora istrici, gatti selvatici, martore, daini, tartarughe terrestri e palustri, ecc.
La borgata di Ficuzza, immersa nel grande polmone verde del bosco, con la sua tranquillità ed il suo silenzio si presta perfettamente alla degenza di questi piccoli pazienti anche perchè rappresenta  un punto focale per il turismo naturalistico e per tutte le attività legate alla fruizione degli ambienti naturali e all’educazione ambientale. Un ruolo di grande importanza inoltre, svolge il C.R.R.F.S. promozione educativa e didattica, nella divulgazione naturalistica e sensibilizzazione ambientale. L'impegno nell'ambito dell'Educazione Ambientale, negli ultimi anni, è cresciuto in maniera esponenziale con attività informative ed educative indirizzate sia all'utenza scolastica (scolaresche e docenti) che all'utenza non scolastica (turisti, famiglie, gruppi, escursionisti, associazioni). Il Centro quindi, ha svolto brillantemente il ruolo di conduttore di attività di tipo educativo e didattico e ben si presta a diventare perno indispensabile per le attività di sensibilizzazione sul territorio. Per far ciò ha attivato una rete di collaborazione con diversi Enti, Ordini professionali, Istituti di Ricerca, Università e con tutti coloro che si interessano di fauna selvatica e del suo recupero. Infatti, esso è disponibile ad offrire la propria struttura come sede di studio e di tirocinio per laureandi o laureati in Veterinaria, in Biologia della Selvaggina, in Zoologia, in Etologia, in Scienze naturali ed ha attivato da più di un anno una piena collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia. [Centro Recupero Fauna Selvatica Bosco di Ficuzza]

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