La Riserva Naturale di Fiumefreddo

Ambiente fluviale unico in Sicilia alimentato dalle acque provenienti dall'Etna

07 giugno 2017
la-riserva-naturale-di-fiumefreddo

Tra i territori dei Comuni di Catalabiano e Fiumefreddo di Sicilia (CT), separati dall'alveo dell'omonimo fiume, sorge la Riserva Naturale Orientata Fiumefreddo istituita nel 1984 al fine di consentire la conservazione della flora acquatica e il ripristino, lungo gli argini, della vegetazione mediterranea.
Nel Fiumefreddo la presenza di acque piuttosto... fredde e limpide per tutto l'anno (12-13°C in estate), ossigenate e lentamente fluenti consente la formazione di un ambiente fluviale spettacolare e unico in Sicilia. Il fiume viene alimentato dalle acque di risorgiva provenienti dal versante nord-orientale dell'Etna e scorre per appena 2 km lungo una pianura molto rigogliosa e fertile coltivata ad agrumeti e orti. Le sorgenti principali sono quella della ''Quadara grande'', costituita in realtà da un insieme di piccole sorgenti e chiamata così per il ribollio delle sue acque che ricorda appunto quello di pentoloni in ebollizione (''quadare'' in dialetto siciliano) e quella del ''Capo d'acqua'', posta più lontana dal mare, che ha una minore portata e alimenta un ramo collaterale del fiume.
Da questa zona hanno origine i due rami del fiume che si riuniscono a breve distanza dalla foce...

Le tappe del nostro itinerario

TappaRiserva Naturale Fiume Fiumefreddo

Il fenomeno della risorgiva conferisce all'ambiente un aspetto acquitrinoso ed in passato la zona che andava da Riposto sino a Fiumefreddo era molto paludosa. Le opere di bonifica, iniziate nel secolo scorso e completate negli anni '50, hanno comportato una notevole riduzione di quest'area umida. A causa del prelievo delle acque delle falde si è avuto, a cominciare dagli anni '90, un significativo abbassamento del regime idrico la cui portata è diminuita con la conseguenza che in estate il fiume tende a prosciugarsi. La variazione del regime idrico ha inoltre, pesantemente inciso sulla vegetazione del fiume con la riduzione della diversità biologica e la scomparsa di specie particolari.
Oltre la Riserva del Fiumefreddo della palude oggi resta solo il Pantano Gurna, uno degli ultimi frammenti di una vasta area umida che fino al secolo scorso si estendeva sul fianco occidentale etneo, lungo la costa jonica della Sicilia. La Gurna assume una notevole importanza per l'avifauna migratrice che spostandosi dal continente africano al nord Europa, e viceversa, sceglie come direttrice di volo la penisola italiana e la Sicilia. Gli uccelli qui possono sostare, riposare e alimentarsi prima di riprendere la migrazione.

La Riserva Naturale Fiume Fiumefreddo, sebbene fortemente antropizzata, conserva diversi aspetti di vegetazione di notevole valore naturalistico a estimonianza della particolare ecologia del sito. Il paesaggio del pantano è caratterizzato da vegetazione palustre con i canneti nelle zone più depresse, i giuncheti in quelle più elevate e la vegetazione sommersa. Il ramo destro del fiume, profondo da tre a quattro metri, è caratterizzata da specie acquatiche a fusti e foglie galleggianti (vegetazione sommersa), ormai rare in Sicilia perché necessitano di acque limpide con corrente lenta e costante. Si tratta di una vegetazione prettamente acquatica costituita da specie che affondano le radici nel letto del fiume e sporgono fuori dall'acqua solo i fiori. Tra queste notevole importanza assume il ranuncolo pennello, pianta acquatica molto rara nell'isola, rilevata solo alla Gurna, al Fiumefreddo e all'Alcantara.

Lungo le sponde del fiume, nei tratti con acque più calme e basse, si rinviene invece il sedano d'acqua, il crescione, la veronica acquatica, le lenticchie d'acqua, la cannuccia di palude e la menta acquatica presente in Sicilia solo qui e nel Fiume Ciane. Presso la sorgente principale, questa vegetazione si arricchisce della presenza del papiro mentre alla foce e in alcuni tratti del fiume sono presenti colonie di sparganio, di giaggiolo d'acqua, dalle vistose fioriture gialle, molto raro in Sicilia e presente solo in alcune località dei Nebrodi e degli Iblei. Ai margini delle aree coltivate e lungo le sponde del fiume è inoltre presente la canna domestica. Nell'area circostante il fiume invece sono diffusi gli agrumeti e le colture orticole. La presenza di esemplari sparsi o di piccoli boschi di salice bianco e di pioppo bianco è la prova dell'esistenza in passato di un bosco planiziale igrofilo, sostituiti di recente da eucalipti e di noce americana.

TappaCastello degli Schiavi


Foto di Andrej Antipin - http://www.siciliafan.it/racconto-i-turchi-al-castello-degli-schiavi-marinella-fiume/, CC BY-SA 4.0

La Riserva custodisce uno dei gioielli del barocco rurale siciliano del '700, il Castello degli Schiavi, edificato fra il 1750 e il 1756. Percorrendo il fondo annesso al Castello, verso est, si accede ad un sentiero molto suggestivo che porta all'alveo del fiume. Nei pressi della costruzione sono ancora visibili resti di un'antica canalizzazione in pietra lavica che servivano a convogliare le acque del fiume verso i mulini della zona.
Il nome del castello proviena da una leggenda. Si narra che, circa due secoli fa, un abile medico palermitano, certo Gaetano Palmieri, salvò da una gravissima malattia il figlio del Principe di Palagonia, il Gravina-Crujllas, e che questi, grato, gli donò un appezzamento del suo feudo situato vicino al fiume Fiumefreddo. Il Palmieri volle costruirvi una villa fortificata per abitarla per lunghi periodi dell'anno anche perchè quel luogo era molto gradito alla bella moglie, Rosalia, che amoreggiava, però, con un certo Nello Corvaja di Taormina. Un giorno, purtroppo, sbarcarono dei pirati turchi, i quali si diedero al saccheggio e, giunti al castello, rapirono i due proprietari; ma, mentre stavano per arrivare alla spiaggia per fuggire furono raggiunti da alcuni giovani armati, con a capo il Corvaja (che dall'alto di Taormina aveva visto approdare le tristi galere). I pirati furono così uccisi o vennero messi in fuga ed i Palmieri liberati. Per ringraziare il Padre Eterno fu eretta una chiesetta, accanto al castello, dedicata alla Madonna della Sacra Lettera, e fu costruita la loggia nella quale vennero poste le due statue di turchi, che sembrano guardare ansiosi verso il mare, come in attesa di essere liberati dai loro compagni, ed è proprio grazie a queste due statue che il Castello è stato soprannominato "degli Schiavi".

Il castello è oggi di proprietà della Famiglia Platania, baroni di Santa Lucia.  Gli interni del castello sono formati da un piano inferiore collegato con lo scantinato, dove non sembra esserci traccia di palmento, ma era, ed è, un luogo fresco dove mantenere a buona conservazione cibi e vini. In questo suggestivo ambiente è presente una botola, dalla quale inzia un passaggio sotterraneo che portava probabilmente alla Torre Rossa di FIumefreddo. Proprio la suggestione che promanano questi ambienti sotterranei nel 1998 Franco Battiato lo scelse come per la produzione del video musicale Schock in My Town
Il Castello degli Schiavi è famoso in tutto il mondo perchè è stato utilizzato più volte come set cinematografico. Nel 1968 Pier Paolo Pasolini vi girò alcune parti de L'orgia; raggiunse la fama mondiale grazie a Francis Ford Coppola che lo preferì per l’ambientazione delle scene principali de Il Padrino, sia parte I (1972) che II (1974), come l’indimenticabile esplosione della macchina dopo il matrimonio.
Oggi la villa-castello viene utilizzata come location esclusiva per eventi e matrimoni. [Informazioni tratte da www.icastelli.it]

TappaTorre Rossa


Foto di Alessandro Lo Piccolo Hollweger - Images and Emotions, CC BY-SA 4.0

È un edificio funebre di età romana che si erge in un agrumeto a ridosso della SS 120. La costruzione, seppur compromessa nei secoli dall'azione degli agenti atmosferisci, ha forma di un parallelepipedo ed è realizzata interamente in mattoni di terracotta, da qui ne deriva la denominazione "rossa". Il tipo e la struttura del mausoleo, configurano un modello di cui non si conoscono eguali nella regione, anche se documenta in tutto l'Impero, dall'Italia, alla penisola iberica, all'Africa settentrionale e al Medio Oriente. La tecnica di costruzione, che si trova ampiamente diffusa nella zona nord-orientale dell'Isola tra il II e il III secolo si propone quale elemento che permette di datare la torre funeraria alla fine del II secolo d.C.
Delle origini e delle vicende della Torre Rossa, già poco familiare agli stessi ambienti scientifici, non si hanno documenti significativi. Per alcuni studiosi sarebbe da ritenere quella menzionata nel documento di età normanna relativo alla concessione all'abate Ansgerio della "vicina" chiesa di S. Giovanni da parte del vescovo Giacomo Mannuges (20 maggio 1103), documento confermato dal vescovo Roberto di Messina nel 1106.

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