Maletto, la porta dell'Etna

Immersi in una rigogliosa natura, per visitare il versante più bello del vulcano

18 ottobre 2016
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Chi volesse trascorrere qualche ora immerso nella natura incontaminata tra una vegetazione fitta e rigogliosa e panorami mozzafiato deve, senza ombra di dubbio, recarsi a Maletto, il paesino più alto dell'intera cintura dei Comuni etnei. Il suo territorio, di grande interesse naturalistico, guarda al Parco dei Nebrodi ma ricade quasi interamente nel Parco dell'Etna, inerpicandosi sul Vulcano sino alla sua sommità, ben oltre i 3000 metri.
Considerato da sempre la porta dell'Etna, Maletto apre ai turisti il versante più bello del vulcano.

Le tappe del nostro itinerario

TappaRifugio di Monte Scavo

L'itinerario che vi consigliamo si snoda partendo da quota 1000 metri, in contrada Fontana murata, raggiunge poi il Rifugio di Monte Scavo, la pista di sci da fondo e ritorna giù fino a contrada la Nave, che si trova sul versante est e costeggia il territorio di Bronte. Lasciando la statale 284 e percorrendo una strada sterrata chiamata Fontana murata-Bosco Maletto ci si addentra nell'omonimo boschetto lasciandosi alle spalle il paese e la civiltà moderna. Un senso di pace pervade alimentato dal silenzio che regna in questi luoghi, interrotto soltanto dal fruscio del vento che si infrange sui vecchi alberi di roverella, leccio e castagno. Il bosco è molto curato grazie soprattutto ai lavori di manutenzione svolti dall'Azienda Forestale di Bronte che si è preoccupata di chiudere l'ingresso del bosco con un robusto cancello per evitare che tutti i visitatori possano accedere in auto. Qui è facile incontrare bovini o maiali e con loro qualche cinghiale. I cinghiali possiamo trovarli anche a quota 1000 metri a due passi da contrada Cucchiara, dove il Comune ha realizzato un'area attrezzata per pin nic all'aperto.
Nell'area tutto è in armonia con la natura, non si trova neppure un filo di cemento, i muretti sono realizzati in pietra lavica tagliata con maestria a forza di piccone e l'uomo ha stabilito con la natura un rapporto di rispetto e reciproco scambio oramai da centinaia di anni. Più procediamo e ci avviciniamo alla vetta del vulcano e più il paesaggio si popola della vegetazione tipica del luogo: faggi, pini, abeti e qualche betulla. Durante la traversata ci si imbatte in una serie di rifugi. Tra questi le case Pappalardo a disposizione di chiunque voglia utilizzarli, dopo aver fatto formale richiesta all'Azienda Forestale di Catania. All'interno i rifugi sono forniti di cucina, caminetto, tavoli e scalda acqua a legna utile per chi desidera fare una doccia. Naturalmente chi decidesse di trascorrere la notte nei rifugi dovrà munirsi di comodi sacchi a pelo.

TappaMonte Maletto

Chi invece, volesse avventurarsi alla conquista del vulcano dovrà affrontare salite molto ripide. A quota 1400 metri incontriamo il cartello posto dal Parco dell'Etna che ci informa che siamo entrati nella zona "A", cioè l'area di tutela integrale del territorio e dopo un po' si arriva sulla pista altomontana, la strada che percorre ad alta quota l'intero cono vulcanico. A questo punto ci si può riposare un po' dato che le salite, almeno per il momento, sono finite e prepararsi a raggiungere il rifugio Monte Scavo, meta ambita per molti escursionisti dove il terriccio della strada diventa rosso e la vegetazione a tratti scompare, perché il territorio è stato devastato dal fiume di lava dell'eruzione del 1974. A ridosso del rifugio di Monte Scavo la vegetazione diventa di nuovo fitta al punto da adombrare tutta la strada per farla nuovamente illuminare dal "Maggio ciondolo", un fiore pensile giallo che la fa sembrare rischiarata da un lampadario. Qui il panorama è spettacolare. Si aprono pure parecchi sentieri che conducono nei luoghi più interessanti, ma è a due passi da li, proseguendo nel territorio di Bronte, che si incontra la grotta dell'Annunziata. Qui dopo aver affrontato la grande salita della pista da sci da fondo si arriva al piccolo ma accogliente rifugio Monte Maletto, immerso e quasi nascosto dagli alberi dove la vegetazione si arricchisce del ginepro dell'Etna e di funghi, tra cui il profumatissimo porcino.

TappaBosco Maletto

Una breve sosta e si prosegue ritornando sulla pista altomontana fino a raggiungere bosco Sciarelle di proprietà comunale. Da li si comincia la discesa  incontrando altri due rifugi, quello appositamente chiamato Sciarelle e quello di Trentasalme che invece è di proprietà dell'Azienda foreste demaniali. Qui tramite sistemi tradizionali che utilizzano pompe a manovella l'acqua raggiunge l'interno dei rifugi attrezzati anche di tavoli e barbecue. I rifugi sono il luogo ideale per concedersi una sosta e dopo aver pranzato, usciti dal territorio demaniale, si arriva in contrada "Nave" costeggiando una maestosa bocca eruttiva. Il viaggio fra le meraviglie malettesi dell'Etna è finito ed ora non resta che ritornare a casa. Scendendo ci si imbatte in una strada asfaltata che ci riporta sulla Ss 284 a qualche km dal punto di partenza.

TappaRocca del Castello Manfredi

Il centro storico di Maletto, con le stradine in basolato lavico e le case del '600 e '700, è dominato dalla Rocca del Castello. Il nucleo originario del maniero, cioè la Torre Fano, fu fatto edificare, sotto la dominazione sveva, da Manfredi Maletta, conte di Mineo, su uno sperone roccioso dal quale si poteva controllare il territorio. La torre successivamente divenne un castello, attorno al quale nacque il centro abitato.

Per le vie del centro, tra i monumenti più significativi da visitare, vi sono la Chiesa Madre, dedicata ai Sacratissimi Cuori di Gesù e Maria, costruita nel XIX secolo, che presenta un’imponente facciata, con la ua scenografica scalinata d’accesso, decorata da paraste in pietra lavica. L'interno a tre navate, presenta interessanti altari marmorei di stampo neoclassico.
Meritano di essere visitate anche: la chiesa di San Michele Arcangelo (sec. XVI) che custodisce tele del 1600; la chiesa di S. Antonio di Padova (sec. XVIII) in cui è possibile ammirare due statue lignee del Bagnasco; la chiesa del Carmelo, un tipico luogo di culto rurale, edificato alla fine del secolo XIX.

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