Mineo, il 'Parnaso' siculo

Un itinerario storico-culturale tra aree archeologiche, necropoli, castelli e tanto altro

26 settembre 2016
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Sulle colline che sovrastano il versante sud della Piana dei Margi, nella Val di Noto, a circa 500 metri sul livello del mare, tra le splendide Caltagirone e Palagonia, sorge Mineo, uno dei comuni più estesi del catanese. Il centro può contare infatti su 24.452 ettari di terreno mentre la popolazione raggiunge appena i 5.700 abitanti. Mineo è una città affascinante sia per il suo glorioso passato, sia per il suo non indifferente patrimonio artistico che spazia dalle chiese ai palazzi per finire alle tante aree archeologiche che la caratterizzano. La struttura del centro abitato ha un assetto medioevale con vicoli e violetti, vecchi ballatoi all'interno di cortili, i castelli e gli agrumeti profumati di zagara che le conferiscono un fascino particolare. La città attuale sorge sulle rovine dell'antica Menai, cittadella di età Sicula, Greca e Romana, di cui sono visibili soltanto alcuni tratti del muro di cinta del VI sec. a.C. ai fianchi del Castello Ducezio e il ninfeo ellenistico di porta Udienza. I rinvenimenti effettuati in territorio, soprattutto in località Catalfari, dimostrano l'esistenza di un centro siculo sin dal 459 a. C. Le numerose testimonianze archeologiche comprendono i resti di almeno quattro città di età greca: la già citata 'Menai', Piano Casazze, Monte Catalfaro e Rocchicella-Palikè.
Mineo quindi è una città antica dove hanno trovato un non indifferente humus culturale diversi intellettuali tra cui poeti e letterati. Il 'Parnaso siculo' ha dato i natali al grande Luigi Capuana, uno dei padri del verismo italiano, il poeta dialettale Paolo Maura, il geofisico Corrado Guzzanti, il medico e scrittore Giuseppe Bonaviri e Don Luigi Ricceri successore di Don Bosco.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCastello Ducezio

Il territorio inoltre ospita i resti di quattro castelli. Il Castello Ducezio, edificato in periodo siculo nella zona più alta della città e ristrutturato in seguito. Il maniero divenne famoso perchè nel 1361 qui furono celebrate le nozze fra Costanza d'Aragona e Federico III; oggi rimangono solo le antiche mura e la torre centrale. Il Castello di Catalfaro - di cui restano pochi ruderi - sorgeva sul monte omonimo dove sussistono i resti di un considerevole centro abitato antichissimo con materiali archeologici compresi tra la preistoria ed il tardo medioevo. Il Castello di Serravalle sorge in cima al poggio Pizzuto e deve il suo nome alla sua tipica forma appuntita. Era posto a guardia della via che da Catania per Palagonia giungeva fino a Mineo proseguendo quindi verso Caltagirone. Il Castello Mongialino sorge su un'elevazione rocciosa che domina il sottostante vallone del fosso Pietrarossa, modesto affluente del fiume dei Monaci e del Gornalunga, in un sito frequentato sin dall'eta del bronzo dove sono stati ritrovati diversi reperti archeologici.

TappaPorta Adinolfo

Mineo custodisce una serie di palazzi e monumenti di grande pregio artistico. Si entra in città mediante una delle cinque porte che ancora oggi si possono ammirare. Tra queste da ricordare la Porta Adinolfo, un arco settecentesco, il cui nome ricorda colui che qui guidò l'insurrezione dei vespri siciliani. Attraversando la porta si giunge in Piazza L. Buglio. Arrivando al Largo Santa Maria Maggiore, possiamo ammirare il Palazzo Comunale costruito dall'architetto gesuita Natale Masuccio da Messina nel 600 e utilizzato inizialmente come collegio. Pregevole il chiostro interno, che appare in tutta la sua bellezza dopo la scalinata che dà accesso alla costruzione. Fiancheggia il collegio la Chiesa di San Tommaso, con la sua imponente facciata centrale con un solo portale d'ingresso, la bella torre campanaria, la planimetria a croce latina e l'unica navata. Di fronte al collegio gesuitico c'è l’antica Loggia Comunale, oggi sede del Circolo di Cultura intitolato a Luigi Capuana. Imboccando Via Umberto I ci si imbatte nel Palazzo Colonna-Magrì, antica dimora della matrona romana Eupresia, riedificato nel '500. Nei pressi del quartiere si trovano alcuni interessanti palazzi nobiliari, quali quelli delle famiglie Catalano, Tamburino-Martino e Maura e in via Roma l'antichissimo palazzo Morgana.

TappaChiesa di Santa Agrippina

Si giunge infine allo spiazzale su cui si affaccia il prospetto della Chiesa collegiale e patronale dedicata a S. Agrippina. La chiesa di Sant'Agrippina, patrona della città, vanta origini antichissime e fu consacrata nel 312. Durante la dominazione araba fu trasformata probabilmente in una moschea, mentre, dopo il terremoto del 1163, venne ricostruita conservando nel sotterraneo una meravigliosa cripta. La chiesa presenta tre torrioni merlati di epoca medioevale nel versante absidale. Fu ricostruita nuovamente alla fine del 1700 con planimetria a croce greca, tre navate separate tra loro da 16 colonne e una cupola centrale.
Sul colle di fronte a questa chiesa, su un grande spiazzale vicino ai ruderi del vecchio castello, sorge la Chiesa di S. Maria Maggiore, probabilmente la prima chiesa cristiana di Mineo (risalente al III sec. d. C.). Qui è da rilevare il culto alla Madonna, alimentato da ben sei devozioni praticate in altrettanti altari dedicati alla Regina degli Angeli, alla Madonna del Carmine, alla Madonna Assunta, Annunziata, Addolorata e del Rosario. La chiesa custodisce opere di gran pregio: un fonte battesimale in pietra del '500, una statua in alabastro della Regina degli Angeli donata dal conte Ruggero nel 1072, un lavabo in marmo del '500 del Mazzola, tele del '600 e del '700, paramenti sacri di gran valore.

TappaChiesa dei Santi Pietro e Paolo

Scendendo per il colle si incontra l'imponente Chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo con il suo splendido prospetto barocco e l'interno caratterizzato dalla presenza di diversi altari e, nello sfondo della navata destra, la cappella del Cristo alla Colonna con il pregevole dipinto ad olio e la statua del Cristo con le braccia legate dietro la schiena ad una colonna d’argento. Particolare anche la Chiesa di S. Francesco D'Assisi e dell'Immacolata del 1400, con uno splendido portale in pietra. Nella zona ovest della città si trova la Chiesa S. Maria D'Odigidria, in ottimo stato di conservazione che ospita cinque altari . La chiesa sorse nel periodo bizantino mentre il convento dei Padri Osservanti ad essa adiacente, oggi ospedale, fu edificato nel 1620.

TappaLa Rocca

A circa 200 m sul livello del mare, nella Valle dei Margi, in quello che anticamente era il centro propulsore dell'impero siculo si eleva l'altura di Rocchicella, facilmente raggiungibile dalla superstrada Catania-Gela o dal centro abitato di PalagoniaPalikè, l'area archeologica che ospita, è di grande interesse storico e archeologico per la presenza dell'antico culto delle divinità paliche, personificazione dei laghi ribollenti di Naftia, laghetti di origine vulcanica presenti in loco. La zona di Rocchicella fu abitata a più riprese sin dall'antichità, Diodoro Siculo tuttavia testimonia che il centro fu rifondato nel 453 a. C. dal condottiero siculo Ducezio. Sul fianco meridionale della Rocca si apre una grotta, in un recente passato adibita ad ovile, e recentemente oggetto di indagine archeologiche che ne hanno rivelato diverse fasi di frequentazione.

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