Naro, uno scrigno tutto da scoprire

Tra storia e leggenda tre diversi itinerari alla scoperta dei preziosi angoli del paese

13 settembre 2016
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Arroccata su un colle, dominata dal Castello dei Chiaromonte e con la lussureggiante Valle del Paradiso ai suoi piedi, Naro (a circa 36 Km da Agrigento) è un autentico scrigno che custodisce gioielli forse poco conosciuti, ma molto preziosi. A coloro che vogliono visitarla suggeriamo tre diversi itinerari che porteranno alla scoperta di diversi e suggestivi angoli del paese tra monumenti medioevali e barocchi, resti preistorici, sicani, greco-romani, bizantini, arabo-normanni e aragonesi.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCastello dei Chiaromonte

La prima tappa del nostro itinerario medievale è rappresentata dallo splendido Castello dei Chiaromonte, dichiarato monumento nazionale nel 1912. Costruito, durante il XII secolo, sulle rovine di un precedente fortilizio arabo, il castello si adagia su un colle ad un altitudine di 600 metri sul livello del mare dal quale si può godere di un panorama straordinario. La struttura, che occupa una superficie di 1460 metri fu ristrutturata nel 1330 da Federico III d'Aragona che la aricchì con un mastio, una torre quadrata adibita ad abitazione e difesa. Nel lato orientale la torre porta lo stemma della famiglia Aragona, con due bifore tipicamente gotiche che illuminano la Sala del Principe, al primo piano. Nel 1336 Matteo Chiaromonte divenne signore di Naro e apportò ulteriori modifiche alla struttura del castello. Il maniero è circondato da alte mura con due torri cilindriche e due quadrangolari. All'interno vi è un vasto cortile con un pozzo al centro che ospita anche gli alloggi della guarnigione, la cappella e le scuderie.

TappaDuomo normanno

Poco lontano si trovano invece, le rovine dell'antico Duomo normanno fatto costruire da Ruggiero d'Altavilla nel 1089 su una preesistente moschea e ormai in stato di abbandono. Questo divenne Madrice solo nel 1174 mentre nel 1398 fu elevato al rango di Duomo. Nello stesso periodo la struttura fu completata dalla Cappella maggiore e ristrutturata successivamente intorno al 1565 da Bernardo Lucchesi Palli.
Si accede al Duomo mediante una maestosa scalinata del '700, preceduta da 209 scalini che simboleggiano il duro percorso che l'uomo deve compiere per arrivare alla salvezza dell'anima. Nel 1771 il Duomo fu restaurato seguendo il gusto barocco e chiuso nel 1867 a causa dello stato di abbandono in cui versava. La facciata è caratterizzata da un rosone cieco mentre il portale è sormontato da archi a sesto acuto decorati con elementi di stile gotico. L'interno è caratterizzato dagli archi sospesi nel vuoto dell'unica navata, sostenuti da colonne corinzie, un tempo interrotti da una grande cupola.

TappaPorta dOro

Un altro momumento di epoca medioevale è la Porta Vecchia, l'ultima rimasta delle sei che esistevano lungo le mura che circondavano la città, meglio conosciuta come Porta d'Oro, per il colore delle monete circolanti nel vicino ghetto degli Ebrei e per il frumento che ne entrava e che proveniva dalle ricche terre sottostanti, attraverso la reggia trazzera dei Molini, che metteva in comunicazione Naro e la parte nord-orientale della Comarca. . Da non perdere la Chiesa di Santa Caterina, fatta edificare sui resti di un'antica moschea da Matteo Chiaromonte nel 1336. In pietra arenaria, presenta una struttura rettangolare che si sviluppa in tre navate longitudinali separate da 14 pilastri e archi a sesto acuto, con soffitto ligneo a capriate. Anticamente sulle navate c'erano alcuni affreschi attribuiti a Cecco da Naro, mentre sulla parte destra della chiesa è riportato su tela un affresco del XV secolo raffigurante il Transito e l'Assunzione della Vergine. Splendido il fonte battesimale in marmo del XV secolo di autore ignoto.

TappaChiesa del SS. Salvatore

Durante il '600 Naro raggiunse il suo massimo splendore arricchendosi di diversi monumenti barocchi. Tra questi ricordiamo la Chiesa del SS. Salvatore in via Dante, a cui un tempo era annesso il Monastero delle Benedettine. Fatta erigere per volontà del re Martino il Giovane nel 1398, durante il periodo barocco subì varie trasformazioni e la zona inferiore della facciata fu arricchita da intagli di tufo che le conferirono un aspetto tipicamente spagnolo. La facciata è suddivisa da cinque paraste, due delle quali creano due nicchie ai lati del portale che ospitano le statue di San Benedetto e di Santa Scolastica. A fianco della Chiesa nel 1750 fu edificato il campanile rimasto incompleto. L'interno è ad unica navata ed ospita un fonte battesimale in pietra del 1490, che reca le armi degli Aragona e lo stemma del Comune. Un tempo la chiesa era adornata da una bellissima volta affrescata da Domenico Provenzani. Proseguendo per via Dante si incontra la Chiesa di San Nicolò di Bari, edificata nel 1618. La facciata presenta motivi manieristici e sopra il portale d'ingresso, sull'architrave, si può ammirare l'Annunciazione. Poco più avanti, sempre in via Dante, si trovano la Chiesa Madre e il Collegio dei Gesuiti, costruiti rispettivamente tra il 1610 e il 1619 per opera di padre Gaspare Paraninfo della Compagnia di Gesù. Molte sono le opere custodite nella chiesa provenienti in buona parte dal Duomo. Tra queste lo splendido fonte battesimale a rilievi del 1424 di Nardo da Crapanzano, la Sacra Famiglia, gruppo marmoreo di scuola gaginesca, la Madonna della Catena in Chiesa di San Francesco. Il coro ospita una grande tela di Domenico Provenzani raffigurante l'Annunciazione e una Madonna della Pace risalente al sec. XVI.

TappaChiesa di San Francesco

In Piazza Favara si trova la Chiesa di Sant'Agostino. Ha una pianta a croce latina con tre navate ed ospita sei pale d'altare del Provenzani, un crocifisso ligneo d'autore ignoto del 1535 e un fonte battesimale del '400. Sotto la chiesa vi è una cripta che era adibita alla sepoltura dei monaci agostiniani. In Piazza Garibaldi sorgono la Chiesa e l'ex convento di San Francesco, costruiti nel XIII secolo. La facciata risalente al XII secolo presenta diversi elementi manieristici e spagnoleschi. L'interno è caratterizzato da una sola navata, sovrastata da un'ampia volta a botte affrescata da Domenico Provenzani. Nella sagrestia vi è un lavabo di marmo nero che riprende la scena di San Francesco che riceve le stigmate e anche dei bellissimi armadi lignei raffiguranti scene della Via Crucis. In Piazza Roma sorge la Chiesa di San Calogero, patrono della città, edificata nel 1559 sulla grotta dove viveva il santo eremita. La sua facciata ha un aspetto barocco anche se è stata ripresa più volte. L'interno è ad una sola navata; le pareti raffigurano San Francesco, la Pietà e San Lorenzo Giustiniani.

TappaIl Castellaccio

A circa 2 km da Naro, isolato su una rupe, sorge il Castellaccio, costruito su un'antica fortezza edificata dai Sicani nel 1240 a.C. Alcuni storici pensano che il castello sia ciò che resta della Reggia di Cocalo che si trovava nella mitica 'Camico', la leggendaria città perfetta progettata da Dedalo e costruita da Cocalo, re dei Sicani, come capitale del suo regno. Anche se si tratta di una leggenda e Camico non è mai stata ritrovata, le fondamenta a blocchi monolitici direttamente scavati nella roccia e l'immaginazione popolare hanno alimentato la convinzione che il mitico regno di Cocalo fosse ubicato qui. Il castello anticamente era circondato da mura ciclopiche di cui oggi restano solo piccole parti ed una torre. Un altra tappa obbligatoria per gli appassionati di archeologia è la Serra Furore, abitata anticamente dai Palasgi, un popolo pre siculo, che oggi ospita i resti di una necropoli. In contrada Canale si trova invece, una necropoli paleocristiana utilizzata tra il IV e il VI secolo d.C. Il luogo è conosciuto come la Grotta delle Meraviglie. Tra gli oggetti recuperati vi è una moneta di bronzo di Valentiniano II, vari frammenti di vasellame e cinque lucerne africane.

Il mito di Dedalo e Cocalo - Dedalo era un uomo di grande ingegno e a lui si attribuiscono una serie di invenzioni come l'accetta e le vele delle navi ancora sconosciute ai Greci. Era molto famoso pure come architetto e scultore. Geloso di suo nipote Galo, anche lui straordinario inventore, lo scaraventò giù dal tetto di una casa e fu quindi costretto a fuggire da Atene rifugiandosi presso Minosse, re di Creta, che lo accolse con grandi onori. Dedalo ricambio la cortesia offendendo il re in diversi modi. Prima di tutto costruì per la regina Pasifae la famosa giovenca attraverso la quale la donna riuscì a soddisfare la sua insana passione per un toro di cui si era innamorata e dalla cui unione nacque il Minotauro, poi suggerì ad Arianna l'espediente del filo per fare ritrovare a Teseo la via d'uscita da quell'intrico di corridoi che era il Labirinto, dopo aver ucciso il Minotauro. Minosse allora fece rinchiudere Dedalo e il figlio Icaro nel Labirinto stesso dal quale l'inventore fuggì costruendosi un paio di ali di cera e piume per sé e un paio per il figlio. Icaro, maldestro, precipitò nel mare perchè avvicinandosi troppo al sole fece sciogliere le sue ali, ma il padre riuscì a raggiungere Cuma, in Campania, dove eresse un magnifico tempio al dio Apollo. Poi passò in Sicilia e fu accolto dal re Cocalo e dalle sue figlie con molta benevolenza. Minosse lo inseguì e chiese a Cocalo di consegnarglielo, ma le figlie di Cocalo, innamorate di Dedalo, uccisero il re di Creta e l'illustre inventore fu di nuovo libero.

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