Approvata alla Camera la Legge per i Comuni con meno di 5 mila abitanti

La proposta di Realacci (Margherita) e Bocchino (An) prevede una lunga serie di aiuti

23 gennaio 2003
Piccolo è bello, ma si può sempre migliorare con la legge per il sostegno dei comuni al di sotto dei 5.000 abitanti.

E' infatti stata approvata dall'Aula di Montecitorio la proposta bipartisan (Realacci della Margherita e Bocchino di An ) che prevede tutta una serie di forme di aiuti ai piccoli comuni, ai quali è data la possibilità di consorziarsi per la fruizioni dei servizi e godere di incentivi per il recupero edilizio e l'avvio di attività.

Ma le forme di incentivazione sono molte e diversificate.
Il rilancio delle economie locali anche con il ripopolamento dei piccoli paesi soprattutto nelle aree più depresse e difficili del territorio, è l'obiettivo principale della legge.

A questo scopo il testo prevede anche forme di valorizzazione dei prodotti tipici locali. Il provvedimento distingue però fra la generalità dei comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, che potranno tutti godere di forme di semplificazione amministrativa, e i 'piccoli comuni', quelli cioè particolarmente 'sfortunati', perché localizzati in aree depresse, degradate o isolate, ai quali sono destinati interventi ad hoc.

Sono esclusi dalla definizione di piccoli comuni quelli, pur al di sotto dei 5.000 abitanti, dislocati nei pressi di grandi centri metropolitani o comunque sedi di numerose attività commerciali od economiche. Ecco dunque i provvedimenti più interessanti che ieri hanno ricevuto il sì della Camera e che ora dovranno andare in Senato. Comuni sotto 5.000 abitanti: per tutti i comuni al di sotto dei 5.000 abitanti è prevista la possibilità, su iniziativa delle Regioni, di unirsi in consorzi per realizzare servizi comunali in forma associata, anche ricorrendo a soggetti privati.

Tasse e utenze potranno essere pagate anche attraverso la rete telematica dei Monopoli di stato per la raccolta dei giochi. Stazioni ferroviarie e casette cantoniere dell'Anas dismesse potranno essere utilizzate per attività di volontariato, presidio del territorio e anche valorizzazione dei prodotti tipici, d'intesa con la società Sviluppo Italia. Piccoli Comuni: si trovano in aree periferiche, economicamente depresse, spesso montane, culturalmente marginalizzate, in via di spopolamento. A essi il provvedimento all'esame della Camera garantisce innanzi tutto l'efficienza e la qualità dei servizi pubblici essenziali da parte delle istituzioni nazionali e locali.

Istruzione, sanità, trasporti, protezione ambientale e civile, poste, sono ai primi posti dei servizi da garantire. Centri multifunzionali possono essere istituiti presso i comuni per concentrare una pluralità di servizi, da quelli sanitari a quelli scolastici, dagli ambientali ai turistici. I servizi postali potranno essere assicurati anche da uffici mobili e i pagamenti di vaglia e conti correnti saranno eseguibili anche nei negozi.

Valorizzazione prodotti tipici: d'intesa con il ministero delle politiche agricole le associazioni locali potranno studiare forme di valorizzazione dei prodotti agroalimentari tipici, anche con lo strumento della cartellonistica stradale. Incentivi per insediamento: incentivi finanziari e premi di insediamento potranno essere disposti dalle Regioni per chi intende stabilire la propria residenza o attività commerciale nei piccoli comuni per almeno 10 anni.

Anche artigiani e commercianti sono incentivati, abolendo la necessità delle autorizzazioni per l'attività commerciale in alcune aree e per alcuni giorni della settimana. Fondo per incentivi fiscali: per concedere incentivi fiscali ai piccoli comuni è istituito un fondo al ministero dell'Economia di 20 milioni di euro all'anno, destinati a incentivare il recupero edilizio o per l'avvio di attività commerciali. 

Fonte: Siciliatravel

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23 gennaio 2003

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