Non chiamatelo '68

Scuola e proteste, nuova ondata di studenti in corteo: da Torino a Palermo in migliaia contro la riforma Gelmini

25 novembre 2010

Qualcuno ha raccontato che il grande drammaturgo Eugene Ionesco, vedendo passare in corteo i sessantottini, a Parigi, li ingiuriò con una... diciamo profezia: "diventerete notai". In effetti molti di loro passarono da "Agito ergo sum" a "Rogito ergo sum"...
Ecco, se in questi giorni, qualcuno vorrebbe rivolgersi agli studenti in piazza dicendo ciò che nel 1968 Ionesco disse ai manifestanti, be', sicuramente la profezia non si avvererebbe affatto, tranne per i figli dei notai che con molta probabilità andranno a ricoprire i posti lasciati vacanti dai padri... E questa è un'altra storia.
Pensiamo sia giusto non rievocare, per descrivere quello che sta accadendo per le strade e nelle piazze italiane, né il '68, né i sessantottini. I ragazzi che anche questa mattina stanno manifestando contro la riforma Gelmini, non hanno voglia di scardinare nulla né tantomeno sovvertire l'ordine precostituito: i ragazzi di oggi stanno semplicemente tentando, con forza e convinzione, il diritto allo studio. A sovvertire le cose ci stanno pensando i "signori" e le "signore" del "Palazzo".

Eppure, secondo il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, "senza la riforma le università vanno verso la bancarotta. Un'opposizione responsabile non sale sui tetti ma collabora in Parlamento". "Ho sempre rispettato la proteste - ha dichiarato il ministro - ma quelle di ieri hanno assunto una forma totalmente inaccettabile. Assaltare il Senato, vedere tafferugli in diverse università... non credo sia un modo corretto e propositivo per migliorare la situazione". "Nel Regno Unito gli studenti protestano per l'aumento delle tasse, in Italia invece il governo lavora per evitare l'aumento delle tasse e soprattutto il collasso del sistema. Molte università hanno conti in disordine e se noi oggi non interveniamo in maniera forte e risoluta non sarà il governo a commissariare alcuni atenei, ma saranno le banche. Faccio il caso dell'università di Siena che è sull'orlo della bancarotta ma non è un caso unico". "Di fronte a questi problemi che necessitano di una soluzione urgente - ha aggiunto Gelmini - io mi sarei aspettata degli studenti desiderosi di apprendere e di accedere a un buon sistema universitario ma soprattutto mi sarei aspettata un'opposizione responsabile, che non sale sui tetti ma in Parlamento esprime la propria posizione".
Per la riforma dell'università il governo ha già stanziato un miliardo. Il ministro dell'Istruzione ribadisce che il riordino dell'insegnamento e dell'organizzazione delle università non sarà fatto solo a colpi di tagli. "Il governo nella legge di stabilità ha stanziato un miliardo, una cifra assolutamente sufficiente non solo per fare fronte alle spese di funzionamento delle università ma anche per garantire il diritto allo studio". "Il 'governo dei tagli' - ha proseguito - ha stanziato 100 mln di euro per il diritto allo studio, 100 mln per i vaucer, ossia un sistema nuovo di finanziamento dell'università attraverso dei buoni che vengono distribuiti alle imprese. Quindi mi pare che, se in passato ci si poteva lamentare per la penuria delle risorse, oggi il problema sia stato completamente rimosso. Ma è evidente che chi non vuole il cambiamento riesce anche a strumentalizzare il cambiamento". A non volere una radicale correzione delle cose "sono certamente i baroni". "Chi ha posizioni di privilegio consolidate nelle università, certamente non vede di buon occhio la legge che introduce la trasparenza nei concorsi, si batte per eliminare 'parentopoli' ovvero i casi di raccomandazione di parenti e amici. Stiamo parlando di una riforma che costringe le università a tenere in ordine i conti e che attribuisce le risorse sulla base dei risultati ottenuti. Questa è una riforma epocale, che introduce la trasparenza, l'efficienza e favorisce i giovani. E' la saldatura tra una parte degli studenti e i baroni - ha concluso Gelmini - che costituisce l'elemento più anomalo della protesta".

Intanto, anche oggi prosegue l'occupazione degli atenei, in tutta Italia, e nuove proteste sono previste nella giornata anche da parte degli studenti delle Scuole Superiori. A Torino dopo Palazzo Nuovo, dove l'occupazione con blocco della didattica è cominciata martedì, e l'occupazione del Politecnico, avvenuta ieri sera al termine di un'assemblea, oggi è la volta delle sedi di Fisica e Chimica che da questa mattina sono 'bloccate' da picchetti degli studenti.
Questa mattina numerosi studenti palermitani delle superiori hanno organizzato alcuni cortei, partiti dalle singole scuole, per raggiungere il provveditorato agli studi in via Praga o la sede della Provincia a palazzo Jung, in via Lincoln.
A Palermo la maggior parte delle scuole scese in piazza fa parte del coordinamento "Studenti in movimento" e protestano contro la riforma Gelmini e contro il finanziamento agli istituti privati e i tagli alle scuole pubbliche. Tutte le scuole in autogestione e occupazione che hanno aderito al cartello "Proteste Libere" (17 in totale) si uniranno ai cortei, ai quali potrebbero unirsi anche gli studenti di istituti che sono stati occupati nei giorni scorsi: i licei Garibaldi, Cannizzaro, Umberto I, Regina Margherita e Meli.
Ieri un gruppo di studenti dell'Università degli studi di Palermo dell'UdU Palermo sono saliti sul tetto del polo didattico dell'Unipa (edificio 19) occupandolo simbolicamente e calando uno striscione che riportava lo slogan: RIPORTIAMO IN ALTO L'UNIVERSITA'. "Questo evento è solo il primo di una lunga serie che sconvolgerà la città di Palermo, nella speranza che tutta la cittadinanza si renda conto che le direttive governative sono state studiate semplicemente per fare cassa sulla pelle del paese e dei giovani che sono il futuro di una società in crisi", hanno detto gli studenti.
Anche a Messina ieri un gruppo di studenti e di ricercatori hanno protestato salendo sulla terrazza-tetto del rettorato contro la riforma dell'università del ministro Gelmini. "Studenti, ricercatori, precari, docenti sono tutti invitati a partecipare alla nostra lotta - hanno scritto in una nota - per il diritto allo studio e per una società antirazzista, antifascista e antisessista. Dal tetto del rettorato vogliamo urlare che ribellarsi è possibile e che la lotta degli studenti non si accontenta di un'università che sia un 'ghetto d'oro in un mondo di m...". "La nostra lotta - conclude la nota - è di tutti i soggetti sociali che subiscono sulla propria pelle le conseguenze di un sistema economico e politico profondamente ingiusto: forte con i deboli e debole con i forti".

Mobilitazioni, cortei, occupazioni hanno interesato e continueranno ad interessare le scuole e gli Atenei di Milano, Bologna, Roma, Firenze etc.

Ieri il governo è stato battuto in aula alla Camera su un emendamento dell'Udc alla riforma dell'università. Hanno votato a favore dell'emendamento centrista Fli, Pd e Idv. L'emendamento, su cui c'era il parere contrario del governo, è passato con 284 sì, 254 no e cinque astenuti. In aula mancavano 45 deputati del Pdl, 20 in missione e 25 assenti.
Il ministro Gelmini ha poi annunciato che "c'è piena copertura per quanto riguarda l'assunzione di 1.500 professori associati per il 2011, il 2012 e il 2013". Annuncio arrivato dopo che Futuro e Libertà aveva minacciato di chiedere il rinvio in commissione della riforma. "Attendiamo una risposta concreta del governo. Se non c'è una risposta positiva sui nostri due punti, chiederemo che la riforma universitaria ritorni in Commissione, tutto qui" aveva detto il capogruppo alla Camera, Italo Bocchino. "Il governo dica all'Aula se ci sono le coperture per gli scatti meritocratici degli assistenti universitari. Perché se non ci fossero, sarebbe paradossale portare avanti il nostro lavoro" aveva sottolineato anche Fabio Granata (Fli), chiedendo una risposta al ministro sui fondi disponibili. Risposta arrivata a stretto giro. "Nel miliardo di euro ci sono risorse anche per i ricercatori e per un'adeguata progressione di carriera" aveva detto Gelmini riferendosi alla legge di stabilità e aggiungendo che sono stati individuati i fondi anche per i concorsi, per il diritto allo studio (100 milioni di euro) e "credo che le abbiamo trovate anche per la premialità. Ritengo che ci siano le risorse necessarie. Sul piano tecnico ci stiamo avvicinando a una stesura in maniera adeguata dell'emendamento".
Sempre ieri, Italia dei Valori aveva lanciato un appello a Futuro e libertà. "Prima che sia troppo tardi i finiani ci diano una mano per mettere uno stop a questo provvedimento che fa scempio dell'università, della ricerca e della scuola" ha chiesto il presidente dell'Idv, Antonio Di Pietro. "Si associno - ha proseguito Di Pietro - alla richiesta che l'Italia dei Valori ha già fatto da diverso tempo per un ritiro del ddl. Questo è un modo per aiutare tutti i protagonisti della protesta prima che questa si trasformi in una vera e propria rivolta sociale, come oggi è successo davanti a palazzo Madama".

E dopo la debacle di ieri, il governo è stato di nuovo battuto alla Camera questa mattina, su un emendamento di Futuro e libertà nel disegno di legge di riforma dell'università su cui l'esecutivo aveva dato parere contrario. L'emendamento all'articolo 16, di cui è primo firmatario Fabio Granata (Fli), è passato con 261 no, 282 sì e tre astenuti. L'approvazione dell'emendamento è stata accolta con applausi da parte dell'opposizione.
Il voto finale di Montecitorio sul provvedimento, che era atteso nel pomeriggio, slitta a martedì, poi il ddl passerà al Senato.
Il ministro Gelmini, dopo la nuova battuta d'arresto alla Camera, ha riferito che l'emendamento approvato non è "particolarmente significativo, ma se saranno votati emendamenti il cui contenuto stravolge il senso della riforma, mi vedrei costretta a ritirarla".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, La Siciliaweb.it, Corriere.it]

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25 novembre 2010

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