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Colpo al Quorum

Per la chiesa il fallimento del referendum sulla legge 40 è stata una mirabile manifestazione di maturità

14 giugno 2005

La legge 40, che regola la procreazione assistita, rimane quella che è. I 4 referendum sulla legge 40 sono falliti. L'affluenza non è andata oltre il 26%, con punte minime dell'11-12% in alcune province della Calabria e della Sicilia. Anche nelle Regioni tradizionalmente più assidue nella partecipazione non si è riusciti a superare la fatidica soglia del 50% più uno richiesta per la validità delle consultazioni: nella provincia di Bologna, per esempio, dove è stata registrata la maggiore affluenza ai seggi, si è recato alle urne il 47,4%.

Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, che con fervore aveva invitato tutti i cattolici ad astenersi, ha commentato il crollo del referendum dicendo: ''Non è una mia vittoria, ho fatto solo il mio dovere di vescovo, di uomo cristiano e di cittadino''.
Camillo Ruini ha lanciato al popolo il suo doveroso messaggio, gli italiani hanno accolto dimostrandosi estremamente maturi, una maturità che ha colpito il presidente della Cei.
Quindi non è stato il menefreghismo, né tanto meno l'iniqua legge sul quorum che ha fatto stravincere l'astensione, ma la pregevole maturità.
Gli italiani non si sono recati alle urne, perché ignoranti o incapaci di poter decidere su questioni tanto complesse, ma dopo una matura riflessione filosofica che li ha portati a dire che: ''L'embrione non è un ricciolo di materia ma l'inizio della vita di ciascuno di noi (Avvenire)'', e quindi è giusto non mettere ai voti la vita, ma lasciare che siano i legislatori e i politici a decidere cosa sia meglio fare della vita di ognuno di noi.
Questo è francamente assurdo.

Per il deputato della Margherita Rosy Bindi, fervente cattolica e sostenitrice del NO fin dal primo momento, la vittoria della chiesa e di Ruini è invece evidente, una vittoria certo non politica ma in difesa di alcuni valori che con l'astensionismo però rischiano di non essere affermati sul serio.
Secondo Baget Bozzo, sacerdote e politologo di Forza Italia, quello del cardinale Ruini è stato un vero e proprio ''capolavoro politico''.
Si gioisce, quindi, perché gli italiani non hanno voluto assumersi le proprie responsabilità, e qualcuno reputa un capolavoro politico l'intervento della chiesa nei confronti di una legge fatta da uno stato laico.

Lo spoglio delle schede valide ha comunque mostrato una netta prevalenza dei SI, che si attestano attorno al 90% per i primi tre quesiti e al 78% per il quarto, quello sulla fecondazione eterologa. Risultati che danno ulteriore forza al fronte anti-referendario, che si era schierato perlopiù per l'astensione ma che anche nell'urna è riuscito a far sentire il proprio peso.
Insomma, riflessioni e polemiche adesso si spostano. Ci si chiede se lo strumento referendario sia in crisi, e se la scelta dell'astensione da parte di politici autorevoli e soprattutto della Chiesa non sia stato solo un trucco affinché vincessero sostanzialmente i NO. Ci si chiede se la risposta degli italiani è stata proprio quella di astenersi consapevolmente, oppure conseguenza del disinteresse degli elettori. Ci si chiede se tutto ciò alla fine non sia un modo per attaccare la legge 194 sull'aborto.
Per molti, il voto del 12 e 13 giugno ha deciso la fine dei referendum, la sconfitta della laicità dello stato, l'oltraggio alla democrazia.

E la legge 40 rimane quella che è. ''La scienza italiana pagherà un prezzo molto alto a cominciare dal ritardo che inevitabilmente accumuleremo nella ricerca sulle cellule staminali embrionali''. Questa l'amara affermazione di Carlo Flamigni, il padre della procreazione assistita in Italia, che sostiene che non pochi ''ricercatori potrebbero decidere di lasciare il nostro Paese per continuare i propri studi all'estero''. All'Italia toccherà ''importare'' le scoperte di paesi più liberali.
''In presenza di risultati positivi delle ricerche sulle staminali embrionali, in qualunque paese ciò accada, questi verranno immediatamente resi noti, ma il grande paradosso sarà che l'Italia sarà allora costretta ad acquistare i brevetti di ciò che altri hanno scoperto, perché messi in grado di ricercare e lavorare in questa direzione. Chi, malato o parente di un malato, rinuncerebbe infatti ad una terapia salva-vita?''.
''Siamo al Medioevo della ricerca - rilancia ancor più deciso l'immunologo Ferdinando Aiuti - il mio invito è rivolto ai giovani ricercatori: affrettatevi a lasciare l'Italia''.
Non solo, la legge 40, sottolinea Filomena Gallo dell'Associazione Amica Cicogna ''divide di nuovo i ricchi dai poveri, i più forti dai più deboli'', perché non tutti avranno soldi, tempo e forza per affrontare in un paese sconosciuto l'iter, difficilissimo, della procreazione assistita. È chiaro infatti che i tempi saranno lunghi. Che ben difficilmente il parlamento modificherà una legge così saldamente difesa.

Il referendum in Sicilia
In Sicilia si è recato alle urne solo il 15,8% degli aventi diritto al voto. Il dato siciliano è tra i più bassi in Italia, ma sostanzialmente in linea con quello del resto del meridione. La provincia dove si è recata a votare la percentuale più bassa di cittadini è Caltanissetta (12,6%); quella dove si è votato di più la provincia di Siracusa (17,4%). A Palermo si è recato a votare il 16,5% degli elettori.
Il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia non esclude comunque che la legge 40 sia modificata in Parlamento se, dopo un periodo di sperimentazione, risultassero necessari correttivi.
''Ha vinto la vita e ha vinto la ragione. Quello di oggi (ieri, ndr) è un risultato in cui ho creduto e per il quale mi sono fortemente impegnato''. Il presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, ha commentato così l'esito del referendum. ''Prima ancora che nell'esito delle urne - ha spiegato Cuffaro - ho confidato, però, nella bontà e nella fondatezza delle ragioni morali, giuridiche e scientifiche poste a base della scelta astensionista: a queste ragioni tutti devono, oggi, piegarsi, riconoscendo in esse i tratti di un consapevole e radicato patrimonio ideale al quale la grandissima maggioranza del popolo italiano continua a riferirsi nell'affrontare questioni tanto delicate come quelle sulla difesa della vita sin dal suo concepimento''.
Soddisfatto anche il presidente dell'Assembra regionale siciliana, Guido Lo Porto: ''E' stata una manifestazione massiccia di adesione a una legge equilibrata che permette l'uso del progresso scientifico, ma ne impedisce gli eccessi. Male hanno fatto i leader politici con i loro eccessi verbali, manifestando in un senso o in un altro il proprio voto, perché si tratta di materia che andava affidata solamente all'intimità della propria coscienza. Una vittoria di valori inalienabili, una sconfitta per il progressismo di maniera che ha trascinato dietro i rottami di un laicismo superato''.

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14 giugno 2005
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