Controlli insufficienti? La Sicilia deve fare i conti con la Corte… dei conti

Il punto dolente dell'amministrazione della Regione Siciliana è ancora il personale

11 luglio 2003
Controlli insufficienti, mancanza di un sistema di valutazione della dirigenza e soprattutto un forte incremento delle retribuzioni. È ancora il capitolo del personale il punto dolente dell'amministrazione della Regione Siciliana.

Un richiamo critico su questi temi è emerso dal giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione svoltosi davanti alle sezioni riunite della Corte dei Conti per la Sicilia. Riferimenti alle politiche della Regione verso il personale sono sia nella requisitoria del vice procuratore generale Luigi Mario Ribaudo (che dopo 30 anni assumerà l'incarico di procuratore della Corte dei Conti per il Lazio) sia nella relazione della stessa Corte, presieduta da Giuseppe Petrocelli.

Nella seduta, che si è svolta a palazzo Steri, non è intervenuto il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, che ha sospeso tutti gli impegni pubblici dopo essere stato raggiunto dall’avviso di garanzia per concorso in associazione mafiosa e corruzione.

Il vice procuratore generale Ribaudo ha ricordato innanzitutto che i dipendenti della Regione sono (dato aggiornato al 31 dicembre 2002) 15.343: quasi 300 in meno rispetto all'anno precedente. I dirigenti sono 254 per la prima fascia e 2137 per la seconda. Ribaudo ritiene che proprio con la dirigenza la Regione non abbia tutte le carte in regola: oltre alla carenza dei controlli e di programmazione strategica, viene giudicata discutibile la scelta di concedere a tutti i dirigenti generali l'indennità di posizione nella misura massima.

Riscontrata anche una "irregolarità negli uffici di diretta collaborazione", compreso "l'illegittimo conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti interni all'amministrazione non appartenenti all'area della dirigenza". Nel complesso, c'è un «sovradimensionamento persistente dell'organico» che comporta un rilevante onere finanziario per la Regione. Nel 2002 le retribuzioni hanno raggiunto la cifra di 711 milioni e 781 mila euro con un aumento, rispetto all' anno precedente, del 20,75 per cento.

"Su tale dinamica di spesa - osserva la Corte nella relazione del consigliere Maurizio Graffeo - influisce non poco una contrattazione collettiva sottratta, contrariamente a quanto avviene nel resto d'Italia, a qualsiasi verifica circa la compabilità dei costi, in spregio al principio costituzionale di buon andamento e alle esigenze di risanamento della finanza pubblica regionale e di rispetto del patto di stabilità interno".

Una nota positiva viene invece dal fronte del precariato. I lavoratori socialmente utili sono ancora molti, ben 29.804, ma meno dell' anno precedente quando erano 35.558.
Risultato apprezzabile, è il giudizio della Corte, ma l'opera di alleggerimento deve ancora proseguire.

Sul piano finanziario viene rilevata la precarietà della situazione di cassa che ha impedito il pagamento di tutti i fornitori. Il recente accordo con lo Stato, che ha chiuso un lungo contenzioso, e alcune misure di contenimento hanno dato un po' di respiro alla Regione. Ma in alcuni settori, e in particolare nella sanità, non si riesce ancora a "frenare l'eccessiva incidenza delle spese per l'assistenza farmaceutica e ospedaliera". E infine permane, in un quadro finanziario problematico, il ricorso ai mutui che spesso serve a finanziare la spesa corrente.
E questo per la Corte non corrisponde ai canoni della buona amministrazione. 

Fonte: Gds 

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11 luglio 2003

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