Il caciocavallo ragusano a rischio di ''estinzione''

Il ministro per le risorse agricole lo cancella dall'elenco dei prodotti tipici

16 settembre 2002
Gli imprenditori del consorzio di ricerca per la filiera casearia lanciano la campagna per restituire al famoso formaggio a forma di parallelepipedo l'etichetta di prodotto tipico regionale.
Per salvare il ''cosacavaddu'', la crociata è partita quando il 30 luglio scorso il ministro per le risorse agricole Gianni Alemanno con un suo decreto ha cancellato questa varietà storica dall'apposito elenco regionale di prodotti tipici. Il ministero ritiene che sia uguale al ragusano dop e che quindi non sia meritevole di un'apposita tutela.

A favore del decreto nazionale si schierano i produttori del Consorzio di tutela dal ragusano dop perché, dicono, «il ragusano non può e non deve avere imitazioni». Anche se questo significa spazzare via dal panorama produttivo locale circa 150 produttori che non rientrano più né nell’elenco regionale né nelle regole imposte dal disciplinare del ragusano dop.

Il presidente del consorzio di ricerca per la filiera casearia, spiega che la produzione del caciocavallo avviene soltanto da novembre a maggio, mentre il caciocavallo ragusano si può produrre in altri mesi dell'anno come quelli estivi.
In questo modo, si obbliga il produttore ad aderire al Consorzio per il ragusano per non essere fuorilegge.
Fuorilegge, infatti, sono tutti quei produttori di caciocavallo, che hanno tra l'altro il problema di collocare sul mercato circa 700 tonnellate di formaggio del 2001 senza incorrere in sanzioni da parte dell'Unione europea. Infatti questi formaggi non possono più godere delle deroghe previste dalle direttive comunitarie, come la possibilità di utilizzare attrezzature in legno, quindi, o rientrano nei disciplinari del dop o devono adeguarsi alle norme igieniche dell'industria, con il risultato che non c'è più tutela della produzione artigianale che risale al 1500.
Potrebbe succedere la stessa cosa che è avvenuta per il gorgonzola e il fiore sardo, ossia, sono stati inglobati nel ciclo produttivo industriale e ora vengono prodotti anche con il latte pastorizzato.
In contrasto con gli effetti del decreto, il Corfilac ha istituito un tavolo tecnico che riunisce le organizzazioni professionali del territorio.

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16 settembre 2002

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