Il Comune di Bagheria è sull'orlo del fallimento?

Ne è convinta la Corte dei Conti, ma il sindaco della città si rivolge al Tar

20 novembre 2013

Il Comune di Bagheria è sull'orlo del fallimento. Ne sono convinti i giudici della Corte dei conti, che con deliberazione 321 intimano all'amministrazione di "avviare immediatamente le procedure" e al consiglio comunale di "deliberare senza indugio con provvedimento non revocabile il dissesto finanziario dell'ente", che conta 36,5 milioni di euro di debiti fuori bilancio: 25,5 milioni già accertati, 11 milioni potenziali.
Ma il sindaco Vincenzo Lo Meo non ci sta e in attesa delle ispezioni della Regione siciliana per accertare se ci siano o meno i presupposti per il dissesto, annuncia ricorso al Tar contro il provvedimento della Corte dei conti, certo che con un piano di rientro decennale l'amministrazione sarà in grado di mettere i conti in ordine. Sia che il consiglio comunale dichiari il dissesto dell'ente o dia l'ok ad un piano di rientro, un dato comunque resta: le imposte dovute dai cittadini schizzeranno ai massimi livelli.

"La Corte dei conti - dice il sindaco di Bagheria Vincenzo Lo Meo - non ha la competenza per dichiarare il dissesto del Comune come chiarisce una sentenza della Corte costituzionale, aspettiamo l'esito delle ispezioni dell'assessorato regionale alle Autonomie locali, e intanto stiamo elaborando un ricorso al Tar contro questa decisione. Siamo convinti che con un piano di rientro decennale riusciremo a mettere apposto i conti. Un provvedimento di questo genere ci consentirebbe di chiedere ai cittadini meno sacrifici, nel senso che potremmo ridurre le tasse, che per legge in questi casi dovranno essere applicati con le aliquote al massimo, già dopo due o tre anni". Poi Lo Meo aggiunge: "Sia chiaro che la responsabilità della situazione che ci troviamo a fronteggiare non dipende da questa amministrazione, la mole di debiti fuori bilancio è un lascito delle gestioni che ci hanno preceduto".

"Le vicende legate al Comune di Bagheria sono la punta di un'iceberg, chiediamo l'apertura di un confronto con il governo nazionale e quello regionale perché diversi comuni siciliani o sono già in dissesto o sono a rischio default ed è evidente che non si può scaricare tutto sui cittadini con imposte a aliquote massime. Tra tagli del governo nazionale e gestioni del passato poco virtuose, si corre il rischio che i comuni implodano". Lo dice il vice presidente vicario regionale dell'Anci Paolo Amenta, parlando del rischio default di alcuni comuni siciliani.

Per il Movimento Cinque Stelle di Bagheria, l’amministrazione Lo Meo ha aggravato, e continua a farlo, la situazione finanziaria della città...

L’Amministrazione sta aggravando la situazione finanziaria del Comune di Bagheria

Il Comune di Bagheria deve dichiarare il dissesto.
Risulta ormai chiaro che l’amministrazione sta cercando di salvare la classe politica attuale e precedente, evitando accertamenti sulle responsabilità riguardo la situazione economica dell’Ente.
L’attuale amministrazione è ormai colpevole tanto quanto le precedenti.ulle responsabilità riguardo la situazione economica dell’Ente. Questo tentativo di prolungare i termini sta peggiorando la situazione finanziaria dell’Ente.
Questo è ciò che emerge dalla deliberazione n. 321/2013/PRSP adottata dalla Sezione di Controllo della Corte dei Conti per la Regione Siciliana nell'adunanza del 16 ottobre 2103 (ore 10,30), e trasmessa al Comune di Bagheria il 13 novembre, ed è di una gravità inaudita.

Andiamo nello specifico.
Il dissesto è l’unico scenario plausibile a beneficio della collettività (cit. Corte dei Conti)
Secondo l’Amministrazione sarebbe venuta meno la possibilità di attivare la procedura del dissesto.
Secondo la Corte dei Conti, e secondo NOI, questa interpretazione non è condivisibile dal momento che:
- gli stessi amministratori potrebbero essere stati causa del dissesto (non dichiarando il dissesto eviterebbero il giudizio e le eventuali sanzioni),
- contrasta con gli artt. 28 e 97 della Costituzione finendo per porsi al di fuori della logica di sistema.
Appare dannoso, e non funzionale al buon andamento e alla sana gestione, il procrastinarsi di tentativi di evitare il dissesto i quali non fanno altro che rendere le manovre dl riequilibrio e di risanamento molto più problematiche per via della situazione debitoria, andando a configurarsi come un "dannoso escamotage per diluire in un ampio arco di tempo soluzioni che andrebbero immediatamente attuate".
A questo punto è chiaro come il dissesto finanziario risulta essere l’unico scenario normativo ed operativo funzionale a realizzare un percorso gestionale virtuoso, di ripristino degli equilibri di bilancio e di cassa, e per essi, della piena funzionalità dell'amministrazione, a beneficio della collettività.

L’Amministrazione favorirebbe alcuni creditori? - L’Ente ha chiesto e ricevuto circa 4 milioni di anticipazioni di cassa per far fronte ai pagamenti dei creditori pur sapendo che tale richiesta poteva essere accolta solo se il Consiglio avesse approvato il piano di riequilibrio.
Secondo la Corte dei Conti l’Amministrazione ha interpretato in via elusiva il meccanismo del dissesto al fine di procrastinare i termini perentori previsti a tutela dell’interesse pubblico. Tale modo di agire – accusa la Corte dei Conti – ha differito indebitamente gli effetti sospensivi delle procedure esecutive intraprese nei confronti dell’ente, minando la par condicio tra i creditori. In pratica si accusa l’Amministrazione di aver in questo modo favorito alcuni creditori a discapito di altri.

Il risultato di Amministrazione non è veritiero? - Riguardo ai residui attivi la Corte dei Conti esprime forti perplessità sulla veridicità del risultato di amministrazione e sulla liceità dell’enorme mole di residui attivi contabilizzati. Infatti a fronte della cancellazione di circa 2 milioni di euro di residui attivi, ne sono stati mantenuti oltre 35 milioni, parte dei quali di anzianità superiore a cinque anni.
Da queste affermazioni appare evidente che la Corte dei Conti giudica negativamente l’operato dell’Amministrazione Lo Meo, sollevando forti dubbi sulla veridicità di alcuni dati di bilancio.
Analoghe perplessità sussistono con riferimento alla previsione di maggiori entrate da recupero dell’evasione tributaria per un importo complessivo di 10 milioni di euro, poco credibile per via della cronica difficoltà che I'Ente registra nella riscossione dei propri tributi, sia durante l’Amministrazione Sciortino sia nei due anni e mezzo dell’attuale amministrazione.

In conclusione - Al fine di ripristinare gli equilibri di bilancio, la ordinaria funzionalità dell’Ente, il buon andamento e la continuità dell'azione amministrativa, nonché la parità di trattamento dei cittadini delle varie zone geografiche del Paese nella fruizione dei livelli essenziali delle prestazioni, il Consiglio comunale (o il commissario ad acta) ha I'obbligo di deliberare senza indugio il dissesto finanziario con provvedimento non revocabile.
La strada risulta segnata. Gli "ispettori" che verranno inviati dall’Assesorato regionale competente per provare a "proteggere" politicamente questa Amministrazione (Valenti-Dina-Lo Meo sono UDC) non potranno non confermare i presupposti del dissesto. Infatti la deliberazione della Corte dei Conti non è suscettibile in alcun modo di riesame amministrativo da parte dell'Assessorato cui compete l'esercizio dei poteri sostitutivi previsti dall’ art. 109 bis dell'O.R.EE.LL.
E aggiungiamo che ci pare inverosimile il tentativo di modificare la legge di Stabilità per permettere al Comune di Bagheria di ripresentare il piano di riequilibrio, poiché, anche se vi fosse questa possibilità, la Corte dei Conti, alla luce di quanto stabilito in questa deliberazione non approverà alcun piano di risanamento.

Ufficio Stampa Movimento Cinque Stelle Bagheria

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20 novembre 2013

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