Il Referendum sulle Trivelle e l'astensione del Pd

Per i renziani quello del 17 aprile è "un referendum inutile" e invitano gli italiani ad astenersi

22 marzo 2016

Si avvicina la data del Referendum del 17 aprile e si scatena la polemica tra le forze politiche e in particolare all’interno del Partito democratico che, in gran parte, ha scelto la via dell'astensione. Il Movimento 5 Stelle, dal blog di Grillo, attacca la posizione espressa dal partito di governo e lancia l'hastag #pdtrivellademocrazia.
E anche i Vescovi, con un documento della Cei chiedono che si discuta possibilmente tenendo conto dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco.
In particolare i prelati chiedono una "attenzione all’aspetto sociale ha portato i Vescovi a confrontarsi anche sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle - ossia se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza della concessioni - concordando circa l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’Enciclica Laudato si' di papa Francesco".

Per Di Battista (M5S) "Il referendum è l'unico strumento che resta ai cittadini italiani per decidere, la Serracchiani si deve vergognare, il Pd è diventato verdiniano, in mano a Verdini, si deve vergognare che suggerisce ai cittadini italiani di non andare a votare, questi si chiamano partito democratico e dicono di non andare a votare, quello che faceva Berlusconi sul referendum per il nucleare, questi sono peggio di Berlusconi".  Gli fa eco il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd), che dice: "Attenzione ad utilizzare lo scudo dei lavoratori per sostenere l'attività lobbistica delle compagnie petrolifere. Perché potremmo spiegare come le imprese in Basilicata operano con il 40 per cento di ribassi, i lavoratori hanno contratti a due mesi e anche coloro che sono stati formati secondo accordi e indicazioni delle compagne petrolifere non vengono assunti, come proprio in questi giorni hanno denunciati i sindacati".

LO SCONTRO ALL'INTERNO DEL PD - "Questo referendum è inutile". La linea della segreteria del Partito democratico sul quesito sulle trivelle, ha aperto un nuovo fronte nel Pd. Perché il giudizio espresso dai vicesegretari, anticipato da una comunicazione all'Agcom sulla linea dell'astensione e dalle parole pronunciate sabato da Matteo Renzi ("Il quesito non ha buon senso"), irrita la minoranza Pd e i governatori Dem che hanno proposto la consultazione. "Chi ha deciso l'astensione? Non la condivido affatto", protesta per primo Roberto Speranza. E Gianni Cuperlo annuncia che andrà a votare. Ma i vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani rinviano alla direzione del partito convocata lunedì: "Vedremo chi ha i numeri - a norma di statuto - per utilizzare il simbolo del Pd". La tensione nel partito riemerge in un'intervista di Pier Luigi Bersani alla Stampa. "Non regalo il partito a Renzi. Dobbiamo restare lì. Certo se quelli lì prendono il mitra allora ci toccherà andare in montagna. Altro che scissione...", dice l'ex segretario.
E un dirigente dell'attuale maggioranza renziana si dichiara sgomento: "Non mi sarei sognato di usare neanche con Berlusconi la metafora della resistenza, perché il sottinteso è che gli altri - cioè noi - sono fascisti".
Il senatore del Pd Vannino Chiti annuncia: "Andrò a votare sì al referendum sulle trivellazioni e sostengo le motivazioni delle Regioni che l'hanno proposto. Nei referendum i partiti devono dare un orientamento ma poi lasciare sempre la libertà di voto".

I sostenitori del Referendum hanno dato il via alla campagna con un flashmob al Pantheon a Roma esponendo teli neri agitati come delle onde per rappresentare i rischi che il 'mare nero' può portare lungo le coste italiane e lingue di fiamme lanciate da 'un mangia fuoco' che improvvisamente hanno coperto un plastico di una piattaforma di estrazione petrolifera e il mare blu sottostante.
Flashmob anche a Catania e in altre 21 città di tutta Italia, dove gli "oil men" di Greenpeace sono entrati in azione per invitare gli italiani al partecipare al referendum sulle trivellazioni offshore del prossimo 17 aprile.
In piazza Stesicoro i volontari di Greenpeace, vestiti di nero e con mani e volto sporchi di una sostanza oleosa simile al petrolio, hanno animato un flashmob per richiamare l’attenzione dei cittadini sul referendum. Sullo striscione si poteva leggere un chiaro invito al voto del 17 aprile: U MARI 'NSI' SPUTTUSA.

"Il 17 aprile gli italiani hanno la possibilità di fermare le piattaforme più vicine alle nostre coste. Producono solo il 3 per cento del gas di cui lItalia ha bisogno, e lo 0,8 per cento del nostro consumo annuo di petrolio, ma lo fanno inquinando, e molto. Come dimostra il rapporto "Trivelle Fuorilegge" di Greenpeace, che evidenzia concentrazioni preoccupanti di sostanze tossiche e cancerogene nei fondali vicini alle piattaforme e nelle cozze che ci crescono sopra", ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace.
Secondo Greenpeace, il voto del 17 aprile ha un portata politica più ampia del merito tecnico del quesito referendario. "È una data in cui si potrà democraticamente smentire l'indirizzo energetico del governo, che da due anni a questa parte ha individuato nelle misere riserve nazionali di gas e petrolio l'unico orizzonte di sviluppo energetico per il Paese. Si tratta dello stesso governo che, mentre prometteva nuova occupazione grazie alle trivellazioni, penalizzava fortemente il settore delle energie rinnovabili, che ha perso negli ultimi mesi decine di migliaia di posti di lavoro". Greenpeace invita tutti i cittadini italiani a votare Sì al referendum del prossimo 17 aprile, per fermare le trivelle e favorire la transizione verso le energie rinnovabili.

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22 marzo 2016

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