No definitivo alle baby pensioni, via libera invece alla stabilizzazione degli Lsu

L'Ars ha bloccato l'esodo di circa 4.000 dipendenti regionali con 53 voti a favore e 27 contrari

22 dicembre 2003
La Regione Siciliana blocca defintivamente le "baby pensioni". Eppure solo qualche giorno fa aveva dato il suo via libera. Le uniche pensioni bloccate, si era detto, dovevano essere quelle contenute nell'ultimo scaglione che aveva presentato la domanda. La vicenda diventa ancora più controversa se pensiamo che, qualche mese fa, la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale la norma, varata dall'Ars (Assemblea Regionale Siciliana) il 2 Marzo 2001, che estendeva ai dipendenti della Regione la possibilità di andare  in pensione con soli 25 anni di anzianità. Sarebbe stato violato infatti, l'art. 81 della Costituzione secondo il quale ogni legge deve indicare i mezzi di copertura finanziaria.
Insomma, un vero e proprio tira e molla tra Consulta e Regione Sicilia che finalmente sembra essere arrivato, nel bene o nel male, alla conclusione. La norma è passata infatti, dopo un lungo scontro in aula e con il voto segreto. Il blocco delle baby pensioni avrebbe consentito l'esodo agevolato di ben 4.020 dipendenti regionali dal gennaio 2004. Con 53 voti a favore e 27 contrari l'aula ha fermato l'esodo degli impiegati che sarebbero andati in quiescenza con 25 anni di anzianità. Il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro prima del voto aveva sottolineato "l'importanza per l'amministrazione di mantenere in servizio professionalità che sono necessarie allo sviluppo della Sicilia".

Il governo ha soppresso anche un articolo che estendeva il sistema di calcolo retributivo, legato all'ultimo stipendio, ai dipendenti assunti dopo il 1986. La norma sarebbe costata infatti, circa 200 milioni di euro.
"E' vergognoso come il governo regionale continui a giocare con le aspettative dei dipendenti regionali e con le casse della stessa Regione che, al contrario di quanto affermato dai presentatori dell'emendamento, verranno danneggiate dal mancato esodo", il commento di Leoluca Orlando, deputato di Sicilia 2010. "E' stata una ulteriore conferma del pressappochismo e dell'arbitrio politico di troppi membri di questa maggioranza - ha proseguito - troppo spesso vengono calpestati i diritti inalienabili non soltanto dei regionali ma di tutti i cittadini: ancora una volta, un provvedimento che agevola alcuni a danno di molti!".

L'Ars, in una lunga maratona parlamentare, ha approvato anche altre norme inserite nella Finanziaria. Godranno dell'esenzione dal ticket su farmaci e analisi clinici coloro che hanno un reddito familiare inferiore ai 12 mila euro. Non pagheranno neppure i donatori di sangue e chi acquista farmaci non griffati. Per tutti gli altri il ticket cambia in relazione al reddito. Chi ha un reddito compreso tra 12 e 36mila euro annui infatti, pagherà il ticket fino ad un massimo di 36,15 euro. Per chi, infine, ha un reddito superiore a 36 mila euro l'anno il meccanismo è il seguente: qualora l' importo complessivo degli esami effettuati sia superiore ai 36,15 euro, dovrà essere versata l' ulteriore somma pari al 10 per cento della differenza tra importo complessivo e 36,15 euro. L' assistito con reddito superiore ai 12 mila euro, poi, pagherà un ticket di 2 euro per ogni ricetta che prescriva esami.  I medici di famiglia non potranno più prescrivere più di otto esami clinici per ricetta. Un altro scontro in aula per far passare l'emendamento proposto da Rifondazione Comunista sulla stabilizzazione degli Lsu nei Comuni e in tutti gli enti pubblici siciliani. Ha spaccato la maggioranza anche se appoggiato da un ampia fetta di questa. L'assessore al Bilancio, Alessandro Pagano ha infatti, abbandonato l’aula in segno di protesta. "Saranno riempiti i vuoti nelle piante organiche": ha, invece, replicato il vicepresidente della Regione Giusseppe Castiglione.

La Cgil siciliana ha espresso soddisfazione per l'approvazione dell'emendamento. "La mobilitazione dei Lsu - dicono Santo Inguaggiato e Franco Marino, della Cgil siciliana - ha prodotto risultati tangibili per i 27 mila precari ancora da stabilizzare e per la prosecuzione dei rapporti di lavoro già instaurati, oltre 20 mila". "Adesso - aggiungono i due esponenti della Cgil - incalzeremo il governo affinchè nel tavolo politico che si deve aprire in base agli impegni assunti dal governo a seguito della manifestazione dei lsu, venga definito il programma da concordare con sindaci, presidenti delle province regionali, enti pubblici utilizzatori e sindacati". "Programma - concludono Inguaggiato e Marino - che può diventare effettivo solo attraverso il confronto e la piena assunzione di responsabilità di ogni ente utilizzatore". Approvate, inoltre, le agevolazioni per le imprese di nuova costituzione che per cinque anni non dovranno pagare l'Irap ridotta del 50%, ossia l’imposta regionale per l'attività produttiva mentre la Regione si accollerà l'imposta sul reddito delle persone giuridiche.

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22 dicembre 2003

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