Per un sentenza della Cassazione in bilico nell’Isola i sindaci-deputati

14 settembre 2002
Una sentenza della Cassazione fa vacillare i sindaci siciliani che sono anche deputati all'assemblea regionale siciliana, stravolgendo il sistema normativo dell'isola in materia di incompatibilità elettorali. Confermando l'on. Gaspare Vitrano (Margherita per la Sicilia) alla carica di deputato regionale la Cassazione ha fissato un principio che rischia di trasformare l'intera legislazione siciliana in materia.

Cancellato, di fatto, l'art. 8, primo comma, della legge n.29 del 1951, così come stabilito dalla Suprema Corte, tutti i sindaci, anche dei comuni al di sotto di 40 mila abitanti, ed i Presidenti di provincia risultano incompatibili con la carica di deputato regionale e, quindi, dovrebbero dimettersi. Il caso è stato sollevato stamane con un'interrogazione presentata alla Camera dai deputati dall'Udeur, primo firmatario Clemente Mastella.

Nell'interrogazione i deputati scrivono che «emerge chiaramente un contrasto fra l'applicazione delle norme di ineleggibilità diramate dalla Regione e l'interpretazione che della legge ha dato la Corte di Cassazione, cui seguono gravi conseguenze di natura politica e costituzionale. «Chi risarcirà i deputati dichiarati inelegibili sulla base della normativa regionale? - chiedono i deputati dell'Udeur - e i sindaci, come Leoluca Orlando, che si sono dimessi dalla carica per essersi candidati a Presidente della Regione o deputato?». I deputati dell'Udeur chiedono inoltre che il governo regionale ed il parlamento intervengano sulla questione con la massima urgenza.

Aprendo dunque un caso politico la sentenza della Cassazione chiude una vicenda giudiziaria generata da una poltrona di deputato all'Ars contesa da due candidati. La Suprema Corte ha deciso alla fine di un procedimento avviato da Giuseppe Faraone, primo dei non eletti alle regionali del 2001 nella lista 'Margherita per la Sicilia'. Faraone ha chiesto ai giudici di dichiarare inellegibile Gaspare Vitrano, che, in quanto dipendente regionale, non si sarebbe dimesso dai ruoli dell'amministrazione nei 30 giorni precedenti la data del voto. In primo grado il Tribunale ha dato ragione a Faraone, spedendolo all'Ars, ritenendo applicabile un articolo della legge regionale del 1997, che aveva recepito il sistema di ineleggibilità statale. Ma la corte di appello ha ribaltato il verdetto, reintegrando Vitrano, sostenendo che la legge del '97 non ha abrogato la precedente normativa del '51, ma l'ha soltanto modificata. Con il risultato che le cause di ineleggibilità in Sicilia sono rimaste quelle della legge del '51 e tra queste non vi è quella di dipendente regionale.

Nel gioco ad incastro di interpretazioni, modifiche ed abrogazioni, anche parziali di norme, la motivazione della Cassazione ha riformato di fatto l'intero sistema delle incompatibilità elettorali siciliane, sostituendosi, sostengono i firmatari dell'interrogazione, al legislatore. Secondo l'interrogazione, infatti, la Cassazione, 'afferma la sussistenza di due posizioni ontologicamente inconciliabili, a meno che non sia ammesso che la Corte si sostituisca al legislatore e ne faccia le veci'. Accanto al procedimento civile, concluso dalla sentenza della Cassazione, la procura di Palermo ha da tempo avviato un'inchiesta penale, per accertare se nella predisposizione della documentazione a sostegno della domanda di aspettativa del funzionario regionale e candidato al seggio parlamentare Gaspare Vitrano siano stati commessi falsi.

Fonte: La Sicilia

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14 settembre 2002

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