Referendum: il "sì" vince con il 64,2%, il "no" si ferma al 35,8%

Affluenza alle urne al 34%

08 ottobre 2001
Ha vinto il sì: con il 64,2 per cento per un totale di 10.438.419 di voti sono state confermate le modifiche al Titolo V della Costituzione, decise dal Parlamento nella scorsa legislatura. Il no ha ottenuto il 35,8 per cento per un totale di 5.819.187 voti. L'affluenza alle urne è stata del 34 per cento. Superiore rispetto all'ultima consultazione referendaria, il 21 maggio del 2000, quando avevano votato il 32,2 per cento degli aventi diritto.

Al contrario di quanto è accaduto in passato, stavolta non era necessario raggiungere il quorum del 50 per cento degli aventi diritto al voto. Quello sul trasferimento di poteri dallo Stato agli enti locali era infatti un referendum confermativo di una modifica costituzionale, il primo di questo genere nella storia della Repubblica italiana, e la consultazione è valida indipendentemente dall'affluenza alle urne.

Le urne si sono aperte alle 6.30 del mattino e si sono chiuse alle 22. Quarantanove milioni di italiani erano chiamati a scegliere se confermare o meno la legge di riforma del Titolo V della Costituzione - quello relativo alle autonomie locali - approvata in parlamento lo scorso 8 marzo.

Obiettivo fondamentale della legge è quello di aumentare il grado di decentramento previsto dalla Costituzione. In molti la definiscono comunemente una legge sul federalismo ma di fatto i termini "federalismo" o "federalista" non compaiono in alcun punto del testo in questione.

Con la vittoria dei "sì" la riforma sarà subito efficace. Se avesse vinto i "no", la Costituzione non sarebbe modificata nel suo titolo V.

L'obiettivo della legge
Tra i cambiamenti più significativi che la legge introdurrà compare ad esempio quello relativo all'ampliamento dei poteri legislativi delle Regioni.

Mentre la nostra attuale Costituzione specifica le materie di competenza delle Regioni e attribuisce tutte le altre allo Stato, il nuovo testo capovolge la prospettiva indicando le materie "riservate" allo Stato - tra cui difesa, esteri, giustizia, previdenza sociale - e attribuendo tutte le altre alle Regioni: o in via esclusiva o "concorrente".

In questo secondo caso - per esempio in materia di tutela della salute, rapporti internazionali, commercio con l'estero e protezione civile - lo Stato detterà i principi generali mentre le Regioni avranno il compito di attuarli tramite le proprie leggi.

Un altro punto riguarda l'autonomia finanziaria degli enti locali sia in termini di spesa che di entrata e quindi anche la possibilità da parte loro di applicare tributi propri. Lo Stato da parte sua provvederebbe all'istituzione di un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale e gli enti più disagiati.

Viene poi capovolto anche il principio della "sussidiarietà". Le funzioni amministrative affidate oggi alle Regioni verrebbero attribuite ai Comuni, ossia all'ente territorialmente più vicino ai cittadini. E il Comune, a sua volta, potrebbe affidare a cittadini o a ditte private quei servizi che finora erano di sua esclusiva competenza.

Roma si vedrà riconosciuto costituzionalmente lo status di capitale, le aree metropolitane verranno aggiunte all'elenco degli enti territoriali oggi esistenti (Regioni, Province, Comuni) e un "consiglio delle autonomie locali" sostituirà, per quanto riguarda il coordinamento istituzionale, la figura dell'attuale commissario governativo.

Le Regioni saranno inoltre rappresentate all'interno delle commissioni parlamentari da propri delegati mentre uomini e donne si vedrebbero riconosciute pari condizioni d'accesso alle cariche elettive.

Chi è a favore e chi è contro
Le posizioni, all'interno del centrodestra e del centrosinistra, non sono state del tutto omogenee, con qualche divisione orizzontale tra il centro dei partiti e le rispettive amministrazioni locali soprattutto all'interno della maggioranza.

In linea di massima comunque il centrosinistra si è espresso a favore della legge mentre il centrodestra l'ha bocciata. I primi hanno invitato a votare "si", i secondi a votare "no".

I primi hanno sostenuto che questa legge rappresenta una riforma federalista equilibrata, senza gli eccessi che caratterizzerebbero le proposte della maggioranza. I secondi hanno parlato invece di una finta riforma federalista e ne hanno promesso, nel caso vincesse il "no", una molto più completa.

Tra le Regioni si sono pronunciate a favore del "si": Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Campania, Basilicata, Lombardia, Liguria, Piemonte, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.

A favore del "no" si sono schierate invece Lazio, Abruzzo e Veneto.

Per il "no" si è espressa anche Rifondazione comunista, anche se per motivi opposti a quelli del centrodestra. La riforma per Fausto Bertinotti è troppo federalista e creerebbe ulteriori diseguaglianze fra i cittadini.

I Radicali infine si sono lamentati per la scarso spazio che i mezzi d'informazione avrebbero concesso all'argomento.

Fonte: CNN Italia

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08 ottobre 2001

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