Sintonia fra Cisl e Federazione nazionale pensionati

Sei le rivendicazioni a conclusione dell'assemblea nazionale di ieri a Giardini Naxos (ME)

30 ottobre 2003
L’Assemblea nazionale dei pensionati Cisl (950 delegati in rappresentanza di 2.130.436 associati alla Fnp) che si è tenuta ieri a Giardini Naxos (ME), si è conclusa con la replica del segretario Antonio Uda che ha confermato la piena sintonia della sua Federazione con la Cisl e con la linea espressa da Savino Pezzotta.
"L’evento emergente in questa fase, e cioè la controriforma previdenziale portata avanti dal Governo – ha detto Uda – deve fare da elemento catalizzatore per tutto il movimento sindacale che va riposizionato attorno alla priorità delle politiche sociali, con estrema attenzione verso le fasce popolari più deboli: non solo quelle anziane ma anche quelle giovanili e dei lavoratori adulti espulsi dalla produzione".

In particolare per le rivendicazioni dei pensionati, il segretario Uda ha sintetizzato sei  punti-chiave:
- estensione vera del "milione al mese" a tutti i pensionati, eliminando l’iniquità tra percettori di trattamenti di carattere previdenziale e titolari di interventi assistenziali;
- revisione del paniere carovita (e sua reale attendibilità e trasparenza) con riferimento ai consumi di base per alimentazione, assistenza e abitazione: - destinazione contrattata ogni due anni di una quota  del Pil  per il  recupero del potere di acquisto delle pensioni (dunque, non automatismi ma quel negoziato col Governo previsto dalla legge 503/92, tuttora disapplicata);
- ripresa della politica dei redditi con efficaci misure di controllo a partire da tariffe e servizi pubblici e soluzione del problema relativo al calcolo delle pensioni erogate durante i periodi di vacanza contrattuale;
- politica fiscale, nazionale e locale orientata a favore delle categorie svantaggiate e dei non-autosufficienti, salvaguardando la parità tra pensionati e lavoratori attivi;
- rivisitazione delle politiche socio-sanitarie e socio-assistenziali, con la contrattazione dei relativi "livelli minimi" di tutela  previsti dalle leggi di riforma dell’assistenza e della sanità.

Savino Pezzotta dall’Assemblea Nazionale dei pensionati Cisl, aveva ribadito prima delle conclusione di Uda: "Siamo contrari all'emendamento del governo alla delega per la riforma delle pensioni perché è sbagliato e perché creerà un mare di problemi alla previdenza italiana, senza risolvere neppure le questioni che pretende di affrontare".
Un «no» deciso quello del leader della Cisl, che respinge anche la proposta di Roberto Maroni di concedere 18 mesi in più per trovare alternative ai 40 anni di lavoro prima di andare in pensione.

Inoltre, ha aggiunto Pezzotta, "Non è da escludere un nuovo sciopero generale, anzi prima o dopo, un giorno, lo faremo". Allo stesso tempo spiega però che un ipotetico nuovo ricorso allo sciopero generale sarà deciso "a conclusione di un percorso articolato". "Ci sono già due date importanti - ricorda - con altrettante mobilitazioni, il 15 novembre a Reggio Calabria, e poi il 6 dicembre". E ribadisce che il sindacato "non va in piazza per fare cadere il governo, ma per fargli cambiare la riforma".

Cosa prevede la Riforma governativa delle pensioni
La riforma delle pensioni prevede che da gennaio 2008 i requisiti per andare in pensione saranno:
65 anni di età per gli uomini - 60 anni per le donne
40 anni di contributi.
Fanno eccezione: chi svolge lavori usuranti - lavoratrici madri - soggetti che assistono disabili - lavoratori precoci (quelli che hanno versato almeno un anno di contributi tra i 14 e i 19 anni).
Per queste categorie entro 18 mesi dall'approvazione della delega saranno previsti regimi speciali.

La riforma dovrebbe diventare legge entro la fine dell'anno.
Anche dopo il 2008 sarà comunque possibile andare in pensione prima di aver raggiunto 40 anni di contributi, ma in tal caso la pensione sarà interamente calcolata sulla base dei contributi versati, e quindi decurtata rispetto all'assegno calcolato sulla base del metodo retributivo.
La riforma prevede alcuni incentivi per chi, pur avendo i requisisti, decidesse di rinviare la pensione: avrà certificato il diritto a uscire dal lavoro in qualsiasi momento (anche se cambiassero le regole) e potrà avere in busta paga l'intero ammontare dei contributi previdenziali esentasse. Naturalmente la pensione che si avrà al momento del ritiro sarà quella calcolata al momento dell'opzione.
Il lavoratore che decidesse di restare in attività avrà altre due opzioni: continuare a versare i contributi all'Inps per avere una pensione più alta, oppure destinarli alla propria previdenza complementare.

E' previsto inoltre anche un prelievo del 3% per le pensioni d'oro (almeno 516,00 euro al giorno) e introduce un tetto alle pensioni stesse, l'eccedenza dovrebbe andare a finanziare il sistema sociale.

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30 ottobre 2003

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