Nella mitica Valle dei Templi

Akragas, "la più bella tra le città dei mortali", fu un fiorente centro culturale

09 giugno 2017
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La Valle dei Templi di Agrigento rappresenta la massima espressione della civiltà greca classica in Sicilia. Sorge sul fianco di una collina che degrada dolcemente verso il mare, incorniciata dal letto dei fiumi Akragas e Hipsas. Immersa nell'incanto di un paesaggio caratterizzato da mandorli che già a gennaio si coprono di una nuvola di candidi fiori bianchi e profumati, la Valle degli Dei o Akragas venne fondata nel 580 a.C. da coloni provenienti dalla vicina Gela guidati da Aristinoo e Pistilo. Insieme a Gela e alla potentissima Siracusa, Akragas costituì per secoli un grosso ostacolo alle ambizioni cartaginesi sulla Sicilia.
Lo splendore architettonico dell'antica città era ben noto già nel mondo di allora, tant'è che il filosofo Empedocle scriveva: ''gli abitanti costruivano come se non dovessero morire mai''. Infatti ben sette Templi dedicati ad altrettante divinità si ergevano lungo il perimetro della città, dando un'idea d' imponenza e maestosità soprattutto ai naviganti che approdavano nelle vicine coste.

Akragas fu citata da scrittori del calibro di Virgilio nell'Eneide, e dal poeta Pindaro che per la sua magnificenza la definì ''la più bella tra le città dei mortali, l'amica del fasto, la sede di Persefone''. L'antica Akragas, nel V secolo a.C., era un fiorente centro culturale, patria del filosofo Empedocle, frequentata da Pindaro e Simonide.
In epoca romana la Valle dei Templi fu visitata da Cicerone, alla ricerca di prove che incastrassero l'ex governatore della Sicilia Verre (73-71 a.C.) accusato di avere imposto tributi eccessivi ai coloni, e, come detto, fu descritta da Virgilio nell'Eneide. Dal medioevo fino ai nostri giorni, ha richiamato e ispirato diversi filosofi, scrittori, poeti e pittori. Solo per citare i più noti: Ludovico Ariosto, Goethe, Maupassant, Alexandre Dumas, Anatole France, Murilo Mendes, Lawrence Durrell, Francesco Lojacono, Nicolas de Stael, Salvatore Quasimodo, Luigi Pirandello.

Dichiarata nel 1998 dall'Unesco Patrimonio Mondiale dell'Umanità conserva ancora in ottimo stato antichi templi costruiti in tufo arenario conchiglifero, dal colore giallo intenso, che alla luce del tramonto diventa rosa o acquista il tono caldo dell'ambra. Lo stile utilizzato è quello dorico con sei colonne sul lato frontale, tranne nel Tempio di Zeus Olimpio che presentava sette semicolonne incassate in un muro che chiudevano tutto l'edificio. I templi furono orientati verso est in maniera tale da permettere al sole nascente, fonte di ogni forma di vita, di illuminare le statue delle divinità poste all'interno della cella d'ingresso. Gli edifici furono denominati con nomi greci, tutti quasi allineati ed eretti durante il V secolo a.C. a testimonianza della prosperità della città. Incendiati dai Cartaginesi nel 406 a.C., furono restaurati dai Romani intorno al I sec. a.C. rispettando l'originale stile dorico. Oggi l'unico che rimane intatto è il Tempio della Concordia, mentre gli altri crollarono in seguito a diverse scosse sismiche o alla furia devastatrice dei cristiani avallati da un editto dell'imperatore d'Oriente Teodosio (IV sec.). Durante il Medioevo i materiali di costruzione furono smontati ed utilizzati per costruire altri edifici. Ad esempio il Templio di Zeus Olimpo, chiamato per questo motivo Cava dei Giganti, fornì materiale per la Chiesa di San Nicola e per il braccio settecentesco del molo di Porto Empedocle...

Le tappe del nostro itinerario

TappaTempio di Giove

Il Tempio di Zeus Olimpio (Giove) - Sul lato destro si incontrano subito le rovine del Tempio dedicato a Giove. Di dimensioni assolutamente grandiose rivaleggiava per importanza addirittura con il Partenone di Atene. In origine era lungo 113 metri, largo 56 metri e occupava una superficie di circa 6.300 mq ma si presume che non sia mai stato terminato. Esso presentava una trabeazione sostenuta da colonne alte ben 20 metri alle quali si alternavano i Telamoni, gigantesche statue con sembianze umane una delle quali è custodita al Museo Archeologico Regionale. Una sua riproduzione è distesa al centro del tempio e dà un'idea delle dimensioni che l'edificio doveva avere. Fu fatto edificare dal tiranno Terone per ringraziare il dio Zeus, in occasione della vittoria del 480 a.C. degli agrigentini (alleati dei siracusani) sui Cartaginesi di Himera. Distrutto da un terremoto, gran parte degli enormi massi di tufo arenario che lo componevano furono utilizzati per la costruzione di moli di Agrigento. Alcuni dei blocchi presentano incisioni profonde a forma di U entro le quali venivano fatte scorrere le corde che, collegate ad una sorta di gru, permettevano di sollevare e impilare i vari elementi.

TappaTempio dei Dioscuri

Il Tempio di Castore e Polluce (Dioscuri) - E' considerato il simbolo di Agrigento. Fu eretto nel V secolo a.C., in onore dei due gemelli nati da Leda e dal dio Zeus, che per sedurla aveva preso le sembianze di un cigno. Dell'edificio rimangono solo quattro colonne e una parte della trabeazione. Poco distanti da esso sono stati rinvenuti due altari sacrificali, uno quadrato e uno circolare con al centro un pozzetto sacro, appartenenti probabilmente ad un originario santuario dedicato alle divinità infernali. Persefone, regina degli Inferi, e la madre Demetra, dea della fertilità. Qui veniva compiuto il rito delle Tesmoforie, festa in onore di Demetra celebrata dalle donne sposate.

TappaTempio di Ercole

Il Tempio di Eracle (Ercole) - E' il più antico tempio della Valle di cui restano otto colonne rastremate (cioè assottigliate verso l'alto per apparire più slanciate), fatte ricostruire nella prima metà del '900 da Sir Alexandre Hardcastle, un militare inglese che dedicò il resto della sua vita e tutte le sue risorse finanziarie agli scavi. Vicino al tempio di Eracle sorge la Villa Aurea, residenza di Sir Alexandre Hardcastle. Guardando verso sud si trova invece, la Tomba di Terone,  grandioso monumento di pietra tufacea erroneamente creduto il sepolcro del tiranno, risale in realtà all'epoca della dominazione romana. Fu eretto in onore dei soldati caduti durante la II guerra punica. E' realizzato in tufo e di forma leggermente piramidale con un basamento molto alto che sostiene un secondo ordine ornato di false porte e, agli spigoli, di colonne ioniche.

TappaTempio di Giunone

Il Tempio di Hera Lacinia (Giunone) - Il primo tempio sulla sinistra, nella parte più alta della collina, è il Tempio di Giunone o Hera Lacinia. Fu edificato intorno al V secolo a.C. e incendiato dai Cartaginesi nel 406 a.C. Fu attribuito a Giunone, dea protettrice del matrimonio e del parto e ha mantenuto inalterato nel tempo il colonnato della cella d'ingresso. Uscendo dal tempio verso est si trova ancora l'altare. All'interno si distinguono le colonne del pronao e dell'opistodomo (portico posteriore del tempio greco) ed il muro della cella. Costruito intorno alla metà del V sec. a.C., è stato incendiato dai Cartaginesi nel 406 a.C.. Ad oriente si conserva l'altare del tempio, mentre alle spalle dell'edificio c'è una cisterna.

TappaTempio della Concordia

Il Tempio della Concordia - E' l'unico giuntoci perfettamente conservato. Edificato nel 430 a.C., nel VI secolo fu trasformato in un edificio sacro, di cui sono ancora visibili le arcate inserite nelle mura della cella centrale. Il nome Concordia deriva da un'iscrizione latina trovata nelle vicinanze. Il tempio presenta il procedimento di 'correzione ottica' infatti le colonne sono rastremate e presentano l'entasi, un piccolo rigonfiamento a circa 2/3 dell'altezza che elimina l'effetto ottico di assottigliamento, ma sono anche leggermente inclinate verso il centro del lato frontale. Questo permette all'osservatore che si trovi ad una certa distanza di cogliere un'immagine perfettamente diritta. Il fregio presenta l'alternanza classica di triglifi e metope, non ornate da bassorilievi. Nemmeno il frontone era decorato. Ben visibile dal tempio della Concordia e distante dallo stesso circa 500 mt. in linea d'aria c'è il quartiere Ellenistico che ospita anche il Museo Archelogico che accoglie materiali di inestimabile valore storico e artistico.

TappaTempio di Esculapio

Tempio di Asciepio (Esculapio) - All'uscita della città, si trovano la tomba di Terone, di cui abbiamo già parlato, e il Tempio di Asciepio, dio della medicina e figlio di Apollo del quale sembra vi fosse custodita una bellissima statua realizzata da Mirone. I resti di questo tempio del V sec. a.C. sorgono in mezzo alla campagna.

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