''Così i guerriglieri ci hanno attaccato''

Il racconto di Leoluca Orlando scampato in Colombia a un attentato dei guerriglieri del Farc

19 agosto 2003
"L'eliporto di Granada è un campo di calcio, circondato da centinaia di uomini armati. Il convoglio è formato da cinque elicotteri: il mio, con i segni distintivi del governo locale, è il secondo, quello sul quale viaggia il presidente Uribe il quinto. Atterra il primo elicottero, poi tocca a noi. Scendo velocemente, circondato da soldati in assetto di guerra. Sono appena uscito dal cono dell' elica che ruota ancora quando sento un intensissimo crepitare di mitraglia accompagnato dal grido 'gerrilleros... guerrilleros... escapa... escapà'".

E' il racconto drammatico dell'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, scampato a un attentato, nei giorni scorsi, dei guerriglieri del Farc al convoglio del presidente della Repubblica colombiano, Alvaro Uribe. Orlando prosegue così la cronaca dell'attacco: "Mi giro istintivamente verso l'elicottero e corro per farmi riparare dal velivolo. Agli spari della mitraglietta si accompagnano colpi di mortaio, ma io sono già saltato dentro l'elicottero dove hanno trovato riparo Aldo Civico (docente della Columbia university, ndr) e il segretario generale dell'amministrazione locale".

L'elicottero con a bordo l'ex sindaco di Palermo si leva subito in volo, mentre quello presidenziale cambia rotta prima ancora di atterrare. "Dai bordi del campo - riprende Orlando - scorgo i soldati far fuoco all'impazzata per proteggere la nostra fuga. Quando siamo ad una ventina di metri di altezza ed ormai è escluso che si possa saltare dall'elicottero nel caso fosse abbattuto da un colpo di mortaio, chiudiamo i portelloni laterali e allacciamo le cinture di sicurezza. Dall'alto guardo la folla che si era radunata per accoglierci diventare un serpente umano terrorizzato ed in fuga per strade e dirupi di montagna".

Orlando avrebbe dovuto partecipare con il presidente Uribe alla cerimonia di inaugurazione di una zona della città di Granada distrutta nel 2000 da un attentato dei guerriglieri con una auto bomba. Dopo l'ennesimo attacco del Farc, il convoglio presidenziale si dirige verso la grande base militare di Rio Negro. "Ad uno ad uno - racconta Orlando - ritornano i cinque elicotteri. Le agenzie di stampa ci informano nel pomeriggio che il conflitto a fuoco tra guerriglieri e soldati è durato oltre un'ora. Vengo invitato, con un invito che non si può rifiutare, a restare al sicuro dentro i locali del comando della base aerea: un vero e proprio 'sequestro' per il bene del 'sequestrato'. Mi affretto a telefonare in Italia per dire che sto bene: voglio evitare le preoccupazioni di mia moglie e delle nostre figlie che soltanto a tarda sera riuscirò a contattare".

L'ex sindaco di Palermo, invitato in Colombia dall'associazione Mondo Mejor per un ciclo di conferenze sulla cultura della legalità, qualche ora prima dell'attentato aveva parlato a Medellin, la "capitale" dei narcos, della sua esperienza utilizzando la metafora del carro a due ruote: "Ribadisco che accanto alla ruota dela legalità - polizia, esercito, tribunali - è importante la ruota della cultura. Domani riprenderò, con maggior convinzione di prima, a parlare nelle università e nei palazzi del governo e dell'informazione della seconda ruota del carro, dell'importanza della scuola, dei media, della Chiesa e della società civile". La movimentata giornata di Orlando viene suggellata da un lungo incontro con il Presidente della Repubblica Uribe che commenta così il fallito attentato: "Leoluca dobbiamo continuare...la tua visione di legalità è molto importante...".  


Fonte: La Sicilia

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19 agosto 2003

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