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5 giorni per la vita. Per la Pace

Domani a Roma la manifestazione organizzata dalle famiglie dei tre italiani ostaggi in Iraq

28 aprile 2004

Il luogo dove sono reclusi è migliore di quello che ci si aspettava. I muri imbiancati, una tendaggio a quadri dietro di loro, di fronte un semplice tavolo imbandito con al centro un grande vassoio pieno di portate. Addosso hanno il classico vestito arabo bianco. Sono provati, le loro facce smagrite e con la barba lunga, ma stanno bene.
Chiunque sia ad avere sequestrato i quattro ragazzi italiani, rimasti adesso in tre, non ha riservato per loro la prigionia che Saddam Hussein aveva scelto per se.
A parlare verso la telecamera è Salvatore Stefio. La sua espressione è tutto sommato tranquilla, per quanto tranquillo possa apparire chiunque sa d'avere sopra la testa una spada di Damocle.  Accanto a lui Maurizio Agliana e Umberto Cupertino, mangiano e i loro volti verso le pietanze non guardano mai l'obiettivo.
Con voce sicura Salvatore Stefio parla per conto dei suoi rapitori, e le parole che ha il compito di riferire sono semplici.
"Mangiamo regolarmente, finora non abbiamo avuto nessun problema con loro e non abbiamo avuto nessun tipo di maltrattamento fisico e ogni richiesta per migliorare la nostra permanenza con loro viene solitamente accolta".
Poi la minacciosa richiesta dei rapitori e un ultimatum: ''Italiani organizzate nella capitale manifestazioni pro-iraq, o li ammazziamo... Vi concediamo cinque giorni, scaduti i quali li uccideremo senza indugio e senza altri avvertimenti''. ''Vi assicuriamo che daremo prova di buona fede e li libereremo  se simpatizzerete con la nostra causa, ci mostrerete la vostra solidarietà e respingerete pubblicamente la politica del vostro primo ministro, inscenando una grande manifestazione nella vostra capitale per protestare contro la guerra''.
Nel testo integrale dei rapitori che si firmano 'Falangi verdi', tradotto dalla tv italiana La7 viene citato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. ''E' oramai chiarissimo, senza ombra di dubbio, che chi vi sta guidando è un servo agli ordini del suo padrone, e non presta attenzione alcuna a voi. Vi diciamo che le persone detenute da noi sono dei criminali di guerra e delle guardie private che Berlusconi ha assoldato per vigilare sulla sicurezza dei suoi padroni''.

Tutto questo è il comunicato video mandato in onda dalla tv araba al Arabiya, che reca la data del 25 aprile.

Per gli specialisti dell'intelligence è chiaro che ''Chi tiene attualmente prigionieri i tre ostaggi sa tutto delle cose italiane'', e che ''è molto probabile'' che all'interno del gruppo dei sequestratori ''almeno una persona'' sia stata, o abbia contatti, in Italia. La stessa fonte sottolinea che i terroristi che hanno in mano gli ostaggi hanno un ''ritorno immediato'' di quanto viene pubblicato sui quotidiani italiani e sulle stesse agenzie di stampa; conoscono il dibattito politico che ha accompagnato la decisione di inviare a Nassiriya il contingente di Antica Babilonia e quello ora in corso.
A Forte Braschi, sede del Sismi, e al Viminale il video della tivù satellitare Al Arabiya è stato visto e studiato in ogni fotogramma e parola del testo che lo accompagna. E' iniziato così il balletto degli analisti, che tratto le conclusioni più svariate e discordanti. Su una sola cosa gli analisti concordano: "Abbiamo a che fare con un gruppo non solo di origine sunnita e molto politicizzato, ma sono anche abilissimi comunicatori che conoscono a fondo il nostro paese".
Con le prime analisi i direttori dei tre servizi, Sismi, Sisde e Cesis, sono saliti a Palazzo Chigi per un vertice convocato dal presidente del Consiglio e a cui hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e i ministri dell'Interno, degli Esteri e della Difesa.

Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa con Tony Blair al termine dell'incontro con il premier inglese svoltosi a Londra, ha ribadito: "Siamo in Iraq con una missione molto precisa: contribuire alla nascita della democrazia. E questo può avvenire se si verificano le condizioni di sicurezza per libere elezioni e libero governo [...] Abbiamo cominciato questa missione, intendiamo portarla avanti e dimostrare che questa è la nostra missione, una missione che porterà democrazia, libertà e diritti umani. [...] E' importante che gli iracheni lavorino con noi non come forze di occupazione ma perché noi portiamo loro pace e libertà, e siamo contro i nemici della democrazia".
Il premier ha dichiarato, inoltre, pochi giorni fa che il contingente italiano potrebbe restare in Iraq anche dopo il 30 giugno, quando gli Stati Uniti hanno in programma di passare i poteri di governo alle autorità civili irachene.

L'Italia ha attualmente circa 3.000 militari dislocati in Iraq. L'impegno militare a fianco degli Usa è stato spesso oggetto di critiche da parte di alcuni partiti dell'opposizione di centrosinistra, critiche che si sono rafforzate dopo che la Spagna ha deciso il ritiro delle sue truppe dal Paese arabo.
Tutta l'opposizione si è schierata tuttavia a fianco del governo nella decisione, ribadita nei giorni scorsi, di non cedere al ricatto del gruppo ribelle iracheno che ha preso in ostaggio quattro italiani.

Non cedono nemmeno le famiglie degli ostaggi, che continuano a dirisi fiduciosi nei confronti del  Governo, ma una loro proposta, che va al di la dei presupposti politici arriva: una manifestazione a Roma, per la pace e per il rilascio dei loro familiari.
La proposta è stata avanzata dalla famiglia Agliana al sindaco di Sammichele di Bari (la città di Umberto Cupertino, uno dei tre ostaggi) Nicola Madaro, che sta coordinando le iniziative. Madaro è in contatto con i sindaci dei comuni di Cesenatico e Prato, dove risiedono gli altri due ostaggi, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, e con i prefetti e altre autorità.
La sorella di Agliana ha spiegato che "non ho sentito politici ed io non li ho cercati. Io rimango in contatto solo con la Farnesina". Insistendo su che tipo di carattere avrà la grande manifestazione chiesta dai sequestratori, la sorella di Maurizio ha detto: "Io faccio ciò che è possibile fare, ma sempre a livello umanitario e per la pace nel mondo. A parte la liberazione dei ragazzi che egoisticamente è la cosa che più ci preme, lo faccio per la pace nel mondo".
L'iniziativa umanitaria si terrà domani alle 17 partendo da Castel Sant'Angelo verso San Pietro.

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28 aprile 2004
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