88 arresti per mafia. Durissimo colpo per un clan mafioso di Gela che faceva affari in tutta Italia

11 dicembre 2006

Con gli 88 arresti, portati a segno stamane dai carabinieri della compagnia di Gela e del Reparto operativo di Caltanissetta, il clan dei Rinzivillo, che avrebbe gestito appalti e subappalti in diverse Regioni italiane, è stato duramente colpito.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta, Giovambattista Tona, su richiesta dei pm della Dda, Renato Di Natale, Nicolò Marino, Rocco Liguori, Alessandro Picchi e Antonino Patti.

Gli indagati, in gran parte di Gela, sono accusati di avere riciclato grosse somme di denaro per conto della famiglia Rinzivillo, proveniente dai traffici di droga, e di avere acquisito illegalmente appalti e subappalti in molte città italiane e di aver imposto anche il pagamento del pizzo a imprenditori e commercianti. Tra le persone finire in manette c'è anche un maresciallo dei carabinieri, Benito Zeferino, di 37 anni. I colleghi nisseni hanno contestato a Zeferino di aver passato informazioni riservate alla criminalità organizzata di Gela. Zeferino era in servizio alla compagnia di Gela e nei suoi confronti vi sono intercettazioni ambientali che dimostrano la sua ''infedeltà''. Secondo l'accusa il militare ha tentato di vendere l'informativa dei carabinieri che riguardava proprio l'operazione che stamani ha portato all'arresto di 88 persone. I carabinieri nelle scorse settimane attraverso le rivelazioni di un confidente e le intercettazioni ambientali avevano scoperto le mosse del maresciallo infedele e lo hanno bloccato con un fermo di polizia giudiziaria che è rimasto coperto dal segreto investigativo fino ad oggi. L'uomo è stato trasferito nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.

L'operazione ha avuto riverbero, oltre che a Gela, anche a Roma, che per l'accusa è diventata la base operativa dei traffici illeciti dei boss mafiosi nisseni, e poi ancora in provincia di Varese e in quelle di Brescia, Como, Padova, Savona, Pavia, Messina, Catania e Trapani.
La famiglia Rinzivillo, che da Gela si è spostata alcuni anni fa a Roma, e da qui secondo l'accusa ha coordinato le operazioni illecite che hanno portato ad accaparrarsi nel Nord Italia di centinaia di appalti e subappalti, da più di un anno ha scelto l'inabissamento. Ha tentato di non far parlare più di sé evitando attentati e fatti eclatanti, in modo da operare in silenzio. I Rinzivillo per questo motivo avrebbero formato, un grosso nucleo a Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove sempre stamani sono state arrestate una decina di persone. Per gli inquirenti sarebbe una succursale di Gela da dove partivano gli uomini fidati della famiglia per gestire appalti o affari illeciti.
I pm hanno anche ottenuto una rogatoria internazionale con la quale vengono fermate persone pure in Spagna e Inghilterra. L'inchiesta è stata denominata ''Tagli pregiati'', e coinvolge anche molte donne che avrebbero ricoperto il ruolo di messaggere o intermediarie dei boss.
Dalle intercettazioni ambientali è anche emerso, che alcuni attentatori utilizzati dalla cosche a Gela per mettere a segno intimidazioni, svolgevano i sopralluoghi ai cantieri o ai negozi da bruciare in compagnia delle mogli e dei figli, con i quali commentavano le azioni violente che avrebbero dovuto da lì a poco svolgere.

Oltre ai quasi cento arresti, è stato disposto anche il sequestro di 21 aziende, che secondo l'accusa sarebbero state utilizzate dai Rinzivillo per riciclare denaro proveniente dal traffico delle armi e da quello della droga e dalle estorsioni.
Oltre alle numerose ditte che si tutte nel nisseno, il provvedimento riguarda anche alcune società che hanno sede a Pioltello (Milano); una ditta con sede a Cologno al Serio (Bergamo); una pizzeria a Roma, in via Giustiniana; uno studio a Savona; una ditta edile a Gallarate (Varese); un impresa a Busto Arsizio (Varese) e un'immobiliare a Lonate Pozzolo (Varese).

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11 dicembre 2006

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