A Lampedusa (AG), inghiottiti dal mare in tempesta…

L'ennesimo tributo di vite umane, pagato in cambio del sogno di una vita migliore

18 ottobre 2003
Passano le stagioni. Le temperature e gli impeti del cielo, cambiano diventando cupi e carichi di pioggia. Arriva l’inverno, il momento di stare all’interno del "proprio luogo" ad aspettare che passino le burrasche.
La disperata speranza di quanti, nei loro luoghi non possono stare a guardare passare il temporale, non cambia mai. Non passa.
E allora, per l’ennesima volta,  un carico di uomini in fuga su di una imbarcazione fatiscente, ha preso il largo dalle coste somale sfidando gli elementi, e perdendo contro questi per l’ennesima, maledetta volta.

Un guscio in vetroresina, della lunghezza di non più di sei metri, spinto da un motore fuori bordo contro le onde altissime di un mare forza cinque, con una trentina di immigrati somali a bordo, si è ribaltato nel Canale di Sicilia.

La carretta del mare, con il suo carico di carne umana, era stata avvistata ieri, poco dopo mezzogiorno a 25 miglia a sud-est di Lampedusa da un aereo Atlantic della Marina Militare.
Sono venticinque le persone che sono state recuperate da una motovedetta della Guardia costiera, che stava già intervenendo in soccorso dell'imbarcazione, e altre sette dalla nave Chimera della Marina militare, intervenuta successivamente.

Secondo una prima ricostruzione della tragedia, quando le due motovedette si sono avvicinate gli immigrati hanno cominciato ad agitarsi per la gioia, provocando il rovesciamento della carretta.
I soccorritori hanno sperato fino all' ultimo, continuando a parlare di ''dispersi''. Un termine burocratico che non lascia però alcuno spazio alla speranza. Le operazioni sono proseguite anche dopo il calare delle tenebre, ma ormai per cercare solo cadaveri.

I racconti drammatici dei 25 superstiti sono lacunosi e spesso contradditori. Solo a tarda sera giunge la conferma, attraverso numerose testimonianze incrociate, dell'aspetto più doloroso di questa tragedia: la scomparsa di tre bambine. ''Sono morte per il freddo durante la traversata - hanno dichiarato i naufraghi - siamo stati costretti ad abbandonare i loro corpi. Altri tre nostri compagni si sono lanciati in mare nel tentativo di riuscire a raggiungere un mercantile''.

Tre bambini che si trovavano a bordo del barcone, quindi, sarebbero morti durante la navigazione e quindi gettati in mare. Gli stessi testimoni confermano che il bilancio complessivo sarebbe di 7 morti: i 3 bambini; 3 adulti che avrebbero cercato di raggiungere a nuoto un mercantile in transito e una donna recuperata dalla nave della Marina militare.

L’ennesimo tributo di vite umane, pagato in cambio del sogno di una vita migliore che spesso si infrange su una scogliera o affonda tra le onde del mare in tempesta.
Oggi a Lampedusa le condizioni del tempo sono peggiorate e sull'isola in mattinata si è abbattuto un violento temporale.


Un calendario di morte
Ecco un riepilogo degli incidenti più gravi avvenuti negli ultimi anni:

25 Aprile 1996. A Lampedusa, nei pressi della spiaggia dell'Isola dei Conigli, una barca a motore con una ventina di immigrati tunisini affonda a causa di un fortunale: 15 i morti.
25 Dicembre 1996. La notte di Natale avviene l'incidente più grave, rimasto per lungo tempo nel mistero. Almeno 200 (ma forse più di 300) immigrati clandestini muoiono annegati nel tratto di mare tra Malta e la Sicilia, dopo lo scontro tra il cargo libanese 'Friendship' e la motonave Yohan.
28 Marzo 1997. Il giorno di Venerdì Santo, la nave albanese 'Kater I Rades' affonda dopo una collisione con la corvetta della Marina militare italiana 'Sibilla'. Sono tratte in salvo 34 persone e recuperati 4 cadaveri. Altri 52 corpi saranno estratti dopo il recupero del relitto nel mese di ottobre.
21 Novembre 1997. Canale d'Otranto, 16 clandestini albanesi partiti da Durazzo muoiono per lo scoppio del gommone.
15/16 Agosto 1999. Secondo alcune notizie, al largo delle coste montenegrine sarebbe naufragata una 'carretta del mare' carica di famiglie Rom che tentavano di giungere in Italia. Oltre un centinaio i morti.
30/31 Dicembre 1999. Un gommone naufraga nel Canale d'Otranto causando 59 morti. La conferma avviene due settimane dopo. L'ipotesi del naufragio era stata avanzata dai parenti delle vittime che ne avevano denunciato la scomparsa.
7 Marzo 2002. Nel Canale di Sicilia, a circa 65 miglia a Sud dell'isola di Lampedusa, naufraga un barcone di sette metri che trasportava decine di immigrati clandestini. Il bilancio è di almeno 12 morti.
15 Settembre 2002. Un'imbarcazione con oltre un centinaio di clandestini affonda a circa mezzo miglio da Capo Rossello, sul litorale agrigentino: recuperati 37 cadaveri di immigrati di origine liberiana; altri 92 riescono a salvarsi.
22 Settembre 2002. Una carretta di 11 metri, la ''Bahack'', iscritta nel compartimento marittimo di Monastir (Tunisia), arriva a qualche centinaio di metri dalla riva tra Scoglitti e Gela e scarica in mare il suo carico umano fatto di una sessantina di clandestini. Ma non tutti riescono a raggiungere la riva. Nella zona sono recuperati 11 cadaveri.
19 Gennaio 2003. Sei immigrati morti e sei vivi, a bordo di una piccola imbarcazione, vengono recuperati a circa 30 miglia da Santa Maria di Leuca (Lecce). Dei sei clandestini, cinque sono curdi iracheni e uno greco (ritenuto dagli investigatori lo scafista). Dagli interrogatori emerge che alla partenza nella barca c'erano 35 persone e che quindi 23 sarebbero disperse.
16 Giugno 2003. Un'imbarcazione di legno di 15 metri partita dalla Tunisia con circa 70 persone a bordo (quasi tutti africani tranne qualche iracheno e pachistano) e diretta verso le coste siciliane naufraga a 32 miglia a sud-sud-ovest di Lampedusa. Vengono recuperate sette vittime, tre sono i superstiti, gli altri profughi sono dispersi.
20 Giugno 2003. Una barca che trasporta circa 250 immigrati clandestini di numerose nazionalità africane naufraga in acque internazionali al largo della Tunisia. Il 22 giugno il bilancio ufficiale è di una cinquantina di cadaveri restituiti dal mare, circa 160 dispersi e 41 sopravvissuti.

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18 ottobre 2003

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