A Pantelleria la chiesa, pericolante, dovrebbe essere abbattuta, ma…

09 agosto 2002
Una lettera accorata di Emanuele Catarinicchia, vescovo della Diocesi di Mazara ai fedeli, un comitato di cittadini che grida con forza il suo "no", una chiesa dichiarata pericolante e quindi per questa ragione da buttare a terra.

Sono questi gli ingredienti di una "soap opera" che a Pantelleria si trascina ormai da anni. La Chiesa in questione è quella della Madrice, si trova nel centro dell'isola, vicino al Castello.

I tecnici del Genio civile l'hanno dichiarata pericolante e dallo scorso mese di gennaio è chiusa. Di contro i panteschi, 600, a contare le firme raccolte dal Comitato spontaneo sorto per salvare la Chiesa, non vogliono che le mura vengano buttate giù.

Sono affezionati alla Madrice, lì dicono molti di loro "si sono sposati, hanno battezzato i loro figli, hanno dato l'ultimo saluto a tanti cari". Quella chiesa in una parola è il "simbolo della rinascita", ricostruita subito dopo la fine della guerra e dell'inutile bombardamento degli americani.

A quella chiesa i panteschi sono affezionati, anche se qualcuno ammette che a vederla sembra solo un casermone. Non ha pregi artistici particolari, però molti isolani vogliono lo stesso salvarla dalla distruzione e chiedono di ristrutturarla.

Il vescovo Catarinicchia ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera aperta ai fedeli, riconfermando la volontà di non rinunciare al dono. "La nuova Chiesa è segno del mio amore di Padre e di vescovo per l'isola di Pantelleria - scrive . Vi chiedo di entrare finalmente e definitivamente in questa prospettiva di accoglienza delle possibilità di vita, non solo di fede, che la chiesa nuova porta con sé. Certo, tutti stiamo affrontando e affronteremo sacrifici e disagi, ma quale cosa preziosa non ha un costo? Abbiate coraggio responsabile di alzare la testa e guardare oltre le attuali difficoltà e vedrete le cose buone che la nuova chiesa porterà". Catarinicchia chiede del perché di tanta "resistenza" attorno alla nuova Chiesa.

"Eppure - sottolinea - mi sembra di non aver fatto una scelta contro l'isola nell'aver chiesto alla Conferenza Episcopale di finanziarne la costruzione, di non aver fatto una scelta contro l'isola nell'aver chiesto di elaborare un progetto che desse una casa del Signore dignitosa per la vita di fede". 

Fonte: La Repubblica

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09 agosto 2002

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