E' di Catania la prima martire dell'informazione in Afghanistan

La morte di Maria Grazia Cutuli, inviata del Corriere della Sera

20 novembre 2001
Prima l' attesa, poi le notizie sempre meno rassicuranti dall' Afghanistan e la paura che sia successo "qualcosa di terribile" che aumenta con il passare delle ore. Poi la drammatica conferma, dopo un frenetico giro di telefonate tra Catania, Roma e Milano. Anche se fino all' ultimo gli anziani genitori di Maria Grazia Cutuli sono stati tenuti all' oscuro e continuano a sperare in un "miracolo". In via del Bosco, nei pressi della circonvallazione di Catania, una decina di giornalisti e fotoreporter stazionano davanti alla porta d' ingresso dell' appartamento dove abitano i genitori dell' inviata del Corriere della Sera, uccisa in un' imboscata sulla strada tra Jalalabad e Kabul.

Giuseppe Cutuli, 82 anni, preside in pensione della scuola media "Carducci", e la moglie Agata D' Amore, di 74, casalinga, preferiscono non parlare con i cronisti. L' unico ad essere ammesso è Felice Cavallaro del Corriere della Sera, collega di Maria Grazia. Qualche ora prima, quando ancora la speranza non era tramontata, la mamma della giornalista aveva cercato conforto parlando con un cronista dell' Ansa: "Mi hanno chiamato dalla Farnesina, mi hanno lasciato un numero di telefono. Non è successo niente di brutto, vero?". E subito dopo, quasi a volere scacciare quell' incubo, aveva aggiunto: "Mi ha chiamato ieri per telefono da Jalalabad e mi ha detto qui va tutto bene, non ti preoccupare". Frasi tranquillizzanti ripetute nei giorni scorsi anche al fratello Mario, architetto, e alla sorella Donata, dipendente della Cgil, che lavorano entrambi a Roma, ma sopratutto al papà Giuseppe, già "segnato" da due infarti. Non a caso, quando arriva la conferma della notizia, i familiari chiamano un medico per tenere sotto controllo le sue condizioni.

I contatti con l' esterno vengono tenuti solo da alcuni vicini di casa che invitano ad avere "rispetto e comprensione" per la tragedia che ha colpito la famiglia. "Conoscevo Maria Grazia da quando era bambima - dice Ignazio Bonsignore - era una ragazza dolcissima. Io e mia moglie siamo sconvolti". Un' amica d' infanzia della giornalista, Angela, che abita nello stesso condominio, viene colta da malore: "Non è possibile, non ci credo, Maria Grazia no..." continua a ripetere prima di allontanarsi in lacrime. Piange pure Sebastiana Balsano, la collaboratrice domestica della famiglia Cutuli, che ha visto crescere Maria Grazia.

Dolore e commozione anche nella redazione del quotidiano "La Sicilia" e dell' emittente televisiva Telecolor, dove la giornalista aveva cominciato la sua attività professionale. Michele Nania, un capo servizio che l' ha conosciuta quando collaborava con gli spettacoli, la definisce "una collega disponibile e brillante, molto pignola nel suo lavoro". "Si occupava - aggiunge - di una pagina dedicata ai giovani che usciva la domenica e fino all' ultimo stava in redazione a controllare che le pagine fossero a posto". Nania ricorda anche il look particolare di quella giovane collega, poco più che ventenne: "Era il periodo in cui andava di moda il dark, e lei si vestiva sempre di nero e viola. Un abbigliamento in contrasto con i suoi lineamenti delicati, la sua carnagione chiara e il suo carattere dolce e riservato".

E Alfio Sciacca, capo servizio di Telecolor, sottolinea la grande passione per il mestiere che fin d' allora animava Maria Grazia: "Era una giornalista alla quale Catania stava stretta, pensava sempre in grande. Aveva un tarlo che la tormentava, fare l' inviata per un grande giornale". Un' aspirazione che si concretizza alla fine degli anni '80, quando Maria Grazia decide di lasciare Catania, dopo la chiusura del settimanale 'Sud', dove lavorava, per trasferirsi a Milano. Prima la collaborazione con 'Centocose', poi il passaggio al periodico 'Epoca' e infine l' approdo alla testata più prestigiosa, il 'Corriere della Sera', dove riesce a coronare il suo sogno: inviata di guerra.

"Fino a quando l' unità di crisi della Farnesina non ci dirà ufficialmente che è stato identificato il cadavere noi continueremo a sperare". Lo ha detto ai giornalisti Nando D' Amore, zio materno di Maria Grazia Cutuli, uscendo dall' abitazione dei genitori dell' inviata del Corriere della Sera. "Mia sorella e mio cognato - ha ribadito - credono in un miracolo e noi non vogliamo disilluderli". D' Amore ha detto che un' eventuale conferma ufficiale dovrebbe arrivare domani, dopo il ricoscimento della salma da parte di un altro inviato del Corriere della Sera, Andrea Nicastro. "La madre di Maria Grazia è disperata, ma continua ad aggrapparsi a un tenue filo di speranza rappresentato da un possibile errore di persona" ha confermato Felice Cavallaro, anche lui inviato del quotidiano milanese, uscendo dall' abitazione della famiglia Cutuli. "Al Corriere però sono certi - ha concluso - che purtroppo ormai non ci sia più nulla da fare".

Fonte: La Sicilia

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20 novembre 2001

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