I familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, contro la richiesta di revoca del 41 bis da parte di Totò Riina

23 ottobre 2006

L'ex capo dei ''Corleonesi'', Totò Riina, arrestato il 15 gennaio 1993 dopo 25 anni di latitanza, ha chiesto nei giorni scorsi l'annullamento del regime carcerario previsto dall'art. 41 bis. Già l'anno scorso Riina aveva chiesto la revoca del particolare regime che invece era stato prorogato. Ora la sua istanza punta ad ottenere l'annullamento della proroga che scadrà il 15 dicembre prossimo.
Gli avvocati Luca Cianfaroni, Riccardo Donzelli e Valerio Vianello hanno spiegato nella domanda i vari motivi attraverso i quali il loro assistito, condannato a diversi ergastoli, mira a poter avere colloqui con i familiari oltre all'allentamento dei rigori previsti dal 41 bis.
Il Tribunale dovrebbe depositare domani la decisione.

Alla luce delle richieste fatta dall'ex capo di Cosa nostra, i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, ordita e messa in atto dai corleonesi il 27 maggio 1993, a Firenze, si sono rivolti al Tribunale di Sorveglianza di Milano, presieduto da Maria Grazia Moi, affinché tali richieste siano respinte.

''Inutile - spiega in una nota Giovanna Maggiani Chelli dell'Associazione tra i Familiari delle Vittime di via dei Georgofili - sarebbe oggi riproporre all'opinione pubblica, tutto ciò che i nostri parenti hanno passato e passano a causa di Salvatore Riina e dei suoi degni compari. Il regime di carcere duro, per chi si è macchiato di una strage mafiosa terroristica con finalità eversive, provocando morti e feriti, è un tipo di carcerazione severo ma necessario''.
''Tutto ciò di cui ha bisogno Salvatore Riina in questo momento, è un medico specialista che possa curarlo per i disturbi di cuore di cui il mafioso si lamenta e per questo il carcere dell'Opera è ampiamente attrezzato, molto di più di altri ospedali dove i nostri parenti devono recarsi per ciò che Riina ha prodotto loro. Del resto per quel che ci riguarda - conclude la nota - tutti i diritti reclamati dal boss di Cosa Nostra, sono finiti là dove sono avvenuti i massacri dei nostri parenti e là dove sono iniziati i calvari di coloro che sono usciti dalla strage di Firenze del 27 Maggio 1993 con gravissimi problemi''.

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23 ottobre 2006

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