Il catamarano naufragato a Panarea? costa troppo ripararlo o demolirlo

12 agosto 2002
L'Alexa attende la sua fine sistemato sopra una ventina di martinetti idraulici, sorvegliato a vista dalla vigilanza privata dei cantieri navali che da undici mesi impedisce a chiunque non sia addetto ai lavori di avvicinarsi per vederlo.

I turisti che arrivano a Palermo via mare, però, non perdono di fotografarlo all'ingresso del porto.

E dall'estate scorsa, infatti, da quando questo catamarano bianco e blu di proprietà della Snav si è incagliato fra gli scogli delle Formiche, poco distante dall'isola di Panarea, gli unici a poterlo vedere sono stati alcuni operai della Fincantieri che lavorano in un bacino di carenaggio lì vicino e i periti dell'assicurazione che hanno studiato lo squarcio di dodici metri per emettere la loro sentenza.

Le loro impressioni sul danno che ha messo fuori uso questa nave veloce si trovano su fronti opposti.
Per chi gli scafi li costruisce e ripara da una vita non si tratta di un danno grossissimo e, soprattutto, è riaparabile.
Dall'altra parte della barricata, invece, ci sono gli esperti dei Lloyd of London, i periti della prima compagnia d'assicurazione al mondo.

Sono loro che a fine maggio hanno chiuso la "questione Alexa" con un verbale dove si incastrano dati di valutazione tecnica e giudizi di merito, sintetizzati in due righe alla fine dell'incartamento da un "pertanto se ne dispone la messa fuori flotta per impossibilità alla riparazione".

E così il salto da gigante del mare - la nave è lunga quarantasei metri - ad ammasso di lamiere e bulloni pronto alla demolizione è fatto.

Insomma, distruggere costa molto meno che riparare.

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12 agosto 2002

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