La Corea del Nord sfida il mondo

Dopo il test nucleare di ieri, il regime comunista di Pyongyang minaccia il lancio di missili atomici

10 ottobre 2006

Mentre suona assordante l'allarme per il terrorismo islamico. Mentre si discute di come sanzionare l'irremovibile posizione iraniana nei confronti del nucleare. Mentre la guerra in Iraq continua a mietere vittime e in Afghanistan la minaccia talebana cresce esponenzialmente giorno dopo giorno, la Corea del Nord, in maniera indisturbata e indifferente a qualsiasi avvertimento e a qualsiasi minaccia, ieri ha effettuato il contestato test nucleare annunciato nei giorni scorsi.
Gli organi di informazione del regime di Pyongyang, hanno ufficialmente annunciato che: ''La sezione di ricerca scientifica ha condotto con successo un test atomico sotterraneo il 9 ottobre''.
A conferma della notizia una scossa di magnitudo 3,58 Richter registrata in Corea del Nord dai servizi di intelligence sudcoreani. Analoga conferma è giunta anche da un centro sismologico in Australia.
Secondo il ministro della Difesa russo Sergei Ivanov la bomba fatta esplodere dai nordcoreani è di potenza compresa tra 5 e 15 kilotoni. Per fare un confronto la bomba che ha distrutto Hiroshima nel 1945 aveva una potenza di circa 12,5 kilotoni, quella che distrusse Nagasaki aveva invece una potenza compresa tra 25 e 30 kilotoni.

La Korean Central News Agency, l'organo informativo ufficiale del regime comunista di Kim Jong-il, ha annunciato che il test è stato completato con successo e che non è stata registrata alcuna perdita di radioattività: ''Il test nucleare è un evento storico che porta felicità ai nostri militari e al nostro popolo - ha detto la KCNA -. Contribuirà al mantenimento della pace e alla stabilità nella penisola coreana e nella regione circostante''. Il test è stato effettuato a Hwaderi, vicino alla città costiera di Kilju. L'agenzia per la Sicurezza Nucleare giapponese ha confermato la totale assenza di contaminazione radioattiva anche nell'arcipelago.
Il regime di Pyongyang aveva già messo in subbuglio l'intera area asiatica lo scorso luglio con un improvviso esperimento missilistico, che aveva visto il lancio di sei ordigni a media gittata e uno intercontinentale. La scorsa settimana l'annuncio a sorpresa del regime comunista, che aveva dichiarato di voler procedere in tempi brevi a test atomici sotterranei. Si tratta del primo vero atto di Pyongyang nel campo della tecnologia atomica, dopo che il sempre più isolato regime comunista si era autoproclamato potenza nucleare nel febbraio 2005.

Immediato l'intervento del presidente americano George W. Bush, che durante una breve conferenza stampa convocata d'urgenza, ha condannato fermamente il test nucleare condotto dalla Corea del Nord, definendolo una ''provocazione'' e una ''minaccia inaccettabile per la pace e la sicurezza internazionali'' che merita ''un'immediata risposta'' del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
La condanna nei confronti dell'atteggiamento nordcoreano non è arrivata comunque solo dagli Stati Uniti, l'intera comunità internazionale, infatti, ha preso un forte posizione contraria nei riguardi del programma atomico di Pyongyang. Il caso è stato immediatamente affrontato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e già da ieri si è cominciato a parlare di possibili sanzioni nei confronti del regime di Kim Jong-il.
Ma c'è anche chi si spinge oltre: il Giappone, in qualità di presidente di turno del Consiglio di sicurezza dell'Onu, secondo l'agenzia di stampa Kyodo che cita fonti diplomatiche nipponiche al Palazzo di Vetro, intende adoperarsi assieme agli Stati Uniti per aprire la strada a un intervento militare.
Gli Stati Uniti hanno invece già fatto circolare una bozza del testo da sottoporre alle Nazioni Unite che prevede tra l'altro l'embargo commerciale di materiali che potrebbero essere usati per costruire o trasportare armi di distruzione di massa; il divieto per la Corea del Nord di usare il proprio territorio per la proliferazione di attività illecite; l'embargo a transazioni economiche che possano consentire alla Corea del Nord di finanziare i propri programmi di armamento; la richiesta alla comunità internazionale di congelare gli asset collegabili con il programma di armamento e missilistico della Corea del Nord e qualsiasi altra attività illecita. Gli Usa vorrebbero poi che fosse consentita l'ispezione di tutti i cargo diretti o in partenza dalla Corea del Nord per limitare proliferazione di armamenti. Infine Washington chiede l'embargo anche per il commercio di beni di lusso di dispositivi militari.

Sul fronte diplomatico internazionale, sempre secondo quanto risulta all'agenzia Kyodo, il Consiglio di sicurezza Kim Jong-ildell'Onu dovrebbe adottare in tempi brevi una risoluzione di condanna della Corea del Nord contenente un riferimento all'articolo 7 della Carta dell'Onu, che prevede sanzioni internazionali e la possibilità di un intervento armato.
Anche la Cina, principale ex alleato di Pyongyang, si è pronunciata per una ''ferma reazione'' al test atomico, pur auspicando che sia ancora possibile mantenere aperta la porta per un dialogo.
E proprio la crisi nordcoreana sarà la prima questione scottante che sarà chiamato ad affrontare Ban Ki Moon, ministro degli esteri sudcoreano e già designato quale successore di Kofi Annan alla carica di segretario generale dell'Onu. ''Per me dovrebbe essere ora un momento di gioia, ma il mio cuore invece è molto gravato dalla crisi'', ha dichiarato il ministro dopo avere appreso a Seoul le notizie da New York sulla sua designazione. Ban, che ha 62 anni ed è noto per il suo equilibrio e la sua cautela, ha detto che l'esperimento atomico compiuto ieri da Pyongyang non può non essere considerato un atto provocatorio, una sfida alle intese per la denuclearizzazione della Corea e alla recente condanna dell'Onu per gli ultimi test missilistici nordcoreani.

Dal canto suo la Corea del Nord non è rimasta in silenzio: una fonte governativa citata dall'agenzia sudcoreana Yonhap avrebbe infatti affermato che il suo paese è pronto a lanciare missili con testate nucleari. ''Il nostro paese - ha detto infatti un responsabile di Pyongyang, citato dall'agenzia di stampa sudcoreana Yonhap - è disposto a tornare al tavolo del negoziato e rinunciare al suo programma atomico se gli Stati Uniti adotteranno 'misure analoghe', rinunciando a loro volta ai loro programmi nucleari.''
Il responsabile, che ha parlato in condizione di anonimato, ha avvertito però che la situazione internazionale potrebbe anche peggiorare, spingendo la Corea del Nord a effettuare altri test nucleari e a lanciare un missile con testata atomica. ''Speriamo che la situazione sia risolta prima di un nostro possibile lancio di un missile con testata nucleare'', ha detto il responsabile, che ha parlato ieri. ''Ciò dipenderà da come agiranno gli Stati Uniti''. Il responsabile ha anche detto che eventuali sanzioni del Consiglio di Sicurezza non porteranno ad alcun risultato: ''Abbiamo perso abbastanza. Le sanzioni non potranno mai essere una soluzione''.

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10 ottobre 2006

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