La''Peste del nuovo millennio'' è purtroppo in espansione. I drammatici numeri dell’AIDS

Nel 2003 hanno contratto l'infezione circa 5 milioni di persone

01 dicembre 2003
L’AIDS nel mondo
I casi di infezione da Hiv hanno raggiunto picchi senza precedenti nel 2003, e la cifra è destinata ad aumentare ulteriormente a causa dell'espansione del virus in Asia centrale ed Europa dell'Est e del suo consolidamento nella regione dell'Africa sub-sahariana. Le nuove stime globali diffuse dalle Nazioni Unite mostrano che circa 40 milioni di persone nel mondo vivono con l'Hiv.
Di questi, circa 2,5 milioni hanno meno di 15 anni. Solo nel 2003 hanno contratto l'infezione circa 5 milioni di persone, e, sempre nello stesso anno, ne sono morti oltre tre milioni. Quest'anno è stato battuto il triste record di persone che hanno contratto il virus e quello di vittime della malattia, osserva l’Unaids. Particolarmente colpita l’Africa - dove 26,6 milioni di persone sono sieropositive – e in maniera crescente le donne. Ma le infezioni si stanno ora espandendo in Cina, India, Indonesia e Russia. A contribuire al diffondersi della malattia sono soprattutto i rapporti sessuali senza protezione. La malattia prende di mira soprattutto gli uomini, ma è in aumento anche la percentuale di donne che hanno contratto il virus, che alla fine del 2002 era passata dal 24% al 33%. Inoltre gli esperti sono preoccupati per la diffusione del virus in zone dove finora il contagio era limitato, come in molte parti dell'Asia e del Pacifico.

L’AIDS in Italia
Quasi mille nuovi casi di Aids in Italia: lo dice l'Istituto Superiore di Sanità nel suo ultimo aggiornamento.
Sono 848 gli italiani entrati negli ultimi sei mesi nella lista ufficiale dei nuovi casi di Aids in Italia e il 62% arriva alla diagnosi senza avere saputo, per un lungo periodo, di essere stato sieropositivo. In tutto i casi, diagnosticati dall'inizio dell'epidemia, sono oltre 52.000 (51.968 quelli segnalati, ma 52536 quelli stimati correggendo per il ritardo della notifica). Di questi, oltre 33.500 sono deceduti. Al 30 giugno di quest'anno il trend dei nuovi casi di Aids è in una fase di stabilizzazione. I motivi della mancanza di un abbassamento tendenziale risiedono nel fatto che oltre il 62% delle persone a cui viene posta diagnosi di Aids non ha fatto terapie anti-retrovirali prima della diagnosi, ignorando lo stato di sieropositività. A questo proposito, l'87% dei tossicodipendenti, ma solo il 38% degli eterosessuali ed il 43,5% degli omo/bisessuali, ha avuto una diagnosi di sieropositività almeno 6 mesi prima della diagnosi di Aids.

La trasmissione sessuale è oggi la principale modalità di diffusione dell'AIDS/HIV nel nostro Paese. Le variazioni geografiche restano simili a quelle riscontrate nel corso di tutta l'epidemia, con tassi di incidenza più elevati, nell'ordine, in Lombardia, Lazio, Sardegna, Liguria ed Emilia Romagna. Molise e Basilicata sono le regioni col più basso tasso di incidenza registrato nell'ultimo anno. A causa dell'incremento della sopravvivenza, aumenta il numero di persone che vivono dopo una diagnosi di Aids, che sono oggi più di 18.500. In conclusione, sebbene l'incidenza di nuovi casi di AIDS sia inferiore a quella dell'anno del picco epidemico (1995), il declino, sottolinea l'Istituto Superiore di Sanita', sembra arrestarsi a causa della bassa percezione del rischio di vasti strati di popolazione. Pochi test, quindi, e un ritardato accesso al trattamento. In conseguenza dei successi, a breve e medio termine, della terapia, aumentano le persone che vivono a lungo dopo una diagnosi di Aids. Ciò determina anche un aumento del totale delle persone sieropositive (persone con Aids e infetti asintomatici), che stimano essere oggi circa 120.000.

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01 dicembre 2003

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