La Sicilia è in lutto

L'Italia piange i suoi militari caduti a Nassiriya. Sei delle 19 vittime sono di origine siciliana

13 novembre 2003
Le missioni si devono fare, quando si è carabinieri. Uno si arruola nell’arma, e si devono fare le cose che ci sono da fare. Non è che uno prima giura fedeltà e poi si ritira quando lo chiamano a svolgere il proprio dovere.
E poi si guadagna bene.
Diciamola tutta, in Sicilia o hai le giuste conoscenze, o ci si impegna per diventare una giusta conoscenza, e fra le maniere più abbordabili c’è quella di arruolarsi, e allora sì che ci si fa una posizione stabile e puoi pensare di sposarti e mettere al mondo figli…
Sì, le missioni si devono fare. Portano lontano da casa, in posti dove si parla lingue sconosciute e c’è la guerra. Gli uomini, in questi posti, hanno un sacco di difficoltà. Si devono aiutare queste persone. Non le si può abbandonare…
Sì, si sta lontani da casa, però poi si ritorna… prima o poi…

"Non vorrei crepare
Prima di aver conosciuto
I cani neri del Messico
Che dormono senza sognare...

...Non vorrei crepare
Senza sapere se la luna
Dietro la faccia di vecchia moneta
Abbia una parte puntuta
Se il sole sia freddo
Se le quattro stagioni
Siano poi veramente quattro...

...Il buono e il cattivo
Non mi tormenterebbero
Se sapessi
Che ci sarà una prima volta
E troverò pure
Tutto ciò che conosco
Tutto ciò che apprezzo
E sono sicuro che mi piace...

...Non vorrei crepare
Prima di aver consumato
La sua bocca con la mia bocca
Il suo corpo con le mie mani
Il resto con i miei occhi.
Non dico altro bisogna
Restare umili...
...Non vorrei crepare
Prima che abbiano inventato
Le rose eterne
La giornata di due ore
Il mare in montagna
La montagna al mare
La fine del dolore
I giornali a colori
La felicità dei ragazzi
E tante cose ancora
Che dormono nei crani
Degli ingegneri geniali
Dei giardinieri allegri
Di socievoli socialisti
Di urbani urbanisti
E di pensatori pensierosi...

...Non vorrei crepare
Nossignore nossignora
Prima d'aver assaporato il piacere che tormenta
Il gusto più intenso
Non vorrei crepare
Prima di aver gustato
Il sapore della morte..."

Boris Vian, Je voudrais pas crever



Nassirya, 12 novembre 2003 - ''Alle 10.40-10.45 circa locali, corrispondenti alle 8.40-8.45 in Italia, presso la base 'Maestrale', dove ha sede il personale dell'unità di manovra del reggimento carabinieri del Msu, un automezzo, seguito da un'auto blindata, si è avvicinato ad alta velocità all'ingresso della base, facendo fuoco contro i militari della postazione di guardia che hanno risposto al fuoco. L'automezzo proseguiva quindi la corsa e dopo aver colliso con i dispositivi di protezione è esploso. L'urto ha investito in pieno il corpo di guardia e l'edificio retrostante. Le difese passive hanno impedito all'automezzo di raggiungere l'edificio scongiurando danni e perdite ancora più gravi.
L'area di interesse agli effetti dell'esplosione riguarda spazi ristretti dell'ordine di una decina di metri dall'ingresso dell'istallazione''.

L'Italia piange i suoi militari caduti a Nassiriya. Tra le vittime vi sono diversi carabinieri che avevano quasi completato il periodo di servizio di quattro mesi e che il prossimo 15 novembre sarebbero rientrati in Italia.
Sono 12 carabinieri, di cui sei sarebbero dovuti rientrare sabato prossimo, e sette soldati dell'esercito i militari italiani morti nell'attentato di Nassirya.
Sei delle 19 vittime sono di origine siciliana.

Domenico Intravaia. 46 anni, di Monreale (PA), appuntato dei Carabinieri in servizio al comando provinciale di Palermo; sposato e con due figli di 16 e 12 anni. Era partito per l'Iraq quattro mesi fa e sarebbe dovuto rientrare fra tre giorni. Era già stato in missione a Sarajevo.
Orazio Majorana. 29 anni, di Catania, carabiniere scelto in servizio nel battaglione Laives-Leifers in provincia di Bolzano.
Giuseppe Coletta. 38 anni, originario di Avola (Siracusa) ma da tempo residente a San Vitaliano, in Campania, vicebrigadiere in servizio al comando provinciale di Castello di Cisterna (Napoli); sposato e padre di una bambina di due anni.
Giovanni Cavallaio. 47 anni, nato in provincia di Messina e residente a Nizza Monferrato, maresciallo in servizio al comando provinciale di Asti. Era noto con il soprannome di 'Serpico. Lascia la moglie e la piccola Lucrezia, 4 anni. Era già stato impegnato in altre missioni in Kosovo e in Macedonia. Era da tre mesi in Iraq e stava per rientrare a casa. Ieri sera aveva telefonato alla moglie: Sto preparando la mia roba, sabato finalmente torno da te e da Lucrezia.
Alfio Ragazzi. 39 anni, maresciallo dei carabinieri in servizio al Ris di Messina, sposato e con due figli di 13 e 7 anni. Era partito in luglio e sarebbe dovuto rientrare a Messina sabato prossimo: i familiari stavano già preparando la festa. Era specializzato nelle tecniche di sopralluogo e rilevamento e il suo compito era quello di istruire la polizia locale.
Emanuele Ferraro. 28 anni, di Carlentini (Siracusa), caporal maggiore scelto in servizio permanente di stanza nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio (Bologna).

Ivan Ghitti. 30 anni, milanese, carabiniere di stanza al 13/mo Reggimento Gorizia. Era alla sua quarta missione di pace all'estero, dopo essere stato tre volte in Bosnia. Lascia i genitori e una sorella.
Daniele Ghigne. 30 anni, di Finale Ligure (Savona), maresciallo dei carabinieri in servizio nella compagnia Gorizia. Era Sposato da poco. Era stato ausiliario dell'Arma, poi si era congedato e iscritto all'Associazione carabinieri in congedo. Era ritornato ad indossare la divisa vincendo un concorso per maresciallo.
Enzo Fregasi. 56 anni, ex comandante dei Nas di Livorno dove viveva con la famiglia. Lascia moglie e due figli, un maschio, anche lui carabiniere, e una ragazza che studia all'Università. Era partito per l' Iraq il 17 luglio scorso e stava rientrare in Italia.
Alfonso Trincone. 44 anni, era originario di Pozzuoli (Napoli) ma risiedeva a Roma con la moglie e i tre figli. Il sottufficiale era in forze al Noe, il Nucleo operativo ecologico che dipende dal Ministero dell'Ambiente.
Massimiliano Bruno. 40 anni, maresciallo dei carabinieri di origine bolognese, biologo in forza al Raggruppamento Investigazioni scientifiche (Racis) di Roma.
Andrea  Filippa. 33 anni, torinese, carabiniere dall'età di 19. Era esperto di missioni all'estero che lo tenevano costantemente lontano da casa. Prestava servizio a Gorizia presso il 13/o Battaglione Carabinieri. Viveva a San Pier D' Isonzo insieme alla giovane moglie, sposata nel 1998.
Filippo Merlino. 40 anni, originario di Sant'Arcangelo (Potenza), sposato. Con il grado di maresciallo comandava la stazione dei carabinieri di Viadana (Mantova). È morto nell' ospedale di Nassirya dove era stato portato gravemente ferito.
Massimo Ficuciello. 35 anni, tenente dell'esercito, figlio del gen. Alberto Ficuciello. Funzionario di banca, aveva chiesto di poter tornare in servizio attivo con il suo grado di tenente proprio per partecipare alla missione «Antica Babilonia». Grazie alla sua conoscenza delle lingue era stato inserito nella cellula Pubblica Informazione del col. Scalas. Aveva avuto l'incarico di accompagnare nei sopralluoghi i produttori di un film-documentario sui «Soldati di pace». Prima dell'attentato, il titolo, provvisorio, era stato cambiato in «Babilonia terra fra due fuochi».
Silvio Olla. 32 anni, dell'isola Sant' Antioco (Cagliari), sottufficiale in servizio al 151/o Reggimento della Brigata Sassari. Figlio di un maresciallo e fratello di un carrista. Laureato in Scienze Politiche, Olla era in forza alla cellula Pubblica Informazione. È morto insieme al ten. Ficuciello mentre accompagnava nei sopralluoghi i produttori del film. La conoscenza dell'inglese e dei rudimenti dell'arabo lo avevano fatto diventare uno dei punti di riferimento per i giornalisti.
Alessandro Carrisi. 23 anni, di Trepuzzi (Lecce), caporale volontario in ferma breve, anche lui in servizio nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio. Era partito per l'Iraq da poche settimane. Lascia i genitori, un fratello e una sorella.

Le due vittime civili
Nell'attentato sono state coinvolte anche due persone che stavano facendo i sopralluoghi per un film documentario che avrebbe dovuto girare il regista Massimo Spano: sono loro le vittime civili dell'esplosione. Si tratta del produttore esecutivo Stefano Rolla e di Marco Beci, funzionario della cooperazione italiana in Iraq. «Non si trattava di una troupe - spiega il regista - ma del produttore esecutivo e organizzatore del film e del suo assistente. Erano stati in quei luoghi per 21 giorni tra giugno e luglio scorso e avevano stabilito una bella relazione con i militari italiani, con i carabinieri e aveva anche potuto vedere quanto la popolazione locale apprezzava gli italiani». Il titolo provvisorio «Soldati per la pace» era stato cambiato in «Babilonia terra tra due fuochi». Spano racconta che tutte le persone coinvolte nel progetto della Gabbiano Film (la società del regista del film «Marciando nel buio») «ci credevano fortemente. Si trattava di raccontare il buon esito della missione in Iraq».


Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
 
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
 
Ma nel cuore
nessuna croce manca
 
E' il mio cuore
il paese più straziato


Giuseppe Ungaretti, San Martino del Carso

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13 novembre 2003

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